In Italia,  secondo fonti del catasto sono censiti ben 55 milioni di unità ambientali, il valore del patrimonio italiano, catastalmente stimato, è intorno a 7000 miliardi in euro.

Per fare un paragone il debito pubblico italiano è di 2000 miliardi di euro.

Poi sappiamo che:

– Il Patrimonio pubblico Italiano alienabile è di 350 miliardi di euro

– Al 31 dicembre 2015 i beni in gestione all’Agenzia del Demanio sono 45.397, per un valore di oltre 59 miliardi di euro così distribuito: 85% in uso governativo, 5% demanio storico artistico, 6% patrimonio indisponibile, 4% patrimonio disponibile.

Da questi dati si evince che abbiamo un fondo sovrano a nostra insaputa, il più consolidato al mondo. Per la cronaca anche l’Italia ha un suo fondo sovrano, il Fondo Strategico Italiano.

Con due calcoli, e con molta esperienza professionale per mettere in sicurezza del patrimonio immobiliare occorrono un minimo 500 miliardi di euro.

Costi computati  tra messa in sicurezza del patrimonio da recuperare e recuperabile e per  le demolizioni e ricostruzione degli immobili irrecuperabili costruiti dal dopoguerra fino alla prima meta degli anni 80, prima dell’emanazioni di serie norme antisismiche.

Precisando che   la messa in sicurezza di un manufatto esistente  riduce il rischio, ma non lo elimina del tutto, per svariati motivi.

Ovviamente queste stime approssimative devono essere ripartite tra la messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato.

A dover di cronaca, in Italia da tempo esistono  gli incentivi fiscali per l’adeguamento sismico volti a mettere in sicurezza gli edifici esistenti.

Riportiamo una selezione di buoni articoli, ma incongruenti nelle stime, ma leggendo tra le righe possiamo calcolarci la stima riportata da noi. La materia è estremamente tecnica, non si può pretendere in giro un certo tipo di professionalità, esiste un mondo oltre l’hastag. 

 

Terremoto: la situazione del paese e quanto si dovrebbe spendere per la messa in sicurezza

fonte : http://it.blastingnews.com/ambiente/2016/09/terremoto-la-situazione-del-paese-e-quanto-si-dovrebbe-spendere-per-la-messa-in-sicurezza-001093485.html

Le notizie per noi italiani, riguardo ai possibili e futuri terremoti, e la messa in sicurezza delle abitazioni non sono belle, il rischio del ripetersi di futuri movimenti tellurici devastanti è alto, anche se prevedere quando arriveranno è impossibile. Qualcuno che però continua a studiare, per provare a farlo, c’è e si applica con studi approfonditi del territorio. Assodato che non è possibile prevedere un Terremoto, un altro aspetto che viene analizzato, per salvare quanto meno le persone con la prevenzione, è la questione della messa in sicurezzadelle abitazioni.

Studi previsione terremoti e messa in sicurezza edifici

Riguardo al tema #Terremoto e alla possibilità di prevederne l’arrivo, va detto che rispetto al sisma dell’Aquila, di cui qualcuno aveva azzardato l’arrivo, ritrovandosi nei guai per procurato allarme, oggi non s’incorre in queste problematiche, la prevenzione del resto ha in sé insito l’eccessivo allarmismo, se no non sarebbe tale. Chi un tempo denunciava gli esperti, che asserivano le proprie teorie a riguardo, rischierebbe, oggi facendolo, di trovarsi a sua volta incriminato per non essere stato vigile e oculato. Quindi un primo passo, per evitare di impedire l’avanzamento degli studi, è quello di evitare di ostacolare la scienza.
Riguardo alla questione messa in sicurezza delle abitazioni, il discorso è ben diverso, uno studio del Consiglio nazionale degli ingegneri, pubblicato proprio poco tempo prima del terremoto di Amatrice, ha rilevato che per mettere in sicurezza ben 21 milioni e mezzo di cittadini che vivono nelle aree a rischio «molto o abbastanza elevato», sarebbero necessari circa 36 miliardi di euro.

Stime fatte sulle carte, rischio ridotto, ma non eliminato

Ovviamente la messa in sicurezza riduce il rischio, ma non lo elimina, e le abitazioni su cui intervenire nel nostro paese sono circa il 40%, al costo di questo maestoso lavoro d’interventi edilizi, vanno aggiunti i costi per le micro-indagini geologiche. Quello che preoccupa non sono le spese da sostenere, ma il fatto che siamo indietro e si deve cominciare subito, con la paura incombente che si ripeta un nuovo disastro. La probabilità di altri terremoti, con conseguenze simili a quello di Amatrice, è altissima.

I costi per la messa in sicurezza vanno dai 27 miliardi per una zona a medio rischio come l’Emilia, ed arrivano a 93 miliardi se si ampliano gli interventi nelle zone a rischio più basso, cioè quelle che necessitano solo di interventi di tutela mirata degli edifici e del problema dell’elevato affollamento.

Le stime sono fatte sulla carta, e partono dal presupposto che tutte le case costruite dopo il 2008 siano già a norma, che solo il 5 per cento delle case necessitano di piccoli interventi (senza considerare l’esistenza di ville e palazzi) e che il nostro è un paese dove prolifera l’abusivismo. La nostra situazione è davvero grave.

Per di più metà delle case sono state realizzate prima del 1974, senza osservare alcuna norma anti-sisma, e zone come quella alle pendici del Vesuvio, ad alto rischio sismico, non andrebbero messe in sicurezza, ma rase al suolo. Il discorso appena fatto, poi, vale solo per case private; alla situazione disastrosa del territorio abitativo italiano vanno aggiunti: ministeri, scuole, ospedali, alberghi, teatri, stadi e tutto il patrimonio artistico e culturale italiano.  #Ambiente

Quanto costerebbe mettere in sicurezza gli edifici in Italia

tratto da: http://www.ilpost.it/2016/08/27/costi-mettere-sicurezza-terremoti-edifici/

C’è chi dice che ristrutturarli secondo le norme antisismiche avrebbe un costo inferiore a quello che abbiamo speso negli ultimi 50 anni per la ricostruzione, ma circolano stime diverse.

I forti terremoti che hanno colpito l’Italia nel corso del Novecento e nei primi decenni del Duemila – per ultimo quello nel Centro Italia dello scorso 24 agosto – hanno provocato la morte di centinaia di persone, e hanno causato danni economici enormi. Se conosciamo con precisione il numero dei morti – che furono nell’ordine delle migliaia dal terremoto in Irpinia, in Campania, del 1980 – è più difficile fare una stima complessiva dei danni economici, soprattutto quelli con conseguenze a lungo termine. In questi giorni però alcuni esperti stanno sostenendo che il costo della messa in sicurezza preventiva degli edifici esistenti in tutta Italia sarebbe inferiore alla somma spesa dal 1968 (anno del terremoto della Valle del Belice, in Sicilia) in poi per la ricostruzione delle zone terremotate. La stima dei costi della messa in sicurezza degli edifici privati però cambia a seconda degli esperti, quindi questa ipotesi non è accettata da tutti. Quello che è certo è che la messa in sicurezza e la costruzione di nuovi edifici secondo regole antisismiche sarebbe l’unico modo per ridurre il numero di morti, feriti e sfollati nei futuri terremoti che potrebbero interessare l’Italia.

I costi della prevenzione
Mauro Dolce, uno dei direttori generali del Dipartimento della Protezione Civile, ha detto al Sole 24 Ore: «Per l’adeguamento sismico degli edifici pubblici serve una cifra sull’ordine di 50 miliardi». A questa somma va poi aggiunta quella per sistemare gli edifici privati, che però non può essere calcolato con precisione perché i proprietari degli edifici possono scegliere tra interventi di messa in sicurezza con costi diversi, variabili da 300 a 800 euro per metro quadrato. Per questo le stime possono variare. Secondo quelle fatte dal Consiglio nazionale degli ingegneri nel 2013 basandosi sui dati Istat, Cresme e della Protezione Civile, servirebbero circa 93,7 miliardi di euro per mettere in sicurezza le case di tutti gli italiani. Sempre al 2013 risale un’altra stima, quella dell’associazione degli ingegneri e degli architetti Oice, che dice che per mettere in sicurezza solo gli edifici a elevato rischio sismico (quelli cioè che si trovano in una zona che occupa circa il 44 per cento della superficie italiana) servirebbero 36 miliardi di euro. Secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE) circa 21,8 milioni di persone vivono nelle aree a elevato rischio sismico in Italia.

Dopo il terremoto in Abruzzo del 2009 venne istituito un fondo per la prevenzione del rischio sismico, come ha spiegato Jacopo Ottaviani su Internazionale, ma in sette anni è stato stanziato meno di un miliardo di euro: negli anni infatti sono stati messi nel fondo 965 milioni di euro, somma che la stessa Protezione Civile dice rappresentare «solo una minima percentuale, forse inferiore all’1%, del fabbisogno necessario per il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private, e delle opere infrastrutturali strategiche». Per questa stessa ragione Mauro Grassi, capo dell’Unità di missione sul dissesto idrogeologico, ha detto al Sole 24 Oreche servirebbe avviare un piano nazionale di prevenzione dei danni da terremoti da almeno quattro miliardi di euro all’anno.

Le spese per le ricostruzioni
Secondo un rapporto fatto dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri, Costi dei terremoti in Italia, in totale dal 1968 al 2014 si sono spesi 121,6 miliardi di euro per le ricostruzioni. Considerando l’intervallo temporale, è come se si fossero spesi 2,6 miliardi di tasse all’anno per riparare i danni causati dai terremoti. Secondo l’ANCE il costo della mancata prevenzione è più alto, e ammonta a 3,5 miliardi di euroall’anno; Mauro Grassi ha parlato di 5 miliardi all’anno al Sole 24 Ore, includendo i danni causati dalle alluvioni e dalle frane.

I fondi destinati all’Irpinia, colpita da un terremoto di magnitudo 6.5 nel 1980, saranno erogati fino al 2023, quelli alla Valle del Belice fino al 2028. Per i terremoti più recenti si prevede che la ricostruzione totale finisca in meno tempo: nel 2023 nelle zone del Molise e della Puglia colpite dal terremoto del 2002; nel 2024 nelle zone di Marche e Umbria colpite dal terremoto del 1997; nel 2029 in Abruzzo, colpito dal sisma del 2009. Per i comuni dell’Emilia colpiti dal terremoto del 2012 non c’è una previsione sulla fine dei lavori, ma lo stato di emergenza durerà fino alla fine del 2018. In ogni caso le stime fatte dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri non possono tenere conto del costo di danni difficili da quantificare, quelli che inevitabilmente sono fatti all’economia da una lunga interruzione delle attività produttive e commerciali, quelli alle persone e alla loro vita sociale, e anche quelli al patrimonio artistico, spesso danneggiato in modo irreparabile.

Vedi anche  Liberadestra: Verso il lavoro con un piano

I 121,6 miliardi di euro spesi in Italia per la ricostruzione dal 1968 al 2014 sono una somma superiore ai 50 miliardi che servirebbero a mettere in sicurezza gli edifici pubblici, ed è anche superiore alle stime riguardanti la messa in sicurezza di quelli privati. Rimane però inferiore, sempre tenendo conto che si parla di stime, alla spesa per la messa in sicurezza di tutti gli edifici, pubblici e privati.

La situazione nel Centro Italia, prima e dopo il terremoto
Sul New York Times le giornaliste Gaia Pianigiani ed Elisabetta Povoledo hanno spiegato perché i danni nella provincia di Rieti colpita dal terremoto del 24 agostosono stati così grandi – al momento il bilancio è di 290 morti, ma i vigili del fuoco non hanno ancora finito di scavare sotto le macerie. Secondo il sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Romano Camassi, gli effetti del sisma nel Centro Italia sono stati amplificati dalla debolezza della maggior parte degli edifici della zona. Molte costruzioni erano antiche, molto più vecchie della prima normativa antisismica del 1974, ed erano realizzate usando sassi e sabbia per fare i muri.

Un rapporto dell’ANCE realizzato nel 2012 con il Centro ricerche economiche, sociologiche e di mercato (CRESME) dice che più del 60 per cento degli edifici è stato costruito prima del ’74. Molti hanno più di 100 anni.

Inoltre, come ha spiegato al New York Times Gianpaolo Rosati, professore di ingegneria del Politecnico di Milano, molte vecchie abitazioni dell’Italia centrale sono state ristrutturate in modo sbagliato nel corso degli anni: essendo antiche avevano spesso tetti originali in legno, che negli anni sono stati sostituiti con strutture più pesanti che poi hanno contribuito a rendere più fragili gli edifici.

Gli standard antisismici italiani sono molto avanzati, in teoria, ma il problema è che raramente sono stati applicati. Mettere in sicurezza edifici come quelli di Amatrice è molto costoso. Anche solo far valutare la propria casa da un esperto può costare fino a 10mila euro; mettere in sicurezza una casa abbastanza grande può costare 300mila euro. Poi c’è da considerare che anche se una casa è sicura di per sé potrebbe non esserlo per davvero se gli edifici vicini non lo sono. Un caso simile è stato quello del campanile di Accumoli, in provincia di Rieti, che è crollato su una casa dove si trovavano una coppia e i loro due figli, tutti morti nel crollo. Il campanile era stato restaurato da poco secondo criteri antisismici con i fondi del terremoto del 1997 e anche la casa della coppia era antisismica

 

Terremoto, tutte le difficoltà della messa in sicurezza

tratto da: http://www.lettera43.it/capire-notizie/terremoto-tutte-le-difficolta-della-messa-in-sicurezza_43675258032.htm
Costi elevati. Barriere culturali. Mappature in alto mare. Perché la prevenzione sismica in Italia è praticamente assente. I docenti Rosati e Bassi a Lettera43.it.

 di Francesca Buonfiglioli 

Messa in sicurezza, norme anti-sismiche, prevenzione. In altre parole, «serve subito un piano».
Dopo ogni tragedia riparte l’allarme e si tornano a snocciolare i numeri. Sempre impietosi.
Soprattutto se si considera che l’intera penisola è considerata a rischio, ovviamente con diversi gradi di sismicità.
Così è stato anche dopo il terremoto che ha colpito il Reatino.
FONDI INSUFFICIENTI. E allo stesso modo restano praticamente immutate le percentuali.
Circa l’80% degli edifici italiani risulta non a norma. Mentre i primi fondi per la messa in sicurezza sono arrivati, e non stupisce, solo dopo il terremoto de L’Aquila del 2009 con il decreto numero 39: 965 milioni di euro spalmati in sei anni.
«Una minima percentuale», scrive il dipartimento della Protezione civile sul suo sito, «forse inferiore all’1%, del fabbisogno che necessario per il completo adeguamento sismico di tutte le costruzioni, pubbliche e private, e delle opere infrastrutturali strategiche».
SERVONO 90 MILIARDI. Di più. Come ha ricordato Lettera43.it, su 8 mila Comuni solo 637 sono stati «microzonati», con un contributo medio di circa 13.770 per Comune.
Una goccia nel mare se si considera che per mettere in sicurezza gli edifici italiani occorrerebbero fino a 90 miliardi.
Mentre per fare fronte alle ricostruzioni post-sisma ne sono stati stanziati 150 negli ultimi 70 anni.

Ogni edificio ha una vita a termine

Le regole però esistono, sono chiare ed esaustive.
Non solo a livello nazionale ma anche europeo, dalle quali non possiamo prescindere, precisa a Lettera43.it Gianpaolo Rosati, professore di Tecnica delle Costruzioni e direttore del dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano.
E normano sia «il progetto sia il prodotto e cioè le caratteristiche che devono avere i materiali utilizzati».
UNA QUESTIONE (ANCHE) CULTURALE. La regola però da sola non è sufficiente. Fondamentale è il corpus di conoscenze del professionista.
E allora, dove sta il problema?
La risposta, purtroppo, è semplice: nei costi, in primo luogo. Ma anche nella cultura italica.
C’è un concetto che sembra non entrare nella testa degli italiani. E cioè che «gli edifici hanno una vita a termine, che può andare dai 50 anni per quelli comuni ai 100 per gli edifici strategici e le infrastrutture», spiega Rosati. Senza contare, aggiunge Andrea Bassi, docente di Estimo civile sempre al Politecnico, «l’obsolescenza funzionale».
EVITARE ‘ACCANIMENTI TERAPEUTICI’. Tradotto, un ufficio o una abitazione costruiti 40 o 50 anni non rispondono ai bisogni attuali, si pensi solo alla dotazione impiantistica di oggi rispetto a quella di 50 anni fa.
La casa-dolce-casa, in altre parole, deve essere vissuta come un’auto alla quale è necessario fare tagliandi e controlli periodici.
E in mancanza di alternative e possibilità di manutenzione straordinaria, sarebbe meglio procedere alla demolizione evitando ‘accanimenti terapeutici’.
Verifiche a ostacoli
La valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici per questo è fondamentale.
L’obbligo della verifica, spiegano i due docenti, riguarda gli edifici strategici come caserme, procure e ospedali, mentre per le abitazioni private è lasciata alla discrezione del proprietario.
E ha un costo che dipende dal tipo di edificio e da una serie di variabili e che può anche superare i 300 euro/metroquadro.
ACCERTAMENTI COMPLICATI. La verifica più attendibile è l’analisi statica dell’edificio attraverso modelli matematici che permettono di calcolare un indice di vulnerabilità di un edificio e cioè la risposta a un evento sismico standard.
Bisogna poi mettere in conto che il cosiddetto ‘sisma normativo’, ovvero la magnitudo presa come riferimento, non è sempre sicuro e può variare anche a distanza di pochi chilometri.
Per questo, spiega Rosati, squadre di esperti verificano con accertamenti tecnici le singole zone: «È il motivo per cui dopo una scossa un Comune è raso al suolo e quello vicino magari riporta meno danni», aggiunge il docente. «L’assetto geomorfologico della penisola è complesso», tutt’altro che omogeneo.
TROPPA LEGGEREZZA. E se la verifica di un ospedale o di una procura risultasse negativa? «Allora sarebbe necessario procedere allo sgombero dell’edificio», risponde Rosati.
Questo almeno prevede la legge. Poi a causa della complessità dei provvedimenti che sarebbero necessari nonché per le scarse risorse disponibili, si fa poco.
Dopodiché non resta che sperare, dimenticando non solo i rischi a cui si espongono i cittadini ma anche le responsabilità.
«Spesso si prende il tutto con troppa leggerezza», allarga le braccia Rosati. Che si tratti di verifiche anti-sismiche o di più ordinarie norme di sicurezza.
La mappatura del patrimonio pubblico? In alto mare
Ma quali sono i costi della messa in sicurezza di un edificio?
Va detto innanzitutto che sono variabili. Dipende dal progetto, dalla zona, dalla costruzione.
«Intervenire sulla struttura è oneroso», mette in chiaro Rosati. «In primo luogo perché è nascosta da finiture e rivestimenti che devono essere distrutti. Non si mettono poi in conto i costi accessori come lo sgombero di interi locali».
«Raggiungere la cifra di 300 euro a metro quadro» di cui si sta parlando sui giornali, aggiunge Bassi, «non è così impensabile».
LUNGAGGINI BUROCRATICHE. Lo Stato dà una mano, ma per molti non basta, visto che la legge prevede detrazioni fiscali al 65% spalmate su 10 anni.
Denari che però bisogna anticipare. Un esborso che unito alle lungaggini burocratiche fa desistere i più.
In molti paesi d’Italia, poi, mettere in sicurezza una casa può non essere sufficiente: «Sono necessari piani contestuali di intervento», continua Rosati.
Non tenere in considerazione, per esempio, l’effetto martellamento tra costruzioni attigue è deleterio. «Il primo passo», dice il direttore del dipartimento, «è mappare i Comuni, individuare i tipi di struttura, l’epoca e successivamente procedere a una valutazione». Anche architettonica e artistica.
LA STRUTTURA NON È TUTTO. «Come non tutte le opere di un artista sono capolavori, allo stesso modo non tutti gli edifici anche se storici rappresentano un patrimonio di valore», spiega Rosati.
Senza dimenticare che le norme anti-sismiche non riguardano solo la struttura, che resta una delle componenti principali, ma anche l’impiantistica, i mobili, e in generale ogni elemento “portato”.
In caso di sisma, si può morire perché schiacciati da un letto o un armadio. Un dettaglio che, soprattutto in edifici come ospedali e scuole, non può essere sottovalutato.
Leggerezze, verifiche non compiute, edifici non a norma: la realtà è che siamo ancora in alto mare.
«Per il patrimonio pubblico», mette in guardia Bassi, «siamo lontani da una mappatura sismica esaustiva». Figurarsi per una stima attendibile dei costi.
«Uno dei nostri obiettivi di ricerca di dipartimento», conclude il docente, «è definire dei costi tipici di intervento per tipologie di edificio in modo da permettere una programmazione coerente degli interventi di miglioramento sismico». Una sorta di costi parametrici guida «per definire dei riferimenti attendibili». Importante è cominciare.
E non lasciare la messa in sicurezza nel campo della soggettività e dei ‘pirati’.

02-mappa rischio sismico

 

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