“Enzo Erra fu il leader carismatico della corrente dei “Figli del Sole” nel Raggruppamento giovanile del MSI degli anni cinquanta; corrente alla quale partecipai io stesso (poco piú….giovane di Lui di due anni), reduci entrambi dal combattimento nella RSI.

Enzo Erra fu un politico audace, intuitivo, coraggioso. Oratore fascinoso, brillante, scrittore intelligente e perspicace, è autore di opere storiche e concettuali che marcano un mito nel pensiero alternativo della destra radicale. Con lui perdo un camerata, protagonista di una verde stagione giovanile, spregiudicata, indimenticabile, vissuta allegramente contro il “politicamente corretto”.

Onore ad un combattente indomito, un italiano vero in un mondo di italioti.”
Prof. Primo Siena

Enzo Erra Napoli, 7 luglio 1926 – Roma, 21 settembre 2011

Convinto fascista sin da ragazzo, nel 1943 fugge da Napoli all’arrivo degli anglo-americani e raggiunge Roma, dove si arruola, a 17 anni, tra gli allievi ufficiali della Repubblica sociale italiana. Terminato il corso, entra nella divisione San Marco della RSI. Rischia la fucilazione a Magenta dopo il 25 aprile 1945, ma riesce a sopravvivere e a raggiungere Napoli.

Qui aderisce in un primo momento all’Uomo Qualunque, ma allaccia già contatti con ambienti neofascisti. Nel 1947 si trasferisce a Roma e s’iscrive al Movimento Sociale Italiano, nel quale si mette presto in luce come uno dei più brillanti esponenti del Raggruppamento giovanile. Nel 1948 fonda con Pino Rauti ed Egidio Sterpa la rivista “La Sfida”. Legato al filosofo spiritualista Massimo Scaligero, cultore del pensiero di Rudolf Steiner, entra poi in contatto con Julius Evola, del quale diventa allievo

Eletto membro della direzione nazionale al Congresso giovanile missino del marzo 1949, chiede al partito di assumere una linea intransigente e contesta le posizioni moderate della dirigenza. Per due volte, nel maggio 1949 e nel luglio 1950, occupa con i militanti del suo gruppo la sede nazionale del MSI. Terminata l’esperienza della “Sfida”, fonda nel 1950 la rivista “Imperium”, che ospita diversi interventi di Evola e Scaligero.

Arrestato nel gennaio 1951 nell’ambito dell’inchiesta che porta al cosiddetto processo dei FAR (Fasci d’azione rivoluzionaria) viene assolto nel novembre del 1951 insieme a Rauti e numerosi altri giovani attivisti di destra. Raggiunge un accordo con i vertici del MSI, entra in direzione al III Congresso dell’Aquila (luglio 1952) e nel settembre 1952 viene eletto segretario del Raggruppamento giovanile missino. Al IV Congresso del MSI (Viareggio, gennaio 1954) promuove con Pino Romualdi ed Ernesto De Marzio una corrente di destra per contrastare la sinistra missina di Ernesto Massi, che interpreta il fascismo come una forma di “socialismo nazionale”, e il centro moderato di Augusto De Marsanich, Arturo Michelini e Giorgio Almirante.

Nel 1954 lascia la segreteria giovanile del MSI e assume la condirezione del settimanale “Lotta Politica”, organo ufficiale del MSI, che però viene chiuso nel 1955.

Dopo alterne vicende nel novembre 1956, al V Congresso missino di Milano, Erra si schiera al fianco di Michelini (eletto segretario nell’ottobre 1954) nello scontro all’ultimo voto con Almirante. Più tardi però contesta la decisione di Michelini di concludere un nuovo accordo con lo stesso Almirante. Agli inizi del 1958 si dimette dal MSI per fondare con Nicola Foschini il Movimento Nazionale Italiano, che si presenta alle elezioni politiche insieme al Partito Monarchico Popolare dell’armatore napoletano Achille Lauro. Erra però non viene eletto alle politiche del 1958.

Nel 1958 lascia per un lungo periodo la politica attiva, dedicandosi esclusivamente al giornalismo. Lavora quindi per i quotidiani “Roma” di Napoli e “La Notte” di Milano, per i quali per anni è cronista parlamentare e notista politico. Nel 1979 collabora con la rivista della Nuova Destra “Elementi”. Negli ultimi venti anni pubblica numerose opere di storia e di politica.

Rientrato nel MSI alla fine degli anni ottanta, tra il 1990 ed il 1992 fu sostenitore del suo vecchio sodale Rauti, divenuto segretario nazionale del MSI e resta anche in AN fino alla svolta di Fiuggi.

Vedi anche  Fernando António Nogueira Pessoa

Aderì nel 1995 al Movimento Sociale Fiamma Tricolore, senza mai nulla rinnegare, senza mai tradire quella fedeltà all’Idea che era la sua bandiera.

 

 

LE SUE OPERE :

Il cappotto di Napoleone (1988).

Napoli 1943 – Le quattro giornate che non ci furono (1993).

Le radici del fascismo (1995, 1998).

La repubblica di via Rasella (1999, con Francesco Caroleo Grimaldi).

La sindrome di Fiuggi (2003).

La patria che visse due volte. Il fascismo e l’Italia dal 25 luglio al 25 aprile (2004).

Dove vanno le ideologie? (2005).

L’Italia nella luce e nell’ombra (2007).

 

Quel fascista scomodo che nel dopoguerra sognava un’altra destra

Enzo Erra non sognava affatto una destra antimoderna, come ha scritto ieri il Corriere della Sera. Enzo Erra sognava piuttosto un’altra modernità, più spirituale ed eroica

Enzo Erra non sognava affatto una destra antimoderna, come ha scritto ieri il Corriere della Sera. Enzo Erra sognava piuttosto un’altra modernità, più spirituale ed eroica. Non era antimoderno, più semplicemente era fascista, a babbo morto. Appartenne a quella generazione che per ragioni anagrafiche del fascismo non visse la storia ma solo il crollo, si arruolò pochi giorni prima della fine, non ebbe vantaggi né carriera ma solo danni, non si macchiò di colpe o delitti ma scontò con dignità il suo fascismo postumo per una vita. Parlo di lui e di Giano Accame, di Piero Buscaroli, di Fausto Gianfranceschi e Fausto Belfiori e altri.
Allievo di Massimo Scaligero, più vicino al pensiero di Rudolph Steiner che di Julius Evola, Erra fu tra i primi giovani missini che dopo la guerra cercò e coinvolse Evola, ormai paralizzato, nelle sue riviste giovanili, dove scrivevano tra gli altri anche Rauti e Sterpa. La sfida, Imperium… Eppure Erra del Msi preferiva l’ala meno nostalgica e più «entrista» del Msi, polemizzando con gli almirantiani. Erra si riavvicinò al Msi e alla politica dopo una lontananza trentennale, alla morte di Almirante, e poi si riallontanò con la nascita di Alleanza nazionale. Ma Erra non fu solo animale politico e cultore a latere di scienze dello spirito, fu anche un fior di notista politico e di saggista storico: ricordo tra le altre, «Le sei risposte» a Renzo De Felice, «Le quattro giornate di Napoli» e «Le radici del fascismo», che resta tra i migliori tentativi di interpretare il fascismo da posizioni neofasciste.
Da ragazzo andavo a trovare lui e de Turris in sala stampa romana a piazza san Silvestro, dove era notista politico del Roma di Lauro, e lui lasciava agenzie e pastoni per infervorarsi a conversare di storia politica e cultura. Ti guardava con quegli occhi chiari dietro quel filo spinato di sopracciglia e alternava toni solenni e perentori a scanzonate risate napoletane.
Ricordo che lo conobbi nel castello romagnolo di Giovanni Volpe, lui che raccontava quando fu convocato dai giudici perché quelli del golpe Borghese nel loro delirante organigramma, lo avevano assegnato, a sua insaputa, alla direzione del Messaggero. E lui pensava divertito al comitato di redazione che aveva respinto fiori di direttori moderati, costretto a sorbirsi il «camerata» Erra manu militari… La sua battaglia revisionista proseguì sulla rivista Storia Verità di Enzo Cipriano, ma scrisse su varie riviste e poi sulle pagine culturali del Giornale.
Penso allo strano destino di quel piccolo mondo della destra giornalistica: penso al Pisanò che scriveva le cose che poi ha scritto con successo Pansa, penso a Gianna Preda che fu la Fallaci al tempo in cui l’Oriana era di sinistra, penso ad Angelo Manna che diceva le cose che poi ha scritto Pino Aprile sui terroni. E penso a Cattabiani, Marcolla e Quarantotto che scoprirono autori e filoni che poi ha scoperto Calasso con l’Adelphi. Ed Enzo Erra, che meriterebbe la fama di un Giorgio Bocca; ma lui era colto, spiritoso e dalla parte sbagliata…

 

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