Ricordiamoci la Lezione di Hannah Arendt

di Marcello Veneziani

Se domani vogliamo ricordare sul serio in Italia il Giorno della memoria,
riferito alla shoah, dovremo riprendere quel che scrisse la principale
studiosa ebraica del nazismo e del totalitarismo, emigrata dalla Germania a
causa delle persecuzioni.

Mi riferisco ad Hannah Arendt, della quale è uscito recentemente il denso epistolario con il suo maestro e amante Martin Heidegger (Lettere 1925-1975, edito da Comunità). Il Giorno della memoria mira a coinvolgere le responsabilità italiane nelle persecuzioni
antiebraiche alla luce delle infami leggi razziali promulgate nel 1938.
Sacrosanto, a patto di non dimenticare quel che scrive a proposito degli
italiani Hannah Arendt.

Che cosa dice la studiosa ebrea?

1)”L’Italia era uno dei pochi paesi d’Europa dove ogni misura antisemita era
decisamente impopolare.” Infatti, aggiunge, “l’assimilazione degli ebrei in
Italia era una realtà”. La condotta italiana “fu il prodotto della generale
spontanea umanità di un popolo di antica civiltà”. Un popolo che dai tempi
dei romani conviveva con gli ebrei, e continuò a convivere anche all’ombra
della Chiesa cattolica: il cattolicesimo trasmise agli italiani il germe di
una antica e diffusa diffidenza verso gli ebrei, considerati popolo deicida;
ma trasmise agli italiani anche maggiore temperanza e maggiore comprensione
umana verso gli ebrei, rispetto ai paesi a estrazione protestante, più
decisamente antisemiti.

2) “La grande maggioranza degli ebrei italiani – scrive la Arendt – furono
esentati dalle leggi razziali”, concepite da Mussolini “cedendo alle
pressioni tedesche”. Perché gran parte degli ebrei erano iscritti al Partito
fascista o erano stati combattenti, nota la Arendt, e i pochi ebrei
veramente antifascisti non erano più in Italia. Persino il più razzista dei
gerarchi fascisti, Farinacci, notava la Arendt, “aveva un segretario ebreo”.

3) A guerra intrapresa “gli italiani col pretesto di salvaguardare la
propria sovranità si rifiutarono di abbandonare questo settore della loro
popolazione ebraica; li internarono invece in campi, lasciandoli vivere
tranquillamente finché i tedeschi non invasero il paese”. E quando i
tedeschi arrivarono a Roma per rastrellare gli ottomila ebrei presenti “non
potevano fare affidamento sulla polizia italiana. Gli ebrei furono avvertiti
in tempo, spesso da vecchi fascisti, e settemila riuscirono a fuggire…”
Alcuni, va aggiunto, anche con l’aiuto del Vaticano. I nazisti, aggiunge la
Arendt, “sapevano bene che il loro movimento aveva più cose in comune con il
comunismo di tipo staliniano che col fascismo italiano e Mussolini, dal
canto suo, non aveva né molta fiducia nella Germania né molta ammirazione
per Hitler”.

4) L’Italia fascista adottò nei confronti dei nazisti antisemiti un
sistematico “boicottaggio”. Nota la Arendt: “Il sabotaggio italiano della
soluzione finale aveva assunto proporzioni serie soprattutto perché
Mussolini esercitava una certa influenza su altri governi fascisti, quello
di Pétain in Francia, quello di Horty in Ungheria, quello di Antonescu in
Romania, quello di Franco in Spagna.
Finché l’Italia seguitava a non massacrare i suoi ebrei, anche gli altri
satelliti della Germania potevano cercare di fare altrettanto… Il
sabotaggio era tanto più irritante in quanto era attuato pubblicamente, in
maniera quasi beffarda”.
Insomma il caso di Giorgio Perlasca, il fascista che salvò la vita a 8 mila
ebrei, non era isolato e autarchico.

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5) Quando il fascismo, allo stremo della sua sovranità politica, cedette
alle pressioni tedesche, creò un commissariato per gli affari ebraici, che
arrestò molti ebrei, ma in gran parte consentì loro di salvarsi dai nazisti,
di rifugiarsi, come scrive la studiosa ebrea. Nota la Arendt, eccedendo
perfino in indulgenza, che “un migliaio di ebrei delle classi più povere
vivevano ora nei migliori alberghi dell’Isère e della Savoia”. Risultato fu
che “gli ebrei che scomparvero non furono nemmeno il dieci per cento di
tutti quelli che vivevano allora in Italia”.

Le citazioni sono tratte dal libro La banalità del male (Feltrinelli).

È permesso aggiungere che morirono più italiani nelle foibe comuniste che ebrei italiani nei campi di sterminio?

6) Passiamo alle origini culturali dell’antisemitismo, che la Arendt
riconduce in larga parte a sinistra. Nelle Origini del totalitarismo
(Comunità) la Arendt ricorda che fino all’affare Dreyfuss in Francia, “le
sinistre avevano mostrato chiaramente la loro antipatia per gli ebrei. Esse
avevano semplicemente seguito la tradizione dell’illuminismo del XVIII,
considerando l’atteggiamento antiebraico come una parte integrante dell’
anticlericalismo”. In Germania. ricorda la Arendt, i primi partiti
antisemiti furono i liberali di sinistra, guidati da Schonerer e i
socialcristiani di Lueger.

Concludo. Non si tratta di assolvere regimi, duci e gerarchi, non si tratta
di cancellare o relativizzare le infami leggi razziali che brutte erano e
brutte restano. Anzi, non si tratta solo, a questo punto, di salvare il
fascismo dal nazismo e dal razzismo; si tratta più onestamente di salvare la
pietà e la dignità di un popolo, quello italiano, che in quella tragedia fu
meno infame di altri, si comportò con maggiore umanità. Magari in altri casi
no. Se penso alla guerra civile, alla banda Koch o al triangolo rosso, alle
stragi d’innocenti odi vaghi sospettati; ma nel Giorno della memoria della
shoah ricordiamoci, per amor patrio e per verità di storia, che gli italiani
furono meno bestie di altri, slavi o tedeschi, alleati o kameraden.
Smettiamola di diffamarci.

Infine piccola, elementare e duplice obiezione:
ma è proprio giusto che si ricordi nel Giorno della memoria solo la shoah e
non altri tremendi orrori del Novecento?

Seconda obiezione: ma è proprio giusto che si debba utilizzare la parola
“memoria” solo per indicare l’orrore del passato, e non anche ciò che merita
di essere ricordato nel segno della civiltà e della tradizione?

La memoria non è solo un lutto che grida dolore e vendetta; a volte è un
patrimonio dell’anima è della mente che sussurra amore e fedeltà.

Tratto da: https://forum.termometropolitico.it/268748-ricordiamoci-la-lezione-di-hannah-arendt.html

Vedi anche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_Natoni

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