“Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria”

Basta sostituire a “macchina totalitaria”, il termine “social network” o “motore di ricerca” o “browser”, per capire il reale pericolo che corre l’umanità.

Il vero pericolo non è insito in chi utilizza il mezzo, ma in chi lo possiede.

Il contesto è chiaramente quello della Seconda Guerra mondiale, con particolare riferimento alla sua condizione personale ed esistenziale di essere ebrea.

Il libro inizia con una disamina approfondita sulle cause dell’antisemitismo europeo nel primo e medio XIX secolo, continuando poi con un esame dell’imperialismo coloniale europeo dal 1884 alla Prima Guerra mondiale.

L’ultima parte tratta delle istituzioni e delle azioni dei movimenti totalitari, esaminando in maniera sviscerata le due più pure forme di governo totalitario del Novecento: quella realizzatasi nella Germania del nazismo e quella della Russia di Josif Stalin.

La Arendt esclude il fascismo italiano dalla categoria di totalitarismo.

«Quando il partito fascista […] si impadronì dello stato e si identificò con la massima autorità nazionale, si apprestò a fare del “popolo una parte dello stato”. Ma non si pose “al di sopra dello stato”,

Le origini del totalitarismo (1951) è un classico della filosofia politica e della politologia del Novecento.

Per la Arendt il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazione delle contraddizioni dell’epoca moderna e insieme la comparsa in Occidente di un fenomeno radicalmente nuovo. Le categorie tradizionali della politica, del diritto, dell’etica e della filosofia risultano inutilizzabili; quanto avviene nei regimi totalitari non si può descrivere nei termini di semplice oppressione, di tirannide, di illegalità, di immoralità o di nichilismo realizzato, ma richiede una spiegazione «innovativa».

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Lungi dal presentare una struttura monolitica, l’apparato istituzionale e legale totalitario deve rimanere estremamente duttile e mobile, al fine di permettere la più assoluta discrezionalità.

Per questo gli uffici vengono moltiplicati, le giurisdizioni tra loro sovrapposte e i centri di potere continuamente spostati. Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria.

Nelle Origini tale macchina viene smontata e analizzata pezzo per pezzo: i metodi propagandistici, le formule organizzative, l’apparato statale, la polizia segreta, il fattore ideologico e, infine, il campo di sterminio, istituzione suprema e caratteristica di ogni regime totalitario.

 

Pubblicato da Letture da Destra su Mercoledì 9 dicembre 2020

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