Ma vogliamo smetterla di prenderci in giro? Ogni mese che passa, anno dopo anno, ci viene promesso che il flusso migratorio sarà fermato, che diminuirà la folla di persone che s’imbarca nel Mediterraneo, o che sarà rimpatriata dopo aver accertato che non si tratta di rifugiati politici ma di semplici clandestini economici. Ma non è vero, sono solo pie intenzioni o pure e semplici menzogne.

Le navi delle Ong (organizzazioni non governative) fanno a gara per andare a prendere i migranti sotto le coste libiche, come hanno dimostrato i tracciati dei Gps delle loro imbarcazioni. Nei primi mesi del 2017 il numero di clandestini approdati sulle nostre coste è cresciuto del 30% rispetto al corrispondente periodo del 2016. Il Governo ha previsto nel prossimo Dpf 4,6 miliardi per una accoglienza che serve solo ad ingrassare tutto un sottobosco di associazioni e cooperative rosse e bianche, senza produrre nessuna forma d’integrazione sostenibile. Anche le finalità umanitarie delle operazioni di soccorso in mare sono state smascherate dall’impietosa realtà dei numeri: da quando sono cominciate queste operazioni il numero dei morti e dispersi è aumentato esponenzialmente, come effetto dell’illusione di un facile approdo nelle braccia degli italiani. Infine, l’ultima notizia è che solo durante il periodo pasquale sono stati portati in Italia ben 8.500 disperati provenienti dal Mediterraneo.

Vogliamo continuare così? E ancora per quanto tempo? Dove vogliamo arrivare in un Paese come il nostro, devastato dalle manovre finanziarie imposte dall’Europa, senza lavoro per i propri figli, privo di risorse per un welfare ormai appannaggio esclusivo dei nuovi venuti, che sprofonda in un’insicurezza e in un degrado, su cui pesa oggettivamente l’enorme massa di disperati che vagano nelle nostre città?

Non ci venite a raccontare che non c’è niente da fare, che l’immigrazione è un segno inevitabile dei nostri tempi, che non si è bravi cristiani se non si asseconda gioiosi tutto questo. Quando i tedeschi, i turchi e gli ungheresi hanno voluto sbarrare la strada dell’immigrazione che attraversava la penisola balcanica, ci sono riusciti in pochi mesi. Nessuno vuole impedire l’immigrazione fisiologica e regolare, ma l’invasione che stiamo subendo può e deve essere fermata.

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Come? Come si è sempre fatto in queste circostanze: con un blocco navale a largo delle coste libiche e nordafricane. Un blocco navale che fermi i barconi appena salpati in mare, che arresti gli scafisti e che con personale specializzato riporti quelle navi da dove sono venute. Quanto durerebbe l’esodo di fronte a misure come queste? Una settimana, un mese, forse poco di più. Il trasporto degli immigrati è un business di cui si arricchiscono i nuovi mercanti di schiavi (spesso collegati a organizzazioni fondamentaliste) e i professionisti dell’accoglienza: quando questo traffico si fa troppo difficile e pericoloso non è più interessante per chi vuole fare affari.

Ultima domanda: l’Italia è in grado di organizzare un’operazione di questo tipo? Sì, sarebbe sicuramente meno costosa dei salvataggi in mare e dell’accoglienza cominciata con “Mare Nostrum”. Potrebbe essere l’unico modo per costringere chi governa le zone d’imbarco, ad accettare un piano di cooperazione internazionale che organizzi l’accoglienza e gli hotspot nei luoghi di partenza dell’immigrazione. Infine, nel nuovo scenario internazionale che si è aperto con il deprecabile interventismo di Trump e la reattività della Federazione Russa, non sarebbe impossibile trovare alleati per un’autentica operazione di “polizia internazionale” come questa. Tutto il resto, tutte le mezze misure, tutti gli espedienti fino ad ora inventati, sono totalmente inutili. Ogni mese che passa la situazione sarà sempre più difficile e una svolta radicale più dolorosa e drammatica.

Accusateci di quello che volete, diteci populisti, demagoghi e uomini senza cuore, ma l’Italia ha un bisogno disperato di organizzare questo blocco navale. Noi non ci stancheremo di urlarlo.

Gianni Alemanno

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