L’arbitrarietà, senza nessun mandato internazionale, con la quale gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, e da qualche ora sappiamo anche Israele, nella notte tra il 13 ed il 14 aprile del corrente anno, hanno mosso azioni militari rivolte contro Nazioni Sovrane come la Siria pone le stesse fuori da ogni legittimità e le ascrive, di fatto, nel novero dei cosiddetti “stati canaglia”. Da ciò consegue che sarebbe auspicabile, qualsiasi sia il futuro Esecutivo, che la Repubblica italiana:

  1. condanni, senza se e senza ma, il lancio dei famigerati 103 “tomahawk“ che hanno colpito diversi obiettivi, non ben classificati, nei pressi delle città di Damasco e Homs;
  2. non fornisca ne mezzi ne uomini, ne autorizzi in alcun modo l’utilizzo di basi ne a livello logistico ne operativo.

Ritengo, a mio modesto parere, altresì necessario che l’Italia, unitamente alla diplomazia vaticana, si faccia carico di una conferenza di pace che possa mettere seduti insieme, intorno ad un tavolo, tutti i protagonisti della crisi siriana.

L’Italia ha tutto l’interesse a normalizzare i rapporti di forza al interno del bacino del Mediterraneo poiché è solo dalla pace che può derivare lo sviluppo dei popoli. Tuttavia dobbiamo amaramente registrare che non tutti i protagonisti di questa triste vicenda sono dello stesso avviso.

Gli Stati Uniti, ad esempio, sono plasticamente l’emblema di tali verità: su 239 anni di esistenza hanno trascorso ben 222 degli stessi a fare guerre; ed i nostri cugini d’oltralpe, da più di un decennio, stanno cercando di surclassare tale triste primato.

Infatti, prima Sarkozy e poi Macron, sembrano voler rinnovare i fasti di un colonialismo ormai desueto ed anacronistico (la Siria, per chi non lo sapesse, è un ex colonia francese) a scapito dei propri alleati di facciata, ivi compresa l’Italia.

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Questa guerra è palesemente contro i nostri interessi nazionali ed è pertanto un dovere morale del popolo italiano contrastarla.

Noi non vogliamo essere i ruffiani di nessuno e men che meno degli americani e di tutti i loro accoliti.

Tuttavia una speranza ci è ancora data e cioè che l’attacco sia stata sola una dimostrazione di forza degli Stati Uniti per rinvigorire l’elettorato di Trump in vista delle elezioni di medio termine. Infatti la verità è sempre nel mezzo e se si da ascolto ai resoconti dei Ministri della Difesa interessati, cioè quello americano e quello siriano, ci si rende immediatamente conto di una grande discrepanza, in quanto: per Washington l’attacco è stato un grande successo, con tutti gli obbiettivi colpiti, mentre per Damasco su 103 missili lanciati ben 90 sono stati abbattuti dalla contraerea di Assad, fortunatamente queste cifre sono state correttamente ridimensionate da Mosca che invece parla dell’abbattimento di poco più della metà dei “tomahawk“ lanciati, cioè di 71 razzi e se ciò fosse vero è sottointeso che l’aviazione americana non ha provveduto, prima del lancio degli stessi, alla neutralizzazione delle batterie antiaeree e questo sembra essere molto strano visto che ogni singolo  “tomahawk“ costa ai contribuenti americani quasi 2 milioni di dollari, ergo, con questo giochino, Trump avrebbe bruciato circa 142 milioni di dollari, alla faccia dell’operazione ben riuscita!

Se poi si registrano le testimonianze oculari di alcuni sacerdoti cristiani ivi presenti le motivazioni dell’attacco diventano veramente comiche.

Pertanto, in tale circostanza, ci rimane solo da dire: << viva l’Italia ed abbasso la guerra! >>

I Frati Francescani di Damasco in merito ai “Gas di Assad”: è una menzogna #Usa #fileaudio

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