Per combattere il caporalato in agricoltura è necessario innanzitutto intensificare i controlli e ridurre il numero di immigrati clandestini che diventano inevitabilmente le prime vittime di questa attività criminale. Ma non basta: bisogna anche difendere la nostra agricoltura dal ricatto della concorrenza internazionale che gioca al ribasso dei prezzi a danno della qualità del prodotto.

La nostra agricoltura è sempre stata il capro espiatorio di tutti gli accordi internazionali di liberalizzazione dei mercati che hanno aperto le frontiere a produzioni agricole di paesi dove il costo del lavoro è nullo come gli standard sanitari e di qualità.

Non solo, questi accordi, come le regole dell’Unione Europea, sono sempre stati nemici dell’etichettatura e della tracciabilità dei prodotti che almeno permetterebbero ai consumatori di orientare le proprie scelte in campo alimentare.

Il caporalato è doppiamente frutto della logica libero-scambista, non solo come libertà dei flussi migratori che deprimono il mercato del lavoro, ma anche come libertà di circolazione delle merci che, soprattutto in agricoltura, immettono prodotti di scarsissima qualità che fanno concorrenza sleale al nostro made in Italy.

Gianni Alemanno, via facebook

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