L’organizzazione Avaaz, che a molti sembra un’ente promotore di sacrosante campagne a favore dei diritti della gente e dei popoli oppressi, è in realtà in mano alle Lobby progressiste. 

La strategia è molto semplice, alternano e calibrano campagne emotivamente condivisibili ambientali, una lotta contro una multinazionale, cose cosi per avere un seguito e poi buttano giù, campagne progressiste – lobbiste, insomma camerieri al servizio dei banchieri. Per dare meno virtualità alla cosa, organizzano o si imbucano nelle manifestazioni.

Vedi le loro “vittorie”: https://www.avaaz.org/page/it/highlights/

Non crediamo che si possa creare una campagna a favore  del revisionismo storico, per esempio, con questi, non quello che pensate voi, riabilitazione del nazismo, ma quello delle primavere arabe per esempio.

Nelle elezione presidenziale 2016 Stati Uniti Avaaz campagna contro Donald Trump con lo slogan ” 8 MILIONI DI ELETTORI  AMERICANI ALL’ESTERO POSSONO BATTERE TRUMP …SE VOTANO”, e ha prodotto uno strumento software per semplificare la registrazione degli elettori all’estero.

Se ti registri ti inviano questa, una lettera carica d’odio progressista.

 

campaigners-pose-on-a-united-to-stop-trump-cardboard-wall-in

Cari avaaziani,

Abbiamo un incredibile nuovo strumento con cui TUTTI possiamo contribuire a fermare Trump e la sua politica fatta di odio, paura, sessismo e razzimo:

Ci sono più di 8 milioni di statunitensi fuori dagli USA, che sarebbero sufficienti per una vittoria schiacciante alle elezioni. La maggior parte di loro sono inorriditi da Trump, ma solo il 12% vota!

Per questo Avaaz ha creato un strumento semplice per aiutarli a votare dall’estero. Ma devono registrarsi entro pochi giorni: dobbiamo far arrivare SUBITO questa pagina a ogni cittadino statunitense che noi o i nostri amici conosciamo. Condividi con TUTTI:

Clicca per fermare Trump ora: https://secure.avaaz.org/it/globalvote_loc/?tfaonlb

L’idea di un “Presidente Trump” è semplicemente da incubo: vuole espellere tutti i musulmani, stracciare gli accordi globali sul clima, uccidere le famiglie delle persone sospette di terrorismo e non riesce a capire perché non può usare le atomiche.

Tanti di noi che non votano negli USA si sono sentiti impotenti di fronte a questa avanzata simil-fascista. Ma ora possiamo fare qualcosa, aiutando i nostri amici statunitensi a votare. La cosa assurda è che nessun altro lo sta facendo, neanche Hillary Clinton!

Questa cosa potrebbe cambiare tutto, ma dobbiamo agire in massa e velocemente prima della chiusura delle iscrizioni per votare dall’estero:

Clicca per fermare Trump ora: https://secure.avaaz.org/it/globalvote_loc/?tfaonlb

Trump punta tutto sul dividerci, americani contro americani, e contro il resto del mondo. Per sconfiggerlo non c’è di meglio che essere uniti come mai prima, con un appello al voto senza precedenti, dai cittadini di tutto il mondo agli elettori statunitensi più sensibili e consapevoli.

Immaginate se per la politica fatta di odio e divisioni questa non fosse solo un’elezione persa, ma una sconfitta epocale. QUELLO sì che diventerebbe il messaggio che ci serve mandare a tutti i Donald Trump del mondo e anche di casa nostra, e sarebbe una lezione esemplare e virtuosa per tutti noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti.

Con speranza,

Allison, Rewan, Emma, Oli, Ben, Nick e tutto il team di Avaaz

Maggiori informazioni:

I cittadini USA espatriati sono il blocco di voti più importante di cui non avete mai sentito parlare (London School of Economics – IN INGLESE)
http://blogs.lse.ac.uk/usappblog/2016/03/24/expatriate-americans-are-the-most-important-voting-bloc-youve-never-heard-of/

La sfida Clinton-Trump: per la Casa Bianca l’elezione più anomala della storia. Basata sull’odio (Repubblica)
http://www.repubblica.it/speciali/esteri/presidenziali-usa2016/2016/09/12/news/donald_hillary_clinton_trump_paura-147634987/

Clinton frena, solo 5 punti davanti a Trump (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2016/09/11/esteri/clinton-frena-solo-punti-davanti-a-trump-rkSaJMHJ6xMoedo6cq5U0N/pagina.html

I votanti americani all’estero non sono rimasti colpiti (Bloomberg – IN INGLESE)
https://www.bloomberg.com/view/articles/2016-03-01/america-s-overseas-voters-are-not-impressed

 

Avaaz: Chi c’e’ dietro ? In nome del dissenso pilotato

tratto da: http://mondos-porco.blogspot.it/2016/05/avaaz-chi-ce-dietro-in-nome-del.html

Il concetto fraudolento ‘intervento umanitario’ si basa su menzogne​​e propagande emotive atroci, proposte da queste reti interconnesse strettamente tra di loro spacciate come organizzazioni per i ‘diritti umani’, ‘promozione della democrazia’ e gruppi di prevenzione delle crisi.

Prima di avere una reazione istintiva emotiva a questi problemi, dobbiamo conoscere le persone che stanno dietro queste organizzazioni.

L’organizzazione Avaaz, che a molti sembra un’ente promotore di sacrosante campagne a favore dei diritti della gente e dei popoli oppressi, è in realtà in mano al noto banchiere Soros un noto multimiliardario Americano di origine Ungherese.

Alcune campagne di avaaz in particolare servono agli scopi delle élite che occultamente dominano il nostro pianeta, vedi la campagna contro Berlusconi che ha portato al governo del banchiere Monti, e la campagna contro Assad, probabile preludio ad un ennesimo sanguinoso intervento militare in stile Libia.

Le campagne di cui generalmente tutti condividiamo il contenuto (come ad esempio quella contro ACTA) hanno lo scopo di dare un’immagine esteriore di un’organizzazione che é  vicina agli interessi dei cittadini, ma tale consenso viene poi utilizzato per indirizzare il consenso popolare verso certi obiettivi (come per l’appunto la destabilizzazione della Siria). E così il popolo ingannato dai media e  da Avaaz non si rende più conto di quanto stia realmente accadendo.

Capita che stai su facebook, vedi l’icona di una persona cara sulla colonna delle mail ricevute. Apri impaziente e trovi questo messaggio:
“Ho appena firmato questa petizione: ti unisci a me?”. Novanta su cento, è uno spam di avaaz.org. 

Wikipedia, come faremmo senza?, dice che:

 «è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su diversi problemi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica.

L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e ad oggi conta, stando al sito ufficiale, oltre 24 milioni di membri iscritti in 194 paesi diversi.

Essendo una comunità on-line, i membri effettivi sono considerati gli iscritti al sito. Tutti i membri della community possono essere definti “attivi” dal momento in cui, via web, partecipano, sottoscrivono e diffondono le attività dell’associazione. L’associazione utilizza anche l’attività “concreta” di alcuni membri che agiscono nella vita reale (per esempio la consegna di petizioni direttamente ai referenti politici) e si avvale di alcuni membri stipendiati che sono direttamente assunti dalla Fondazione “Avaaz.org“, con sede a New York. Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto: “Avaaz ha solo 5 anni, ma è diventata una delle più grandi e influenti reti di attivismo online”».

Il nome deriva dalla radice indo-persiana che indica “il suono che rompe il silenzio”.

Secondo Patrick Boylan, però, avaaz «con grande efficacia, espropria e contamina ideologicamente la Sinistra (pacifista) planetaria».

Boylan, californiano, ex docente all’università Roma Tre, fa parte della redazione di PeaceLink.it e ha co-fondato a Roma gli Statunitensi per la pace e la giustizia e la Rete NoWar. In questo momento, sta pubblicando a puntate su Megachip, un libro sui “Progressisti in divisa: la Sinistra pacifista viene arruolata “, ossia quegli  enti che mimano un’azione pacifista senza intaccare i rapporti di produzione che producono la guerra globale.

«Avaaz mobilita virtualmente l’opinione pubblica mondiale  a favore di varie iniziative politiche senz’altro progressiste… e non pericolose per i piani egemonici delle potenze occidentali. Ma poi promuove altre iniziative che, invece, assecondano quei piani egemonici e non favoriscono la pace, come le petizioni ufficiali a favore dell’intervento militare immediato in Siria (con la scusa di creare zone protette. Nel contempo Avaaz si astiene dal lanciare petizioni ufficiali per il ritiro immediato e totale delle truppe dall’Afghanistan».

Insomma, secondo Boylan, Avaaz orienta e manipola l’opinione pubblica di sinistra.
Una delle ultime campagne eco-pacifiste di Avaaz (in data 27 gennaio 2013) è una petizione che critica implicitamente Rafael Correa, l’anticonformista Presidente dell’Ecuador – colui che ha offerto asilo, nella sua ambasciata a Londra, al fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La petizione chiede a Correa di ritirare la sua (deprecabile) autorizzazione per la ricerca del petrolio a Isla Sani, nel nord-est dell’Ecuador, perché l’eventuale trivellamento rovinerebbe le foreste pluviali e sradicherebbe gli indigeni, a beneficio di una “potente compagnia petrolifera“.

«Si tratta dunque di una campagna a favore dell’ambiente, a favore dei diritti umani, e contro una Multinazionale del Male: che c’è di più progressista?»

Ma il dubbio di Boylan è che la “potente compagnia” è la PetroAmazonas, la compagnia nazionale, mai nominata dalla petizione, visto che nel 2006 l’Ecuador ha cacciato le sette sorelle Usa. La situazione è ingarbugliata dal fatto che in Ecuador, l’estrazione petrolifera è possibile solo dopo un referendum popolare, che la popolazione di Isla Sani era favorevole ma poi ha cambiato parere grazie a un’imprenditrice inglese. Tuttavia il governo ecuadoriano ha già rinunciato a sfruttare il suo giacimento petrolifero più grande, lo Yasuni, perché si trova sotto una foresta primaria di straordinaria biodiversità. Isla Sani, invece, si trova fuori da quella zona.

«Si scopre anche che, se oggi la PetroAmazonas osserva severi vincoli ambientali, nei ventennio prima del 2006 le compagnie petrolifere USAdeturpavano senza restrizioni l’ambiente ecuadoriano. Una di esse, la Chevron, deve ancora pagare una multa di sei miliardi di euro per disastro ambientale. In tutti quegli anni non c’è stata una sola protesta ambientalista».

Aggiunge Patrick Boylan, “vecchia” conoscenza del movimento della Pantera romano.

Washington trova “deprecabile” il Presidente Correa (l’epiteto è della Heritage Foundation) non soltanto perché rifiuta di pagare una parte del debito alla Manca mondiale, offre asilo politico a Julian Assange o perché ha nazionalizzato le industrie petrolifere ma pure perché ha chiuso la base militare Usa e ha scippato i profitti alle case farmaceutiche straniere facendo produrre in proprio i farmaci. E s’è alleato con la Cina.

«Avaaz arruola i suoi seguaci per sostenere una causa progressista in teoria giusta, ma, guardando meglio, anche parecchio strumentale. Una causa, dunque, da prendere con le pinze».

Avverte ancora l’attivista statunitense da tempo trapiantato a Roma, segnalando che Avaaz offre sul proprio sito, per par condicio, anche una petizione che chiede alla Chevron di ripulire l’ambiente che ha devastato in Ecuador ma la petizione contro la PetroAmazonas è stata a lungo sulla prima pagina del sito, mentre quella contro la Chevron sta, da più tempo, nascosta nelle pagine interne senza richiami sulla copertina né email. Le firme sono cinque volte meno.

L’accusa è terribile: 

«Avaaz sa espropriare abilmente l’area politica progressista per fini non sempre del tutto progressisti. E’ stata creata ex novo grazie alle sovvenzioni di George Soros, speculatore miliardario e – tramite le sue fondazioni – potere forte mondiale».

Soros, com’è noto, è lo sponsor di tutte le rivoluzioni colorate” in alcuni paesi dell’ex URSS nel periodo 2000-2005, rivoluzioni sponsorizzate anche dal governo Usa per introdurre le basi della NATO in quell’area.

«Quello che ne è venuto fuori non è il mondo che sognavano tutti coloro che hanno lottato duramente contro il passato regime, convinti che la rivolta avrebbe dato loro finalmente la libertà».

Così, con le sue petizioni, Avaaz, arruolandoci “dalla parte giusta“, ci insegna quali siano i “paesi buoni” e quali siano i “paesi cattivi” nel mondo. Ci arruola per la neo Guerra Fredda che sta alle porte, in cui il pacifismo sarà un orpello.

E’ la post-democrazia, secondo Boylan, ed è già qui. Altrove, nel web, la polpetta si fa avvelenata, ossia non si riesce a distinguere la carne buona dalle gocce di veleno – come è evidente dalle parecchie condivisibili petizioni e si legge spesso che Avaaz ha contribuito a fabbricare le rivolte contro Assad e Gheddafi, che attacca la Cina strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo del Tibet, che ha strumentalizzato le preoccupazioni degli indios contro Morales oppure che a febbraio, Avaaz ha iniziato una petizione contro il movimento BDS, un “movimento globale per una campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e al diritto dei palestinesi, che è stata avviata dalla società civile palestinese nel 2005.

BDS sostiene gli sforzi del popolo palestinese per essere liberi dalla tirannia genocida impostagli dal governo israeliano controllato dai sionisti. E Avaaz sarebbe contro questa lotta per la libertà. La petizione online di Avaaz ha promesso di fare pressione sui funzionari eletti, in favore dei coloni israeliani “discriminati” dal popolo palestinese”.

La faccenda è intrigante: chi è il complottista, chi il complottato? Che si tratti di scampoli di campismo? Di certo che Avaaz sarebbe alla fonte della bufala Sakineh del 2010, la donna iraniana condannata alla “lapidazione” perché “adultera”.

In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni.

AVAAZ: CHI C’E’ DIETRO

“Avaaz” è stata creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “MicrosoftBill Gates e della Fondazione Rockefeller. Collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina al governo Obama. Quindi Avaaz e’ sostenuta da:

  • Bill e Melinda Gates foundation
  • Soros foundation
  • Rockefeller foundation

Anche Indymedia Barcellona e un sito svizzero di sinistra sostengono che la sigla serva a “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto Usa. Tra le centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ma che non sortiranno alcun risultato) il trucco consisterebbe nell’inserire questioni:

«Strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Clinton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”».

Dopo un lavoro incessante contro Gheddafi, il nuovo governo liberista libico, secondo i detrattori, non sembra interessare Avaaz nemmeno dopo che ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato quel paese. Il lavoro di “Avaaz” in Siria, secondo gli osservatori di www.sinistra.ch :

«E’ molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Ue, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico».

In fondo all’articolo non so dire se sia vera la teoria di Patrick, o se sia esagerata, ma ogni volta che l’icona di un amico apparirà nella colonna delle mail e leggerò il fatidico: “Bisogna fermare questa cosa. Mi dai una mano? Firma qui“, ci penserò su. Ma già ora, che un clic non si nega a nessuno, il senso di impotenza mi assale. Una petizione non cambia il mondo. E la rete può diventare, malgrado noi, uno strumento di passivizzazione di massa.


http://www.conspiracyschool.com/node/283

http://www.quieuropa.it/nel-nome-di-george-avaaz-e-il-gioco-del-dissenso-pilotato/

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=84823&typeb=0

Pubblicato da MONDO SPORCO Web

 

http://cafedehumanite.blogspot.it/2013/08/petizioni-avaaz-attenzione-alla.html

 

 

Vedi anche  Lo stato di fatto l'alleanza degli USA con Al Qaeda

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