Proviamo a far chiarezza sul Venezuela.

Al di là della guerra geopolitica che si combatte in giro per il mondo..tra le grandi superpotenze e  del culto di Maduro per il suo socialismo reale nel mondo di sinistra.

La popolazione Venezuelana è di 30.620.404 abitanti, di cui quasi un milione di italo-venezuelani.

Maduro è stato votato nel 2018 da 6 244 016, pari al 67,84 del 46,07 degli aventi al diritto al voto. L’opposizione di Guaidò non si presentò.

Il popolo Venezuelano Asamblea Nacional de Venezuela votata nel 2015, ha dato fiducia al competitor Juan Guaidó, 7,728,025 voti.

Una sintesi di numeri per capire che non esiste una maggioranza dietro Maduro.

Una storia per capire i germi che hanno portato la nazione più ricca del mondo  alla nazione più povera del mondo.

La storia politica del Venezuela è travagliata, in pieno stile sud americano.

Dopo la morte del sano massone Simón_Bolívar quando nel 1930 «A la una y tres minutos de la tarde murió el sol de Colombia», la Grande Colombia, una confederazione di stati sud americani si divise, nacque il Venezuela, come stato-nazione.

La nuova Repubblica del Venezuela fu subito preda di “caudillos” che la dominarono in forma dittatoriale, assoggettandola a frequenti colpi di stato e rivoluzioni locali.

Dal 1830 al 1908 il Venezuela ebbe la bellezza di 40 Presidenze.

Nel 1908 prese il potere il Generale Juan Vincente Gómez che ebbe tra gli ottanta e i cento figli illegittimi, molti dei quali nominò a cariche pubbliche, attirandosi critiche di nepotismo. Governò fino al 1935 sotto diverse forme.

Fu durante il regime di quest’ultimo, nel corso degli anni venti del Novecento, che la scoperta di ingenti giacimenti di petrolio mutò radicalmente la situazione economica e politica del Venezuela. Nel 1928 il paese era già divenuto il secondo produttore mondiale di tale materia prima. Tuttavia fu solo negli anni quaranta del Novecento, con il vertiginoso aumento del prezzo dell’oro nero, che il petrolio si tradusse in una fonte ingente di entrate per il Paese.

Verso la metà degli anni trenta, Eleazar López Contreras succedette a Gómez come presidente del Venezuela. Egli ristabilì alcune libertà democratiche, promulgando nel 1936 una costituzione di ispirazione liberal-moderata, che però limitava in vario modo l’azione delle organizzazioni e dei partiti di sinistra.

Il 5 marzo del 1931 occorre ricordare che fu fondato il Partito Comunista Venezuelano, attualmente nella compagine  governativa di Maduro.

Nel 1941 López Contreras venne sostituito dal generale Isaías Medina Angarita, che si alleò con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dichiarò guerra all’Asse, rese operativa un’imposta sul reddito già elaborata dal suo predecessore, rese più moderno e funzionale il Codice civile, intraprese un’intensa lotta all’analfabetismo e pose le basi per una prima, timida normativa concernente la previdenza sociale. Tuttavia la politica riformista di Medina Angarita, forse giudicata troppo moderata, non riuscì a incontrare il favore delle masse, che nel 1945 appoggiarono l’ascesa al potere del socialdemocratico Rómulo Betancourt, che cominciò un rinnovamento costituzionale promulgato nel 1947, istituendo il voto segreto a suffragio universale per l’elezione del presidente.

Nel 1948 il presidente Rómulo Gallegos, eletto democraticamente nel ’47, fu esiliato da un’alleanza di conservatori ed esercito, e al suo posto il potere fu assunto da una Giunta militare che sciolse il parlamento e instaurò una dittatura.

Negli anni cinquanta Marcos Pérez Jiménez, appartenente alla giunta militare ascesa al potere nel 1948, riunì su di sé tutti i poteri, divenendo Caudillo del Venezuela. Convinto che l’immigrazione europea potesse essere determinante per lo sviluppo del Paese, la favorì in ogni modo, permettendo l’ingresso di circa un milione di stranieri (tra di essi circa 300 000 italiani, che attualmente costituiscono la seconda più importante comunità straniera dopo quella spagnola).

Jiménez ebbe una sua visione «Doctrina del Bien Nacional»  «Nuevo Ideal Nacional, e  durante il suo governo, il paese venne trasformato nella più moderna nazione dell’America Latina.

Non ci sono tante letture su Jiménez, per approfondire le sua politica in maniera obiettiva, volutamente rimossa dopo 60 anni di socialismo venezuelano.

Nel gennaio 1958 Pérez Jiménez venne deposto da una giunta militare capeggiata dal generale Wolfgang Larrazábal.

Da tale data ebbe inizio l’attuale era democratica del Venezuela, con una serie di presidenti, quasi democraticamente eletti, che si sono succeduti alla guida del paese: Rómulo Betancourt, Rafael Caldera, Raúl Leoni, Luis Herrera Campins, Jaime Lusinchi, Carlos Andrés Pérez, Hugo Chávez e  Nicolás Maduro.

Qui il dramma politico tutti questi presidenti affondano la loro radice nel socialismo, in sintesi sono tutti di sinistra, basati su quell’ideologia del bolivarismo, una sorta di corano dove ognuno prende quello che vuole. Che alla fine che fonde l’umanesimo (?), il socialismo in tutte le sue forme, dal marxismo alla pianificazione della società di tutti i suoi aspetti, che Chavez ha saputo raccogliere il precipitante con la sua Rivoluzione Bolivariana.

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Il Bolivarismo recente di Maduro, che sta come Stalin, come Chavez sta a Lenin, si fonda sulla Revolución bolivariana di Chavez.

Il problema del Venezuela che non esiste..dal 1958,  un partito di destra, se è mai esistito, solo partiti di Sinistra che hanno sempre fatto tutto per il popolo, riuscendolo ad affamare a portarlo alla miseria.

Tutto si riflette anche nell’attuale opposizione a Maduro.

Il  Mesa de la Unidad Democrática, il movimento di Juan Guaidó,  è un miscuglio di ideologie, strane stranissime, dal comunismo, al socialcristianesimo, umanesimo cristiano e addirittura democrazia cristiana, e infine al pluralismo, al radicali, decine e  decine di sigle, fino al punto di raccoglierne 64.

Il Voluntad Popular fondato da Gaudiò (studi presso l’UCAB , l’università della Compagnia di Gesù) , è definito come un “movimento politico progressista , plurale e democratico , di pensiero sociale e d’avanguardia , impegnato alla conquista di” Tutti i diritti per tutti, senza distinzioni o privilegi “in un ambiente di libertà , progresso e democrazia.

In sintesi i venezuelani si sono massacrati il cervello

Nessun cenno virile di Peronismo.

Solo attività masturbatoria per sessantanni sul socialismo e sulle grandi utopie latinoamericane.

L’ideologia Revolución bolivariana di Chavez (cenni) .

Notevole la sua analogia con il Movimento Cinque Stelle, ma questa è un’altra storia.

Abbiamo progettato quello che abbiamo chiamato “l’albero delle tre radici”, che è la nostra fonte ideologica. Consiste nella radice bolivariana (il suo approccio all’uguaglianza e alla libertà e la sua visione geopolitica dell’integrazione latinoamericana ); la radice di Zamora (di Ezequiel Zamora , il generale del popolo sovrano e dell’unità civile-militare) e la radice del Robinson (di Simón Rodríguez, l’insegnante di Bolivar, il Robinson, il saggio dell’istruzione popolare, della libertà e dell’uguaglianza). Questo “albero delle tre radici” ha dato sostanza ideologica al nostro movimento … “

I punti centrali che si adatta rivoluzione bolivariana  sono:

  • Autonomia nazionale
  • Partecipazione delle persone attraverso elezioni popolari, referendum e altri mezzi di democrazia partecipativa
  • Economia auto-sostenibile
  • Etica del servizio alle persone
  • Distribuzione equa delle entrate petrolifere
  • Lotta alla corruzione e alla povertà

Chávez ha ammesso che prima del tentativo da parte dell’oligarchia venezuelana di rovesciare il suo governo nel 2002, non era ideologicamente determinato a favore del socialismo.

Questi fatti lo portarono a pensare che “non esiste una terza via “, che la rivoluzione debba essere anti- imperialista , attraverso la ” democrazia rivoluzionaria “, verso il socialismo del XXI secolo.

A proposito di questo  Chávez ha affermato che deve “nutrirsi delle correnti più autentiche del cristianesimo “, con la frase “il primo socialista della nostra era era Cristo “.

Riconosce che questo nuovo socialismo deve avere fondamentalmente un atteggiamento etico di solidarietà e cooperativismo , applicando l’autogestione. Il modello politico sarebbe democrazia partecipativa e protagonista con potere popolare e possibilità di pluralità di partiti. Propone di basarsi sugli esempi storici di Simón Bolívar , José Artigas , Simón Rodríguez e Ezequiel Zamora , così come i comuni del Brasile e Paraguay e gli aborigeni .

I famosi Cerchi bolivariani 

La sua politica è stata chiamata Rivoluzione Bolivariana , perché si basa pesantemente sul sostegno della popolazione e integrazione delle politiche di elementi democratici fondamentali che sono il concetto fondamentale della bolivarismo, nel 2000 Hugo Chavez ha invitato la formazione di  Circoli bolivariani , e autorizzato l’allora vicepresidente Diosdado Cabello a sostenere finanziariamente queste formazioni. Inoltre, nel 2005 i cerchi vengono sono approvati.

I cerchi dovrebbero diventare maniera decentrata,organizzate nei quartieri e, nonostante la sua origine, dovrebbe essere autonomo, per portare le idee bolivariano per la popolazione e costituirà un forum di cooperazione efficace, soprattutto nei meccanismi sociali di mutuo aiuto . A differenza, ad esempio, delle associazioni di quartiere, la loro autonomia non era limitata alla politica locale, ma si esprimevano anche in questioni politiche nazionali.

L’ opposizione accusa i circoli bolivariani di amministrare la forza e persino di eseguire ingiustizie politiche.

I circoli bolivariani non sono limitati al Venezuela o ai venezuelani, sono anche all’estero; per esempio, possono essere situati in luoghi come Madrid , Barcellona , Galizia , Lisbona , Tenerife , Miami e San Paolo , per citarne alcuni con radici latine.

Una Destra

In conclusione in Venezuela è venuta a mancare la Destra per oltre 60 anni, che ne dica l’intellighenzia nostrana pro-maduro.

Oggi occorre una Destra Sovranista in Venezuela, capace di raccogliere il meglio della sua storia economica più brillante, accompagnandosi con il Peronismo, e localizzarsi al di sopra  degli scontri geopolitici.

 

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