L’America nera si sta domandando in questi giorni chi sono quel  Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, autori di “Goodbye Uncle Tom” del 1969 , nonché autori del cultmovie  “Mondo Cane”.

Jacopetti si iscrisse nel 1972 al Movimento Sociale  Italiano.

A Dar al-Salaam, in Tanzania, mentre girava l’epico “Africa Addio” nel mezzo di un genocidio, la sua troupe venne arrestata, forse per essere ucciso, quando è arrivato un ufficiale che gridò: “Fermati: non sono bianchi [cioè inglesi], sono italiani”, Prosperi lo ricorda come “una frase che ci ha salvato la vita”.

Quando Jacopetti fu portato via per essere interrogato o peggio nella città congolese di Stanleyville, si rivolse al suo cameraman e disse: “Sorridi, sorridi”, in modo che i rapitori non avessero paura. “Gualtiero era un uomo di straordinario carisma”, dice Prosperi.

Il  film venne considerato dalla sinistra, razzista, per utilizzo molto crudo e irripetibile delle scene, e di una narrazione  profondamente cinica, sprezzante verso l’umana specie .

Sopratutto era una prodotto della cultura di destra.

Nel 2020, anno del “Black Live Matters”,  Addio zio Tom sta diventando un film cult tra i neri americani.

Dopo lo sconcerto iniziale del film, estremante crudo, girato in modus snuff movie.

I commenti:

“This is a great upload and one of the most painful movies to watch for its visual honesty. That said, this piece of film history should be seen for all black people in the world”

Ovvero

Questo è un ottimo upload e uno dei film più dolorosi da guardare per la sua onestà visiva. Detto questo, questo pezzo di storia del cinema dovrebbe essere visto per tutti i neri del mondo

Un’altro commento:

È stato criticato ma è l’unico film che conosco che combacia con la follia delirante che ha portato alla schiavitù degli esseri umani e al loro trattamento come proprietà e bestiame da parte di bastardi interessati solo ai profitti. La schiavitù era un sistema che portava un sacco di soldi al mondo dei coloni euro-americani sulle spalle degli schiavi – che è probabilmente il motivo per cui i critici statunitensi erano così negativi su questo film, che ha scosso nel profondo la loro mentalità da coloni bianchi e il gusto per le leggende Disney.

Insomma i neri d’America stanno riscoprendo senza censure gli autori che hanno ispirato Tarantino, un precipitante della cultura della destra italiana.

Un docu-film sulla America schiavista dell’800, “crudo”, cosi sconvolgente che molti credono che le comparse venivano davvero brutalizzate.

Dove i fatti venivano esposti in tutta la sua crudeltà senza intermediazione, senza filtri ideologici.

Uno sguardo disilluso verso il razzismo insito nell’umana specie.

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Attualissimo, attualità letta tra lo sguardo nel pastore  afroamericano che legge Le confessioni di Nat Turner e fantastica di esigere un violento attacco Black Power contro i bianchi intorno al 1971.

 

Il film

Addio zio Tom è un “documentario nella Storia”, che si addentra nell’America schiavista dell’800, fotografata dai due autori in soggettiva, intervistatori moderni e dotati di elicottero, proiettati nel passato e alle prese con personaggi bizzarri e spiazzanti, tutti coinvolti nel traffico di uomini e donne africane.

Nella prima scena, i registi italiani hanno un elicottero basso sui campi delle piantagioni, le lame che mescolano lo sporco sui volti degli schiavi, suggerendo che il film simpatizzerà con gli schiavi e in qualche modo li offuscherà. La telecamera entra quindi nella casa padronale, dove i bianchi in maschera si siedono a cena. “Questi signori sono miei ospiti”, dice la padrona di casa agli altri al tavolo, “così possono imparare chi sono veramente gli schiavi e i padroni qui”. Quando una donna che si suppone fosse Harriet Beecher Stowe si oppone alla schiavitù mentre un “professore” afferma che “Dio è bianco, e finché Dio è bianco noi prevarremo su tutte le altre razze”, un anziano servitore nero guarda cupo, tre ragazzi neri ventola gli ospiti e altri due vengono nutriti con ossa di pollo sotto il tavolo.

 

La storia della schiavitù negli Stati Uniti: l’arrivo sui galeoni, le misure sanitarie d’accoglienza, la vendita, l’utilizzo per i lavori più pesanti, la riduzione a oggetti di passatempo sessuale nelle case private e nei bordelli, l’appoggio delle gerarchie cattoliche allo schiavismo, le battute di caccia per uccidere i fuggiaschi, l’impiego come stalloni e fattrici per creare altri schiavi. Ricostruzione storica sotto forma di inchiesta giornalistica, con grandi mezzi produttivi, una moltitudine di comparse haitiane (offerte dal dittatore Doc Chevalier) e altrettanta crudezza realistica, utile per far capire allo spettatore l’orrore che ha davvero subito il popolo africano.

Alle immagini di ricostruzione storica si alternano immagini che rappresentano l’attualità (inizi degli anni settanta) dell’America e del popolo afroamericani.

 

«Pochi hanno capito che è una epopea dei negri americani. Vorrei che potessero considerare le pagine della loro schiavitù come pagine di gloria e perdonare. Ma ne siamo lontani. [in Addio zio Tom] c’era solo violenza morale, non fisica. Il bambino era chiaramente un fantoccio e certe immagini le ho lasciate perché sono nate spontaneamente, in modo quasi involontario. Eppoi quando giro, io non faccio che registrare cose vere. La mia valutazione dei fatti è di tipo giornalistico. Niente altro.»
(Gualtiero Jacopetti)

 

 

 

 

 

 

 

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