Qualcosa non quadra.

Ferruccio de Bortoli incolpa la Massoneria per la morte della Banca Etruria. Ben sapendo che le cose sono andate diversamente.

Tuttavia  è vera l’affermazione di  Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: “Finché Banca Etruria era presieduta e gestita dal nostro fratello Elio Faralli, vale a dire fino al 2004, era considerata un istituto in crescita… poi quelli che la ereditarono, che erano bischeri e non massoni, l’hanno portata alla crisi».  risponde così alle parole dell’ex direttore del «Corriere della sera» Ferruccio de Bortoli che nel libro «Poteri forti (o quasi)» ipotizza un ruolo della massoneria nel crollo della banca di Arezzo.

Che la Banca Etruria era una banca gestita da uomini affiliati alla Massoneria è una storia antica e  vera.

Che peraltro proprio dai massoni fu fondata nel lontano 5 gennaio 1882 quando si chiamava «Banca Mutua Popolare Aretina».

Il suo presidente storico Elio Faralli era banchiere simbolo di un mondo considerato vicino alla massoneria, è stato per trent’anni il padre-padrone di Popolare Etruria, pilota della sua espansione in Umbria e Lazio e «garante» degli interessi comunali nei palazzi romani. La stessa loggia ufficiale cittadina dista peraltro poche centinaia di metri dalla sede storica dell’istituto mutualistico. Faralli è stato l’artefice dello sviluppo della Banca.

Altra caratteristica della Banca era di possedere un consistente patrimonio immobiliare.

Ovviamente durante la gestione massonica nella prima repubblica, molte furono le operazioni poco chiare, tuttavia furono fatte tutte a difesa dei capisaldi del potere locale, in fin dei conti si votava ancora con le preferenze, e il territorio doveva essere gestito con oculatezza. Non era semplice gestire il clientelismo in quelle terre e restare in equilibrio con il divino cattolico Giulio.

Qui Gelli aveva un conto aperto, il famoso conto Primavera, dove diversi affiliati alla loggia versavano le proprie quote di partecipazione.

Il Fratello, non segreto, Elio Faralli, classe 1922, fu destituito nel 2009, come vedremo in seguito.

Nel 2009 la banca era abbastanza florida, tanto che anche nel 2013, la mal gestione di  quattro anni del Governo Bianco e, nonostante le sofferenze e le perdite non segnalate, il patrimonio della banca era ancora al di sopra dei minimi regolamentari (anche grazie a un incremento realizzato ad agosto 2013); perciò a seguito delle ispezioni del 2013 non fu possibile disporre l’amministrazione straordinaria. Tuttavia, le ispezioni misero in luce i rischi che gravavano sul patrimonio e, al contempo, l’incapacità del vertice aziendale (ovvero: del Consiglio di amministrazione e del management) a fronteggiare la situazione di difficoltà della banca. Di conseguenza la Banca d’Italia, oltre a irrogare le sanzioni citate sopra, ingiunse al vertice di Banca Etruria di adottare anche una serie di misure correttive e di procedere all’integrazione in un gruppo in grado di apportare le necessarie risorse patrimoniali e professionali.

Gli accertamenti ispettivi a spettro esteso condotti dalla Banca d’Italia  avevano inoltre consentito di ricondurre il deterioramento della situazione tecnica di Banca Etruria alla carente funzionalità di un Consiglio di amministrazione privo di competenze specifiche, all’inadeguatezza dell’azione della Direzione generale e alla limitata incisività e indipendenza dei controlli interni.

Quanto queste contestazioni fossero fondate e rilevanti è dimostrato dai successivi accertamenti ispettivi condotti dalla Banca d’Italia tra novembre 2014 e febbraio 2015, che constatarono un quadro aziendale ormai definitivamente compromesso a causa delle ulteriori ingenti perdite, cui aveva concorso il riesame dei crediti condotto tardivamente dalla stessa Banca Etruria su sollecitazione della Vigilanza nel luglio 2014, verifica al termine della quale si resero necessari ulteriori accantonamenti per 217 milioni. Nel relativo rapporto si legge infatti che “gli elementi di marcata anomalia già evidenziati negli accertamenti ispettivi conclusisi il 6.9.2013” e la sostanziale inerzia degli Organi di governo nell’attivare, come richiesto dalla Vigilanza, adeguate misure correttive per risanare la gestione, “si sono riflessi nell’ulteriore peggioramento della situazione tecnica, già gravemente deteriorata”.

Sarebbe stata proprio questa incapacità gestionale a causare l’ulteriore erosione dei mezzi patrimoniali, portando nel febbraio 2015 al commissariamento di Banca Etruria.

Vedi: https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2016/d-e-r-banca-etruria/index.html

Vedi anche  IL VOTO OLANDESE NON SALVA L’EUROPA

È nel 2009, in un caldo agosto, che scatta il “golpe bianco” contro l’eterna gestione del massone Faralli. capeggiato da Giuseppe Fornasari, ex deputato democristiano a 27 anni e sottosegretario all’Industria in un governo Andreotti. In una drammatica seduta del Consiglio d’amministrazione il massone si difende come un leone, ma i giochi sono fatti e il cattolico prende il potere.

Con il 2011 finiscono di entrare in consiglio di amministrazione, dove già sedeva l’ex numero uno di Confartigianato Giorgio Guerrini, altri esponenti della finanza cattolica e delle associazioni, insieme agli industriali Giovanni Inghirami e Laura Del Tongo.

La svolta però non riesce e la stessa posizione dell’imprenditrice del mobile si complica; così come pesano ormai troppo i prestiti concessi alle micro-imprese di una città vissuta per decenni attorno alla «sua» banca e ora in stato semi comatoso: Etruria, con i suoi 1.600 dipendenti è il secondo datore di lavoro della provincia dopo la Asl locale. A quel punto c’è un altro ribaltone che nel 2014  affida le leve di comando Lorenzo Rosi. Gli si affianca come vicepresidente, e componente del comitato esecutivo, il cattolico Pier Luigi Boschi, appunto padre del ministro delle Riforme ed ex dirigente di Coldiretti. (cit.http://www.ilgiornale.it/news/politica/banca-etruria-storia-fatta-doro-massoni-aretini-e-salotti-dc-1093455.html)

Sotto la gestione allegra del Regno del Giglio Bianco, furono sottratte tutte le risorse disponibili, senza troppe scorciatoie.

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12281317/banca-etruria-nomi-grandi-debitori.html

Insomma quello che costruirono i Massoni in 100 anni, sotto le pressioni di ogni governo romano, se lo fecero fuori in meno di 5 anni un gruppo di compagni di merende

Bisi nega che Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, come pure i loro padri, facciano parte alla Massoneria, sottolineando che le donne non sono ammesse nella massoneria. E dunque se la prende con De Bortoli. “È comodo e rassicurante prendersela con un’entità indefinita e astratta cui addebitare i complotti mondialisti sin dall’epoca del fascismo, poi quando li trasciniamo in giudizio dicono che si riferivano alla massoneria occulta… non a noi… E così dall’astrazione si passa alla metafisica”.

Buttandola in caciara, con la Massoneria – Renzi – Boschi , ci chiediamo se  il tutto non nasconde mica un UN’OPERAZIONE MACRON?

INSOMMA AD AREZZO QUASI TUTTI PENSANO “CHE FINO A QUANDO È STATA AMMINISTRATA DAI “MASSONI” LA BANCA ANDAVA BENE; DA QUANDO È PASSATA DI MANO AI CATTOLICI DELL’OPUS DEI È STATA SPOLPATA OGNI ANNO UN PO’, FINO ALL’OSSO”

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