La follia libero-scambista che ha dominato nel mondo fino all’elezione di Donald Trump a presidente Usa, ha avuto una specifica applicazione con il progetto dell’Area di libero scambio euro-mediterranea prevista fin dal 1995 con il Trattato di Barcellona. L’obiettivo era quello di abbattere entro il 2010 tutti i dazi di importazione per i prodotti scambiati tra i paesi dell’Unione europea e quelli del Nord-Africa e Medio-Oriente. Il risultato sarebbe stato quello di sottoporre tutta l’agricoltura del Sud ad una concorrenza insostenibile con i prodotti di Paesi emergenti dove il lavoro non costa nulla e dove non c’è nessuna garanzia di sicurezza e qualità alimentare. Per fortuna il Trattato di Barcellona non è mai stato attuato fino in fondo per i conflitti esistenti in Medio Oriente e i rivolgimenti politici del mondo arabo, ma questo non ha impedito ai “generosi” negoziatori italiani ed europei di aprire sempre più le nostre frontiere a queste importazioni, anche attraverso triangolazioni con altri “leali” partner europei (molta parte dell’”olio extra-vergine italiano” è in realtà olio dei paesi del Maghreb importato e raffinato dagli spagnoli usando marchi e impianti italiani da loro acquistati).

È necessario quindi ripristinare rigidi controlli di sicurezza e qualità alimentare nelle dogane italiane, anche rispetto a prodotti che transitano attraverso le frontiere interne all’Unione europea, garantire l’etichettatura dell’origine dei prodotti agroalimentari, introdurre dazi per equilibrare i prezzi dei prodotti che fanno concorrenza sleale a quelli italiani. Anche nel Mediterraneo bisogna combattere con ogni mezzo contro l’Italian Sounding, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti per nulla riconducibili al nostro Paese. Gli alimenti della “dieta mediterranea” prodotti dagli altri Paesi rivieraschi debbono essere valorizzati con i loro marchi, senza imitare il Made in Italy e senza fare contraffazione commerciale. Non si tratta soltanto di valorizzare il lavoro dei nostri produttori agroalimentari, ma di difendere i consumatori di tutto il mondo che voglio utilizzare prodotti alimentari italiani e non possono essere imbrogliati e traditi da commercianti senza scrupoli.

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Tratto dal programma del: Movimento Nazionale per la Sovranita

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