Sarebbe velleitario e per molti aspetti anche sbagliato sostenere che il progetto di una Unione Europea capace di garantire gli interessi nazionali e al tempo stesso in grado di essere un soggetto unitario nella politica estera e militare oltre che un gigante economico capace di assicurare progresso e coesione sociale ai popoli del vecchio continente, ripartirà dopo il voto olandese.

E’ però molto probabile che, per uno dei tanti paradossi di cui è piena la storia, se i connazionali di Erasmo da Rotterdam e di Spinoza avessero votato come fecero nel 2005 quando bocciarono con un referendum la ratifica della Costituzione europea che la Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing aveva redatto in due anni di lavoro e avessero decretato il trionfo dell’antieuropeista e islamofobo Wilders, il fragile e brutto mosaico dell’Unione europea attuale sarebbe andato in pezzi.

Avrebbero gioito in molti, anche in Italia e, dopo la doppia sorpresa della Brexit e della elezione di Trump, il vento antieuropeista avrebbe gonfiato le vele del cosiddetto sovranismo fin dalle imminenti presidenziali francesi.

Per fortuna così non è stato e molti fattori fanno pensare che ad aprile anche i francesi faranno, come gli olandesi, l’opposto di quel che anch’essi fecero nel 2005 quando dissero NO, sempre con un referendum, alla Costituzione europea. In altre parole è oggi più difficile di ieri che Marine Le Pen salga all’Eliseo.

Tutto bene, dunque? Certamente no! Anzi la cosa più stupida che gli europeisti potrebbero fare sarebbe proprio quella di nascondere la verità sotto una valanga di retorica già in occasione delle imminenti celebrazioni per il 60° Anniversario dei Trattati di Roma, di gioire per la battuta d’arresto del cosiddetto “populismo nazionalista e xenofobo delle destre” e di tirare a campare come se nulla fosse accaduto in questi anni.

In altre parole sarebbe davvero folle se le classi dirigenti europee negassero una amara verità: l’Unione Europea così come è oggi è un malato terminale, le politiche proposte da Wilders, Le Pen, Salvini la ucciderebbero all’istante (e gli olandesi hanno compreso che per loro le cose si metterebbero  ancor peggio di oggi) ma senza una terapia che le trasformi radicalmente e in fretta le istituzioni europee sono condannate a morte certa. Per fortuna c’è qualche segnale di consapevolezza al riguardo da parte di chi si candida alla guida degli stati nazionali,  a destra come al centro e a sinistra. Il premier Rutte ha unito anche perché “l’Olanda europea” che ha evocato non ha certo il volto arrendevole di chi considera inesistenti i rischi della perdita di identità nazionale, e dall’aver paura in casa propria a causa del fanatismo islamista. Ha vinto con una politica liberale (noi diremmo di centrodestra) che rifiuta un antistorico protezionismo economico fatto di dazi e barriere doganali.

Vedi anche  La casa di Montecarlo, la vera storia, il dramma di Fini.

E se il centrista Macron sarà il nuovo presidente francese, a portarlo all’Eliseo non sarà certo il suo scarso orgoglio patriottico (basta sentire i suoi discorsi!) bensì il fatto di avere ben chiaro che il mito della grandeur va vissuto dai discendenti di Carlo Magno, Giovanna d’Arco e Napoleone nell’epoca della globalizzazione, non sognando il ritorno al franco e al secolo scorso.

Perfino in Germania c’è qualcosa di nuovo, ma non solo per l’attivismo antieuropeista della AFD, quanto e soprattutto perché l’idea della Merkel di un’Unione Europea che, per essere tale, deve sacrificare sull’altare della rigidità dei bilanci statali la coesione sociale e gli incentivi economici alla crescita, è oggi messa in crisi, anche nel consenso popolare, dalle proposte di un ultrà europeista quale il social democratico Schultz e dalla sua idea di “un’altra Europa per la nostra Germania”.

A questo punto è doveroso chiedersi: e l’Italia? Ne parleremo prossimamente, sperando che qualche novità positiva si possa intravedere anche da noi. Ma certo non è facile…..

di GIANFRANCO FINI tratto da Liberadestra

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