Alemanno risponde a Mattia Feltri per un trafiletto scritto per la Stampa.

L’ex Sindaco di Roma disamina il problema delle buche romane  e la fallimentare politica pentastellata romana.

http://www.lastampa.it/2018/04/19/cultura/il-meraviglioso-gianni-EIROomm3k0UfUKSweEAtAM/pagina.html

CARO MATTIA, SCRIVI SENZA DOCUMENTARTI

di Gianni Alemanno

Caro Mattia, leggendo il tuo articolo di questa mattina appare chiara una cosa: devi esserti dimenticato che un ottimo giornalista come te, prima di scrivere un articolo dovrebbe quantomeno documentarsi. Sì, perchè se lo avessi fatto avresti capito che noi non abbiamo mai detto che durante la nostra Amministrazione non c’erano le buche, ma che la situazione del manto stradale a Roma non è mai stata disastrata come ora, cosa che ogni romano puó confermarti e ogni statistica scientifica attesta con numeri e percentuali. Questa “polemica stucchevole” sulle buche non può essere dimenticata solo perché è un problema antico: ogni giorno rischia di costare il collo ad oltre 500mila motociclisti.

Che facciamo? Siccome la sinistra in 30 anni di amministrazione ha creato il problema, la destra in 5 anni non lo ha risolto, i Grillini in 2 anni lo hanno reso catastrofico, non ne parla più nessuno? Ti invito a fare ora quello che evidentemente non hai fatto, leggere le nostre contestazioni e proposte al Comune per affrontare questa emergenza. Non solo: leggerai anche che, ieri come oggi, noi diciamo che il Comune non può essere lasciato solo a fronteggiare questa emergenza. Il Governo nazionale deve impegnarsi in prima persona per creare un piano di emergenza per garantire la viabilità nelle strade della nostra Capitale.

CONTESTAZIONI E RICHIESTE AL COMUNE

Per esaminare le inadempienze del Comune in relazione al problema delle cosiddette “buche di Roma” (manutenzione stradale), occorre iniziare da due punti: dal Programmaelettorale della Sindaca per vedere cosa si sarebbe impegnata a realizzare qualora fosse stata eletta Sindaco e dagli obblighi derivanti dal “lavoro di linea” in capo alla Unità Organizzativa dell’Assessorato Lavori Pubblici che ha responsabilità in materia.
Il programma è consultabile su internet:
(https://www.movimento5stelle.it/virginiaragg…/programma.html)
Si vede che è organizzato in 11 punti salienti, articolati a loro volta in una serie di approfondimenti. Il tema della manutenzione stradale (quindi delle buche delle strade di Roma) è completamente assente. Avere scelto di non inserire nel programma un qualsiasi interesse per la manutenzione delle strade di Roma può significare una delle seguenti due cose:
a) Se il mancato inserimento della manutenzione stradale è frutto di una scelta consapevole, ne deriva che all’epoca della campagna elettorale la manutenzione delle strade non era percepita come un’emergenza e quindi lo stato attuale del manto stradale in Città è il risultato di una cattiva gestione tutta attribuibile all’attuale amministrazione Raggi;
b) Se invece il mancato inserimento della manutenzione stradale nel programma è frutto di una negligenza, perché la situazione stradale di Roma era già critica prima dell’arrivo in Campidoglio di Virginia Raggi, significa che era completamente assente anche una elementare sensibilità verso uno dei più gravi problemi della viabilità a Roma, che provoca rischi mortali per i circa 500 mila possessori dei veicoli a due ruote residenti in città.
A nulla servirebbe l’eventuale obiezione che la manutenzione stradale, essendo un’attività per sua naturaordinaria, non va inserita in un programma elettorale in quanto attività di linea e non programmatica; infatti, se fosse così, non avrebbe alcun senso aver predisposto il programma elettorale dei 5 Stelle perché tutti gli 11 punti costitutivi riguardano attività ordinarie del Comune di Roma(1. Mobilità 2. Rifiuti – 3. Trasparenza – 4. Ambiente – 5. Sicurezza – 6. Politiche Sociali – 7. Casa – 8. Scuola – 9. Arte, Cultura, Sport – 10.Turismo e Sviluppo – 11.Dalle Periferie al Centro).
Quindi una prima domanda che si può porre è chiedere i motivi per i quali si è ritenuto di non mettere tra le proprie priorità la manutenzione stradale, lasciando tutti i romani nelle difficoltà quotidiane che devono affrontare percorrendo le strade di Roma.
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Oggi Roma la viabilità di Roma è interessata da due ordini di problemi: quello delle buche nel manto stradale e quello delle voragini (veri e propri crateri di dimensioni superiori al metro e di varia profondità) che sempre più spesso si manifestano lungo le strade di Roma.
Queste due emergenze vanno affrontate con modalità differenti ma, ad oggi, l’amministrazione sembra essere completamente assente. Per lo scopo dell’iniziativa in corso, non interessa parlare delle voragini la cui presenza non è ovviamente diffusa come quella delle buche, che interessano solo pochi sfortunati.
Come si sono formate a Roma le oltre 50.000 buchepresenti? Non ha senso dare la colpa sempre e solo alle piogge e al tempo inclemente.

Le buche si formano perché la strada non è stata realizzata attraverso la sequenza corretta degli strati legati. Il difetto maggiore si annida quindi nella realizzazione dei lavori stradali e nel loro controllo e rende il problema delle buche diffuso quasi uniformemente su tutta la città. La situazione si aggrava anche perché – quando vengono realizzati degli scavi per la manutenzione delle condutture sotterranee – le strade vengono aperte e richiuse frettolosamente con materiali scadenti e non compatti. I vuoti all’interno dei materiali scadenti e ancor peggio compattati, con la pioggia si riempiono d’acqua che, accumulandosi, dilava i materiali sottostanti a loro volta non compatti e non legati con il primo strato.

Da una crepa si generano così molte altre crepe, indebolendo così il manto stradale. Inoltre, il passaggio ciclico e costante dei mezzi pesanti (milioni di tonnellate di camion e bus) provoca la rottura dell’asfalto (conglomerato bituminoso). La strada a questo punto ha l’aspetto di una ragnatela. L’infiltrazione di acqua formerà poi la buca a causa della pressione, indotta dai mezzi che percorrono la strada, dell’acqua stessa sull’asfalto.
Il problema non è dunque la pioggia, ma la qualità dei materiali e la correttezza dei controlli e delle procedure di realizzazione. Le strade vanno realizzate in funzione del traffico previsto, riferendosi alla resistenza strutturale del sottofondo che è costruita sovrapponendo più strati di diverso spessore: uno di sottofondo, uno di base, uno di collegamento e uno di usura che sarebbe meglio se fosse drenante.

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Le cause della formazione delle buche sono quindi: progettazione carente e, soprattutto, realizzazione scadente, controlli insufficienti su materiali e lavori. E’ pur vero che da decenni il trasporto su ruota è cresciuto straordinariamente sia in termini di numero di veicoli che di carichi e di velocità sottoponendo così l’asfalto a sollecitazioni maggiori, ma al giorno d’oggi le nuove tecnologie possono fornire alle strade più resistenza se le gare d’appalto ne consento l’utilizzo. Occorre, infatti,prevedere nei capitolati di gara l’uso di questi tipi di manti stradali secondo le nuove tecnologie produttive e costruttive. Occorre poi svolgere credibili azioni di controllo e soprattutto un programma di manutenzione preventiva affinché piccoli cedimenti non inneschino danni ben più gravi difficilmente riparabili se non con il completo rifacimento del manto stradale con conseguente aggravio di costi e dei tempi dei lavori. Queste soluzioni costano più di altre ma durano molto di più e questa maggior durata compensa e sopravanza il prezzo più elevato e, evitando un numero significativo di incidenti stradali significativo, il vantaggio è anche sul piano sociale. Se le gare vengono sempre organizzate al massimo ribasso, vengono premiate le ditte che praticano un prezzo minimo e che quasi mai prevedono tecnologie e materiali di qualità superiore. Ed una scelta che non offre nemmeno economie reali, non potrà nemmeno offrire maggiore sicurezza.
Per quanto riguarda la rappezzatura delle buche, va detto che, per quanto siano orribili, le toppe risolverebbero in linea teorica il problema. Esistono tipi di conglomerato a caldo, scaricati da cassoni particolari che lo mantengono in temperatura, o confezionati in sacchi, o applicati sul posto con la macchina ‘’tappabuche’’. Questi prodotti impiegano bitumi speciali che hanno bisogno, per funzionare, di ridottissimi tempi di lavoro, pochissima pulizia, nessuna compressione e non si attaccano agli pneumatici. Invece a Roma si continua ad usare il conglomerato freddo, cherisolve il problema per qualche settimana perché poi le fessure restate in profondità si ramificheranno di nuovo e creeranno a breve una nuova buca.
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Alla luce di quanto precede e di altre considerazioni, noi chiediamo all’Amministrazione capitolina:
• Come mai, alle roboanti dichiarazioni di stanziamento dei fondi, di attivazioni di programmi straordinari come il ‘’piano strade nuove’’, l’istituzione di ‘task force’ dedicate alla manutenzione stradale, ancora in concreto non si vede nulla?
• Come mai le procedure di affidamento dei lavori di manutenzione stradale procedono con grande lentezza? Il Sindaco ha dichiarato che ha avviato un’indagine interna agli uffici per prendere eventuali provvedimenti qualora emergessero responsabilità amministrative dei preposti. Come mai è stato aspettato così tanto tempo?
• E’ vero che i dirigenti prendono tempo per firmare gli atti deliberativi per non incorrere nelle responsabilità che derivano dai ricorsi delle ditte che non sono state risultate vincitrici delle assegnazione dei lavori?
• Sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 6 aprile 2017 è stato pubblicato il bando europeo per i lavori ordinari. Sono stati stanziati circa 78 milioni che interessano circa 800 km di grande viabilità, in capo quindi all’amministrazione comunale e non ai municipi. Come mai l’appalto non è stato ancora assegnato? E’ vero che la Commissione aggiudicatrice non si è ancora mai riunita?
• Per far fronte a questi ritardi, e per fare fronte all’emergenza scaturita dalle piogge e dal freddo è stato dichiarato che l’avvio dell’esecuzione di lavori per 17 milioni di euro con lo scopo di riparare 50.000 buche in un mese (oltre 1.500 al giorno) in tutta Roma. Come mai ancora non si vede nulla e che garanzie ci sono che i lavori vengano realizzati e controllati a regola d’arte?
• Il professore Antonio D’Andrea, Ordinario di strade e preside di ingegneria civile e industriale alla Sapienzaha recentemente affermato (Repubblica on-line 28-3-2018) che nel 2008 (Sindaco Alemanno), per fare fronte al problema della manutenzione furono stanziati 90 milioni di euro all’anno per 10 anni. Lo stanziamento dello scorso anno è stato di 26 milioni di euro. Poco più di un quarto a parità di estensione. Come si giustifica questa riduzione della pianificazione economica?
• E’ vero che da due anni il Comune replica di sei mesi in sei mesi il provvedimento di manutenzione straordinaria per la viabilità principale emesso nel 2016 dal Commissario Tronca, provvedimento che a sua volta replica il bando triennale pubblicato nel 2011 dalla giunta Alemanno?
• Perché per risolvere il problema delle buche si utilizza ancora il metodo del riempimento con il conglomerato freddo? Non si poteva prevedere prima l’uso di tecnologie migliori?
• Per evitare la ricomparsa delle buche andrebbe attuata una manutenzione costante e pianificata su un medio-lungo periodo. Quando i danni del manto stradale vengono riparati velocemente, il problema si risolve fin dall’origine, contendo i costi. Perché manca un’elementare cultura della manutenzione che farebbe risparmiare sul medio-lungo periodo molti soldi e garantirebbe maggiore sicurezza stradale? Perché si interviene solo in situazioni di emergenza o quando ormai è troppo tardi?
• Perché non viene garantita la potatura e messa in sicurezza delle alberate stradali pubbliche e messol’obbligo anche per quelle private prospicienti alle principali vie di scorrimento? Perché non c’è controllo della staticità degli alberi, garantendo che, se risultano malati o pericolanti, vengano abbattutti?
• Perché non vengono messe in sicurezza lepavimentazioni stradali con presenza di apparati radicali superficiali pericolosi?
• Perché il Governo non interviene per garantire, anche attraverso le proprie strutture per i Lavori Pubblici (come l’ANAS), una risposta all’emergenza sulle strade della nostra Capitale, anche commissariando un Comune che non appare in grado di dare risposte efficaci?

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