Come Pietro rinnegò Cristo nella notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo così Giuseppe Conte ha fatto praticamente abdicare l’Italia, la notte scorsa, dal suo ruolo privilegiato d’interlocutore con la Russia di Putin: Le Sanzioni infatti sono state prorogate per ulteriori sei mesi. Un’occasione senz’altro persa per rivoluzionare la storia ed il destino del nostro Paese. Certo le pressioni da parte degl’USA sono state indubbiamente notevolissime ma è proprio in queste situazioni che si nota la stoffa del vero statista. L’Italia ha bisogno, oggi, dell’apporto russo come ogni essere aerobico ha bisogno dell’aria per vivere. E questa mia affermazione – non è una dichiarazione di nuova sudditanza o dipendenza, verso la potenza dominante di turno, ma – è semplicemente la constatazione di un dato di fatto, in quanto, solo la Russia può affrancarci:

  • dal giogo delle insensate norme dell’Unione Europea;
  • dalla schiavitù dell’Euro;
  • dalla dispendiosa e masochistica politica provocatoria della NATO, la quale più che proteggerci ha praticamente distrutto tutte le nostre relazioni con i Paesi Extraeuropei declassandoci, da Potenza Regionale, a vera e propria colonia.

Ed invece Conte ha scelto la solita e desueta strada dell’atlantismo a tutti  i costi, anche a scapito della nostra sopravvivenza. Uso questi termini così forti perché ieri notte, grazie al prolungamento delle sanzioni, non abbiamo solo procrastinato il problema delle nostre esportazioni verso la Russia ma abbiamo rimandato, a data da destinarsi, anche la questione della stabilizzazione della Libia. Infatti, è bene ricordare che, la decisione, da parte del nostro Esecutivo Giallo/Verde, di donare 12 motovedette alla Guardia Costiera Libica e d’installare una Base Interforze a Ghat, nel Fezan, per controllare i flussi migratori sui confini del Governo di Tripoli, proprio come richiesto dal nostro alleato Sarraj, non rappresenta la soluzione definitiva al problema degli enormi flussi migratori che si muovono dal Sahel verso il Nord del Mediterraneo perché, in loco, rimane sempre la questione irrisolta del Governo di Tobruk. Qui il Generale Haftar, uomo forte molto vicino a Putin, controlla non solo la Cirenaica ma tutta la parte orientale della Libia, ivi compreso il deserto e le piste che lo attraversano fino all’oasi Kufra, punto di passaggio obbligato per il e dal, Corno d’Africa. Dunque, come si può pensare di ricomporre l’unità libica e allo stesso tempo stabilizzare tutta l’area senza il benestare di Putin? Il nuovo Zar sarà disposto a darci una mano su questa vicenda dopo che i suoi principali interlocutori, gli italiani, gli hanno dato praticamente una coltellata alle spalle? Penso proprio di no! Ed un simile risposta da parte del Cremlino non sarebbe ne avventata, ne provocatoria, ne indice di ingerenza nel Mediterraneo, ma sarebbe solo la conseguenza logica per quanto da noi, illogicamente, fatto.

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A questo punto una domanda spontanea può sorgere da ogni  elettore dotato di buon senso: << è conveniente tenere in piedi una maggioranza che, palesemente, non realizza quanto promesso in campagna elettorale e  che precedentemente, su tali questioni, è venuta a chiedere in Parlamento il voto di fiducia? >>.  La risposta anche qui è molto semplice: << certo che no! >>. L’idea di sovranismo non può in alcun modo essere svilita, nei confronti della storia e dell’opinione pubblica da simili comportamenti. Parafrasando il Salvini di due mesi fa posso senz’altro affermare che: <<Non vogliamo tirare a campare. O si fa un progetto serio … o si torna al voto >>. Quindi cosa fare nell’immediato? Orbene si riferisca in Parlamento e si chieda la fiducia. Se vi è una maggioranza che ha intenzione di togliere le sanzioni le tolga in maniera unilaterale! Il resto sono solo chiacchiere! È questione di dignità – una dignità di un popolo, di una Nazione, la nostra – che non può essere calpestata. O si tolgono le sanzioni subito o si torni pure al voto! Diversamente non ci toccherà altro che sperare nel summit di Helsinki dove non saremo più protagonisti ma semplici spettatori.

E tra le motivazioni delle pressioni statunitensi nei confronti di Roma rispetto alle sanzioni senz’altro ci sono anche quelle relative all’incontro tra le due Super Potenze in Finlandia: Trump vuole arrivare ad Helsinki con il boccino ancora in mano. Se Putin ed il Presidente americano s’incontrano dopo tanto tempo non è certo per insultarsi ed accusarsi a vicenda ma per creare i presupposti per una futura e graduale distensione. Uno degli argomenti del vertice sarà senz’altro quello relativo alle sanzioni e Donald vuole presentarsi con la forza e la capacità di essere l’unico a poterle togliere … non avrebbe mai accettato che un piccolo Paese come l’Italia, “vassallo”, tra l’altro, in questo caso, autonomamente, in Europa, le togliesse creando un pericoloso precedente rispetto alla leadership di Washington su questa vicenda. In buona sostanza, anche se ad Helsinki le sanzioni fossero tolte, il danno di credibilità è stato fatto e l’unico modo per l’avare l’onta da parte nostra è quello di rispettare quanto da noi promesso in campagna elettorale prima, ed in aula parlamentare poi, cioè togliere le sanzioni prima del 15 luglio.  Mi auguro che Matteo Salvini – quale conclamato amico di Putin – sappia dare la stura a questo Governo per effettuare uno scatto di orgoglio: via le Sanzioni unilateralmente, ripeto, tutto il resto sono solo chiacchiere.

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