di Massimiliano Mingoia, tratto da http://www.reocities.com/capitolhill/senate/2090/Mingoi.html

Definire cosa sia la cultura di Destra non è certamente uno dei compiti più facili che si possa intraprendere; infatti, a tale riguardo, vi sono opinioni talmente contrapposte e contraddittorie da rendere l’argomento un “oggetto misterioso” dell’attuale panorama politico-culturale italiano. Alcuni intellettuali di sinistra, in primis Norberto Bobbio, continuano a negare l’esistenza di una cultura di Destra, criminalizzando ad ogni occasione le elaborazioni politiche che si rifanno a valori e ad idee appartenenti da sempre alla Destra come il richiamo al radicamento, il senso della patria, della comunità e dell’identità nazionale, il senso spirituale e antimaterialista della vita, l’interventismo della cultura, il riconoscimento della libertà come condizione essenziale per la vita politica e civile, la considerazione che l’utile, il mercato, il profitto non possono essere valori fondanti di una società ma solo condizioni fisiologiche per il suo funzionamento. Senza poi dimenticare il primato della politica sull’economia e la meritocrazia.

Altri intellettuali, da sponde opposte a quelle di Bobbio, ammettono la presenza di una cultura di Destra ma la identificano esclusivamente con l’ideologia liberale. Non dovrebbe però sfuggire a questi “pensatori” l’esistenza di tanti uomini di cultura che si sono fatti portavoce dei valori sopra menzionati, sviluppando quella corrente di pensiero che si contrappone a ideologie politiche fondate sul materialismo e sull’individualismo. E’ innegabile che gli autori a cui ci riferiamo abbiano provenienze eterogenee: ma proprio la ricchezza di apporti e il “caos creativo” di nitzscheana memoria sono caratteristiche fondamentali della cultura di Destra.

Per semplificare tale quadro politico-culturale, René Remond, un intellettuale francese, nel suo libro “Le destre” ha distinto tre principali filoni del pensiero di Destra: il filone tradizionalista, quello liberalconservatore e infine quello nazionalpopulista.

Storicamente tali filoni si sono spesso intersecati, sovrapposti ma talora si sono anche contrapposti. La distinzione di Remond è sostanzialmente condivisibile; tuttavia ci sembra necessario sottolineare la maggior attenzione che noi dedichiamo al filone tradizionalista e ancor più a quello nazionalpopulista. Questa precisa scelta di campo è conseguente alla persuasione che le due sopra menzionate correnti interne al pensiero di Destra diano gli spunti determinanti per capire e risolvere i problemi ancora esistenti negli Stati Occidentali. Nello stesso tempo però ci riteniamo aperti ai più disparati apporti ideali, poiché consideriamo la cultura sempre in evoluzione, non chiusa in schemi ideologici rigidi e dogmatici. In ciò ci differenziamo dalla cultura di sinistra che, credendo di aver trovato nel marxismo l’ideologia o addirittura la fede con la quale interpretare tutto quanto accadeva nella Storia, subito dopo la caduta del muro di Berlino è sprofondata in una crisi culturale all’apparenza irreversibile.

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Ci sembra ora opportuno indicare gli autori che maggiormente caratterizzano la “nostra Destra”: innanzitutto Giovanni Gentile con le sue aperture umanistiche e Ugo Spirito con le sue suggestioni sociali, poi Pareto e Mosca con le loro elaborazioni del sociologismo politico, Prezzolini e Papini con la feconda esperienza de “La Voce”, Marinetti con il Futurismo, Rensi e Soffici, Evola e D’Annunzio.

Non vogliamo trascurare neanche gli apporti europei al pensiero di Destra come quelli offerti dai promotori della Rivoluzione Conservatrice Tedesca Schmitt, Junger, Moeller van den Bruck, Spengler; o le “provocazioni intellettuali” degli eretici francesi Drieu La Rochelle e Brasillach; o, per finire, la recente esperienza della “Nuova Destra” di Alain De Benoist.

La ragione per la quale molti di questi pensatori sono sconosciuti al grande pubblico dipende dal fatto che negli ultimi 50 anni sono stati criminalizzati per meschini fini politici dell’intellighenzia di sinistra. Ci sembra ora giunto il momento di rivendicare un confronto a tutto campo, che finalmente restituisca dignità culturale al pensiero di Destra. La nostra convinzione è suffragata dal fatto che, in un epoca come quella che stiamo vivendo, in cui orizzonti ideali e culturali sembrano essersi smarriti, solo un fecondo ma anche aspro dibattito culturale può consentire di sviluppare quella nuova sintesi di pensiero indispensabili per guardare con ottimismo all’imminente III millennio.

 

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