Le elezioni politiche del 4 marzo avranno qualcosa di storico non tanto perché si terranno nel centenario dell’unica grande guerra che l’Italia abbia mai vinto e neanche perché, finalmente, dopo ben 7 anni e 4 Governi consecutivi non eletti dalla gente, il popolo tornerà ad essere finalmente “sovrano” e autore del proprio destino attraverso l’istituto elettorale, quanto per il fatto che, per la prima volta, andranno al voto i cosiddetti “Millennials”: ragazzi nati nel 2000, troppo giovani per aver vissuto la società e la politica del secolo appena passato e che quindi, giustamente all’oscuro di tutto ciò che è accaduto in precedenza, ahimè, hanno visto e vissuto sempre e solo l’Italia del declino.

Forse è anche per questo che il Bel Paese non è più un Paese per giovani. Certo, i numeri parlano chiaro, con quasi la metà della popolazione italiana che ha un’età superiore ai 45 anni, i giovani sono indubbiamente una minoranza.

Questo dato di fatto lo si può evincere anche e soprattutto dai palinsesti televisivi dove, programmi cosiddetti “dating show” come “Uomini e Donne”, se, nel lontano 2001, avevano iniziato a spiattellare sul piccolo schermo appuntamenti e corteggiamenti tra giovani sconosciuti, ora, dopo dieci anni di programmazione ininterrotta, si sono convertiti completamente, sulla via per Cinecittà, alle esigenze dei tanti “vecchi” arzilli che proprio non ne vogliono sapere di fare i nonni in vecchio stile e questo accade non certo perché certe scenette suscitino più ilarità delle precedenti ma molto più semplicemente perché la platea del pubblico “Over”, quotidianamente, va accrescendosi.

Ecco allora che, nelle pubblicità della nostra TV, gli anziani si sono trasformati da “saggi” a vero e proprio target  con un’infinità di prodotti pensati appositamente per loro. È senza ombra di dubbio la gerontocrazia al potere che plasticamente si manifesta attraverso un’infinità di conduttori, giornalisti, professori, politici, “Over”, vero e proprio primato ed unicum mondiale.

Certo, si sa, quando uno ha il potere tra le mani è sempre il più restio ai cambiamenti, alle riforme, perché? Perché è quello che con molta probabilità ci rimetterebbe le penne ed allora, l’Italia, anche in questo caso,  assurge nuovamente agli onori, non tanto delle cronache quanto degli analisti. Infatti, a differenza di tutti gli altri Paesi europei toccati dalla crisi, i più euroscettici non sono gli anziani o quelli con un minore livello culturale (vedi il caso della vittoria della Brexit) ma, al contrario, proprio i giovani e quelli in possesso di un più elevato titolo di studio.

Vedi anche  La casa di Montecarlo, la vera storia, il dramma di Fini.

Secondo un sondaggio portato avanti dalla società di consulenza strategica newyorkese Benenson Strategy Group il 71% degli italiani compresi tra i 18 ed i 45 anni ritengono che la politica estera nazionale fin qui condotta dai vari esecutivi succedutisi sia stata un colossale errore e difatti, sempre lo stesso campione, qualora ci fosse un referendum per decidere se rimanere o meno in Europa, si è espresso favorevolmente per un’uscita chiara e decisa dell’Italia con oltre il 51% delle preferenze. Secondo poi uno studio condotto dalla Commissione Europea tra gli italiani aventi un’età compresa tra i 16 ed i 30 anni ben l’80% degli intervistati si sono detti convinti che la propria generazione vivrà peggio rispetto a quella dei propri genitori. Ma d’altronde come dare torto a questi intervistati con una disoccupazione così grave tanto da farci assurgere alla terzultima posizione nel ranking europeo? E, qualora lavoro vi fosse, ad oggi, spesso e volentieri, questi impieghi, di fatto, vengono gestiti in un regime di precariato che non da nessuna possibilità o certezza, ne di acquistare casa, ne di metter su famiglia e tanto meno di sperare in una dignitosa pensione. In definitiva la misura sembra essere veramente colma e come è sempre accaduto nella storia, ora toccherebbe ai giovani soffiare sul fuoco della “rivoluzione”, del cambiamento radicale.

Tanto più i giovani sapranno, con il loro voto, dare uno schiaffo al sistema, tanto più esso dovrà cedere necessariamente il passo al nuovo che avanza. È solo, ed è il caso di dirlo, una questione di volontà intransigente: O noi che vogliamo uscire dall’Unione Europea, dall’Euro, dalla Nato, per allearci alla Russia di Putin, o gli altri.

Non vi è una via di mezzo! Non esistono altre soluzioni! Abbiamo una sola legittima arma che è, per l’appunto, la matita che ci verrà consegnata per contrassegnare la nostra scelta elettorale … ebbene, cos’altro augurarci se non che Dio possa guidare al meglio la nostra scelta? Gli inglesi infatti gridano che Dio salvi la Regina, ora noi in Italia non abbiamo più la Monarchia ma la Repubblica perciò, ribadisco, che Dio salvi l’Italia, perché è proprio di questo che si tratta, di salvarla questa nostra Patria da chi invece la vuole solo svendere agli amici degli amici ed alle potenze straniere.

Lorenzo Valloreja

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