Ormai la puntuale vulgata occidentale, tutti buoni da una parte e tutti i cattivi da una parte, in Siria  è miserevolmente deceduta. I buoni, o moderati si sono rivelati più cattivi  del cattivo Regime Alawita. Riportiamo di seguito un’interessante intervista.  

LA GUERRA IN SIRIA SPIEGATA DA UN CONNAZIONALE: OUDAY RAMADAN            (di Andrea Cucco)  Tratto da: difesaonline

Durante l’ultimo reportage siriano abbiamo ascoltato dai ministri alla gente comune al bar, dai militari in servizio ai reduci. Uno dei testimoni più interessanti, per preparazione e capacità di analisi della situazione, è stato però un concittadino, Ouday Ramadan. Cresciuto in Libano durante la guerra civile, ha vissuto numerosi avvenimenti mediorientali in prima persona. Figlio di un’eminente guida spirituale alawita, “testa calda” ha sempre preferito l’aspetto politico della vita umana: l’AK con cui girava da ragazzino non era di plastica… Vive da decenni in Italia, Paese che ama profondamente ed in cui ha realizzato lavoro e famiglia.
Nonostante la febbre a 40°, l’ultimo giorno della sua permanenza in Siria, ci ha permesso di registrare questa intervista. È un documento prezioso: dopo una breve presentazione, scopriamo la storia siriana fino ai recenti giorni spiegando cos’è ciò che i media frettolosamente (o con dolo) definiscono “regime alawita”, la reale portata dell’intervento russo e molti retroscena che cambiano le carte in tavola. O almeno quelle che sono mostrate a noi italiani…

Fonte: http://www.difesaonline.it/evidenza/interviste/la-guerra-siria-spiegata-da-un-connazionale-ouday-ramadan

 

 

Molti think tank , individuano nel rifiuto di Assad di  firmare un accordo col Qatar per un oleodotto.

Su www.theguardian.com si legge: “Nel 2009 … Assad si rifiutò di firmare un accordo col Qatar per un oleodotto il quale, dai giacimenti più a nord contigui al campo South Pars iraniano, avrebbe portato il greggio sui mercati europei via Arabia Saudita, Giordania, Siria e da ultimo Turchia, aggirando – cosa fondamentale – la Russia. Ma il ragionamento di Assad fu di «proteggere gli interessi del suo alleato russo, primo fornitore di gas naturale all’Europa”.

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