La Via Della Seta per adesso rappresenta la via della dipendenza economica da Pechino.

Basta vedere che fine hanno fatto paesi come Gibuti, Kyrgyzstan, Laos, Maldive, Mongolia, Montenegro, Pakistan e Tajikistan, Sri Lanka dove la via si è formalizzata con opere infrastrutturali fatte dai paesi attraversati, pagate a prestito, cinese, se poi i paesi non sono capaci a restituirli si prendono le infrastrutture.

“Il rischio che potremmo correre è la trappola del debito. Se i cinesi ci prestano dei soldi per realizzare infrastrutture e noi non riusciamo a ridarli, tendono a dire ‘non ce li ridare, dacci infrastrutture'” ( Dario Fabbri).

L’Italia dovrebbe cedere quote di sovranità delle infrastrutture  portuali e logistiche italiani e delle comunicazioni, il 5G.

Le ricadute sull’export italiano sarà in saldo negativo, i treni che arrivano da Pechino, in Europa, ritornano semivuoti in Patria.

Inoltre le aziende cinesi fanno dumping, ovvero concorrenza sleale, praticando prezzi bassi per espugnare mercati.

Ricapitolando. Di Maio è favorevole a aprire i porti italiani con un accordo “segreto” e senza aver capito nulla,  alle merci che arrivano dalla Cina attraverso la  Via della Seta, ma è contrario alle infrastrutture come la Tav che collegherebbero quei porti al resto d’Europa.

Salvini è chiaro, “Via della seta con la Cina? Non abbiamo pregiudizi, ma molta prudenza. Siamo favorevoli al sostegno e all’apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture. Non vorremmo diventare una colonia. Laddove, e si è visto, la Cina ha effettuato investimenti, ha aperto il suo mercato nel Paese che lo ha ospitato. Pertanto – ha concluso il vicepremier – molta prudenza”.

Vedi anche  Salvini sbaglia. Occorre un intervento militare in Libia per contrastare la #Francia e difendere l'Italia. Prima l'Italia.

Qui sotto è come la vedono i cinesi la via della seta,con frecce e penetranti.

 

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