Anche quest’anno, come d’altronde è accaduto in precedenza fin dal 2005 – anno in cui si è celebrata per la prima volta la “Giornata del Ricordo” – l’10 febbraio verranno ricordati i martiri delle Foibe ed i tanti, troppi, sfollati giuliani e dalmati. Una ricorrenza questa, che, per sua natura, benché riguardi ognuno di noi, cioè ogni singolo italiano in quanto tale, è stata sempre considerata, nella sostanza, dalle istituzioni tutte,  come una “giornata di serie B”. Ciò molto probabilmente accade un po’ perché, a differenza della “Giornata della Memoria”, non gode del medesimo riconoscimento internazionale dell’ONU e un altro po’ perché talune forze politiche hanno sempre saputo fare dei distinguo tra morti e morti.

Infatti, mentre, altre stragi o olocausti sono degne  di unanime commiserazione, l’italiano, infoibato nelle profondità carsiche e quindi anche’egli assassinato, perché in odore di fascismo o molto più semplicemente perché italofono, non è titolare della stessa pietas e questo, visto che si parla nello specifico di defunti, non è assolutamente ne civile ne tantomeno etico. Il primo sintomo di questa mancanza di pari dignità lo possiamo senz’altro riscontrare nelle istituzioni scolastiche dove, spesso e volentieri, la data dell’10 febbraio viene onorata parlando non del genocidio degli italiani in Istria ma riproponendo un ulteriore rivisitazione della Shoah quasi che l’idea di un genocidio degli italiani, perpetrato ad opera dei partigiani Titini,  sia ancora oggi tabù.

Ma la totale non curanza, riguardo le oltre 15 mila vittime italiane, la riscontriamo ancora in modo più vergognoso nei palinsesti televisivi nazionali che, nella stragrande maggioranza dei casi, dedicano pochissimo tempo a questo argomento. Ma se questo fanno gli italiani come si pongono le istituzioni dell’UE rispetto al drammatico ricordo delle “Foibe”? Nulla, semplicemente non fanno nulla, o meglio considerano la cosa come di nessuna importanza. Ma come mai? Gli italiani non sono forse un popolo europeo? E non hanno essi patito, in questa circostanza, vessazioni e violenze che vanno ben oltre i diritti dell’uomo? E dunque, come cittadini europei, non meriterebbero da parte degli altri popoli del vecchio continente eguale rispetto verso le proprie vittime e la propria memoria? Certo che si, ma si da il caso che, in questo frangente, i massacratori degli italiani, è bene ricordarlo, furono altri europei come noi, cioè gli slavi del sud meglio conosciuti come jugoslavi. Questi ultimi infatti pensarono bene di lavare l’onta della italianizzazione forzata della propria gente, ad opera del fascismo, con una misura che fosse molto più dura dell’antica massima del dente per dente. Così a saltare non furono gli incisivi ma direttamente le teste che vennero ammucchiate, con precisione scientifica, nel numero di 15 mila e che giacché erano sparite nelle segrete profondità della terra garantirono ai titini, nei giorni del trattato di pace, la legittimità su quelle terre che per secoli avevano visto garrire prima il Leone di San Marco e dopo lo scudo sabaudo. Insomma, cane non morde cane, e l’UE questo lo sa, di conseguenza l’ultimo dei suoi desideri è quello di rinsaldare dei sentimenti nazionalistici, quando non anche revanscistici, all’interno del proprio territorio.

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Tutto quindi sembra oggi andare contro ogni nostra velleità di dignità nazionale ma d’altronde si sa, come possiamo pretendere di ottenere rispetto dagli altri se non siamo in primis noi ad averne di noi stessi? Questo dunque il compito precipuo di questo 10 febbraio: celebrare i martiri delle Foibe affinché il sangue delle vittime non sia stato disperso inutilmente ma anzi alimenti, con maggiore vigore, l’idea per la quale essi sono caduti, l’Italia!

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