Le dichiarazioni di Trump riguardo il reintegro della Russia al tavolo dei grandi della terra, prima, e la possibilità di passare da un G8 ad un G3, poi, non fanno altro che confermare quanto da me già scritto nel mio ultimo libro.

Donald Trump non è nemico della Russia, semmai lo sono le lobby, l’establishment, e determinati “think tank” statunitensi che influenzano, non poco, sia l’opinione pubblica che la Casa Bianca.

Trump ha percepito, già prima della sua elezione a XLV Presidente degli Stati Uniti, che l’unico modo per battere il BRICS è quello di tentare di disgregarlo e ciò può avvenire solo nelle seguenti modalità:

  • o attaccando singolarmente, con manovre speculative e destabilizzanti, i settori deboli dei Paesi facenti parte il BRIC;
  • o colpendo integralmente gli anelli deboli della suddetta ”catena” e quindi determinati Stati appartenenti al suddetto “formato”;
  • o cercando di portare dalla propria parte uno o più componenti di questo “formato”.

Nel caso specifico, questa strategia, la si è potuta applicare solo nei riguardi del Brasile, vero anello debole del BRIC, per ciò che concerne invece la Cina – possedendo, “la Terra del Celeste Impero”,  ancora  1.120 miliardi di Dollari del debito pubblico statunitense, avendo una popolazione che supera il miliardo per oltre 300 milioni di individui con un esercito relativamente adeguato ed un PIL che continua a crescere di oltre 6 punti percentuali l’anno – è, praticamente, inattaccabile.

Altro discorso, invece, può essere fatto con la Russia.

Anch’esso inattaccabile per la propria potenzialità militare, per la propria estensione territoriale e per la capacità di essere fieramente autarchica nonostante le sanzioni, ma che tuttavia potrebbe, per la propria collocazione culturale, fare tranquillamente parte del blocco occidentale. Un avvicinamento tra i due colossi era già avvenuto il 28 maggio 2002, a Pratica di Mare, grazie alla mediazione italiana. È bene ricordare che,  all’epoca, il nostro Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi mentre a Washington sedeva ancora George W. Bush.  Fu in quella cornice che venne firmato il famoso trattato “Russia – Nato”. Documento, quest’ultimo, che sarebbe dovuto diventare, secondo gli analisti più ottimisti, la piattaforma attraverso la quale, nel tempo, la Russia sarebbe stata integrata nell’Alleanza. Gli anni però passarono e, benché Putin sia rimasto saldamente alla guida del Cremlino, negli Stati Uniti ben tre Presidenti di diverso orientamento politico si sono avvicendati, così come tre sono state le diverse modalità di approccio a Mosca. Tutto ciò, quindi, non ha fatto altro che creare delle perturbazioni nel rapporto tra le due superpotenze. Perturbazioni che, è bene ricordarlo, a causa della nostra sudditanza nei confronti della NATO in primis e degli Stati Uniti poi e delle nostre costanti cessioni di sovranità verso l’UE, non hanno fatto altro che causare grossi danni sia ai nostri interessi economici (vedi sanzioni alla Russia) che geopolitici (vedi guerra in Libia).

Vedi anche  Presidenziali #Usa2016: Pence, vice di #Trump, vince contro Kaine vice di #Clinton. La trascrizione per capire la politica degli Usa e la nostra economia

Ora che, grazie al “Governo Giallo/Verde”, fette consistenti di sovranità vengono recuperate quotidianamente le cose sono mutate positivamente non solo per noi ma anche nel rapporto tra la Russia e gli Stati Uniti.

Infatti, Trump ha capito subito che se l’Italia venisse messa alle strette potrebbe, con il proprio peso specifico, creare non pochi problemi negli equilibri interni della NATO e perché no? Mettere anche in dubbio le alleanze fin qui stipulate. Pertanto seguendo un antico adagio popolare avrà pensato: << Se non puoi batterli fatteli almeno amici! >>. Ed ecco l’assist servito in Canada a Conte: << La Russia torni nel G8 >>. L’ok scontato dell’Italia ha rimesso il nostro Paese al centro del mondo ed ha spinto contemporaneamente all’angolo la Germania e la Francia. Putin, dal canto suo, da grande politico e stratega qual è, ha mangiato subito la foglia e pur non lesinando un incontro futuro con l’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato per bocca del suo portavoce Dmitry Peskov: << No grazie, la Russia è concentrata su altri “formati” >>.

Che equivale a dire non ci interessano ne il G8, ne il G3, ma siamo pronti a confrontarci sul G20, organizzazione, questa, che conta sulla presenza dei Paesi facenti parti il G7+BRICS+PAESI EMERGENTI (Australia; Arabia Saudita; Argentina; Corea del Sud; Indonesia; Messico; Turchia).

In altre parole la Russia, giustamente, non vuole scaricare ne la Cina, ne l’India, ma soprattutto punta al multilateralismo sapendo, in questo contesto, attraverso determinate alleanze, di poter fare veramente la parte del leone.

Per ciò che concerne l’Italia, stando così le cose, sia nel formato G3, che G8, che G20, non potrà che fare solo bene.

Il sovranismo italiano, alla prova del 9, sta reggendo botta oltre ogni più rosea aspettativa.

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