Prima di essere assassinata, Claretta Petacci subì violenza carnale? 

Nel gran calderone dei Siti on line, infine, salta fuori anche il racconto di un misterioso “medico legale”, che asserisce di essere stato presente alla autopsia sul cadavere del Duce, il quale avrebbe raccontato ad una misteriosa radio, che ebbe a constatare spaventose sevizie, inferte in vita, su Mussolini e la Petacci. Particolari raccapriccianti che, per decenza, evitiamo di riportare tanto più che trattasi di una evidente fola, a cui però molti hanno abboccato (chi volesse leggere questa “intervista radiofonica”, tra i molti siti che la riportano, può vedere: http://www.mussolinibenito.it/ ilrtefertomedico.htm .

Nessuno si è posto il dubbio che un riscontro del genere sarebbe stato notato in sala settoria da tutti i presenti e non avrebbe potuto rimanere nascosto, mentre nulla di tutto ciò venne accennato dai cronisti italiani e americani presenti quel giorno all’obitorio.

Ne consegue che siamo in presenza di una vera e propria “leggenda metropolitana”, tanto più che le foto della salma del Duce o della Petacci, pur martoriate da selvagge e orribili percosse e traumi inferti dopo morti, non fanno sospettare altri tipi di sevizie inferte in vita.

Abbiamo voluto fare questa lunga introduzione, non solo per denunciare l’inattendibilità della letteratura inerente la morte di Mussolini e la inaffidabilità di Internet, dove è presente materiale taroccato o falso, ma anche per specificare che ogni storico serio, di fronte ad alcune ipotesi o intuizioni che gli si presentano nella decifrazione dei fatti storici, come per esempio quella che stiamo per esaminare ovvero l’ipotesi che su Claretta Petacci, prima di essere assassinata, venne consumata una violenza sessuale, dovrebbe sempre seguire un metodo di doverosa correttezza, che in genere si estrinseca in pochi passaggi.

1. Raccolta di ogni informazione o testimonianza sufficientemente attendibile;

2. elaborazione delle possibili ipotesi su come possano essersi svolti i fatti in questione;

3. riscontri per stabilire se i dati acquisiti confermano o smentiscono le singole ipotesi.

E’ proprio quello che cercheremo di fare in questa sede, sottoponendo ad indagine retrospettiva le ipotesi che adombrano una violenza sessuale sulla Petacci, una eventualità questa che viene alquanto dibattuta anche tra i ricercatori storici impegnati a dirimere il mistero della morte di Mussolini, ma che non trova concordia di pareri, nè soluzione.

Applicando anche noi, a questo sospetto, il corretto metodo di indagine storica, vorremmo dare a chi si interessa di queste vicende dei validi spunti di riflessione.

Tanto per cominciare stabiliamo un punto fermo: da tutta una serie di testimonianze, rilievi e considerazioni di ogni genere, possiamo dare quasi per certo  (il dubbio è riferito solo alla impossibilità di eseguire alcune verifiche) che Mussolini venne ucciso la mattina del 28 aprile 1945 nel cortile sotto casa dei De Maria a Bonzanigo, in un orario che oscilla tra poco dopo le nove e poco prima della 10.

Claretta Petacci invece venne uccisa, con una sventagliata di mitra alle spalle, intorno al mezzogiorno, su di un prato all’inizio della mulattiera via del Riale che porta a Bonzanigo.

Lo abbiamo già fatto tante altre volte e quindi non staremo ora qui a fornire le considerazioni e le prove che attestano questi orari e modalità di morte antimeridiana smentendo, al contempo e definitivamente, la “fucilazione” davanti al cancello di Villa Belmonte in Giulino di Mezzegra alle 16,10, descritta dalla mentoniera “storica versione”, la “vulgata”.

Del resto se, per assurdo, fosse invece veritiera la “storica versione” ovvero Mussolini e la Petacci portati da Audisio il pomeriggio davanti al cancello e ivi fucilati, il problema di una possibile violenza sulla Petacci neppure si porrebbe perchè non si avrebbe lo spazio di consumazione dell’atto senza stravolgere totalmente i fatti e volare di fantasia.

Cominciamo con il fornire i dati che si conoscono circa lo stato in cui si presentava il cadavere della Petacci portato a Piazzale Loreto e poi all’obitorio di via Ponzio a Milano.

Utilizzeremo gli studi del medico legale dott. Aldo Alessiani, le considerazione del prof. Giovanni Pierucci comprensive di una perizia, resa nota nel 2006, da parte di una sua equipe all’Istituto di medicina legale di Pavia, alcune considerazione del prof. Pierluigi Baima Bollone dell’Istituto di medicina legale di Torino, i rilievi emersi dalla osservazione di foto e filmati d’epoca ed altre informazioni correlate.

Le foto del cadavere di Claretta Petacci (non sottoposto ad autopsia) ci mostrano il vestito aperto sul petto, nel quale si rilevano diversi fori di arma da fuoco. Alcuni sono sicuramente d’uscita (colpita alle spalle), altri dubbi. In molti casi è però  impossibile attestare se furono sparati in vita oppure post mortem.

In prossimità  del lato Dx del collo, compare una serie di piccole, tondeggianti lesioni (escoriazioni?) dalla natura discutibile. Poco utili per avanzare ipotesi.

Le grossolane escoriazioni in regione sottomandibolare ed altre ancora, sono quasi sicuramente postmortali (calci), così come l’impronta della suola di uno scarpone sul viso, esito infame di un calcio rifilato ad un cadavere.

Alquanto sensibile invece la tumefazione ecchimotica della palpebra inferiore Dx ed una certa tumefazione della regione orbitaria Dx. Anche al naso sembrano esserci leggere contusioni. Questi ultimi rilievi fanno presumere che la donna venne raggiunta, in vita, da uno o due colpi al viso, ma tanto per essere cavillosi, in teoria non potrebbe escludersi che queste contusioni si determinarono a causa della repentina caduta della donna in avanti quando venne colpita a morte alle spalle, essendo in questo caso una contusione “in limine mortis.

E’ anche interessante conoscere la dichiarazione ufficiale del maggio 1956, rilasciata dal legale della famiglia Petacci, avv. A. D’Altilia dopo alcuni accertamenti peritali, a seguito di denuncia presentata  contro Walter Audisio per omicidio volontario pluriaggravato.

Questa dichiarazione, tenendo comunque presente che è di parte, diceva:

<<… durante l’espletamento delle operazioni di riesumazione e ricomposizione dei resti di Clara Petacci… si è accertato che Clara aveva ricevuto in vita un violento colpo al viso con un corpo contundente…

Inoltre lo zigomo destro presentava un foro di sfondamento con segmenti ossei rientrati, e il perito accertò  che tale frattura non poteva essere stata prodotta post mortem.

Altro documento in nostro possesso rivela che la donna fu abbattuta proditoriamente. L’insieme di questa documentazione, di quanto reperito fra i resti mortali e le risultanze delle nostre recenti indagini, stanno a dimostrare che Mussolini e Clara Petacci non furono uccisi contro il cancello di villa Belmonte, dinanzi al quale fu allestita solamente una macabra messa in scena>>.

Come vedesi siamo purtroppo in presenza di tutta una serie di rilievi e considerazioni che poco aiutano a sciogliere il dubbio su una probabile violenza carnale inferta alla donna.

Proprio a questo proposito, però, alcune osservazioni vennero invece fatte dal medico legale Pierluigi Baima Bollone che venne poi a pubblicarle nel suo libro “Le ultime ore di Mussolini “, Mondatori 2005.

Il Bollone intese escludere una possibile violenza carnale subita dalla Petacci in considerazione, secondo lui, di alcune immagini della salma le quali, farebbe intravedere che le parti intime della Petacci non presentavano escoriazioni o ecchimosi né segni di imbrattamento e che i reggicalze erano ben assestati.

Un rilievo questo, del medico legale torinese, alquanto peregrino e poco comprovante.

Egli intanto parte dalla presunzione che la “vulgata” sia veritiera e quindi Mussolini e la Petacci furono fucilati insieme alle 16,10, quando invece ci sono oramai pochi dubbi di una morte antimeridiana e che la Petacci restò in vita dopo Mussolini per oltre 2 ore ancora, uscì dalla casa, camminò, ecc. E’ quindi possibile, nonostante la violenza nel frattempo subita, che la donna si era in qualche modo riassettata il vestiario.

Il libro scritto dal Bollone diede, all’epoca, l’impressione di essere una mezza “ciambella di salvataggio” per la “storica versione”, la “vulgata”, che oramai era naufragata da ogni punto di vista. Il Bollone nel suo studio intese revisionarla un poco, accettando almeno quanto era oramai a tutti evidente, ovvero che Mussolini e la Petacci erano stati uccisi da almeno due tiratori e con due armi diverse, quindi non il solo Audisio.

Vedi anche  Le stragi partigiane del dopoguerra in Italia. La lista dell'orrore. #foibe #partigiani #Anpi

Ma, stabilito questo, l’autore si arrampicò in tutta una serie di spiegazioni poco convincenti per cercare di confermare che Mussolini e la Petacci furono uccisi al pomeriggio, davanti al cancello di Villa Belmonte in Giulino di Mezzegra e non il mattino in quel di Bonzanigo.

Il medico disse di aver sottoposto a perizie parte del vestiario di Mussolini che si vedeva nelle foto e nei filmati, ma “dimenticò” di fare la stessa analisi proprio sul giaccone indosso al cadavere e che pur si mostrava ampiamente nei filmati di Piazzale Loreto.

Se l’avesse fatto (o dobbiamo pensare che proprio per questo non la fece?) si sarebbe facilmente reso conto che quel giaccone non presentava buchi o strappi quali esito di una fucilazione (dove ben 9 colpi avevano attinto il corpo del Duce) e quindi era stato fatto indossare ad un cadavere. Ergo, a Villa Belmonte era stata recitata una messa in scena.

Comunque sia, i dubbi che fanno presumere un infame sfregio alla donna, sono almeno due:

il fatto che il cadavere della Petacci, portato a Piazzale Loreto, risultasse privo delle mutandine e la mancata autopsia della salma. Vediamoli separatamente.

La mancanza delle mutandine. Senza neppure considerare le idiozie gratuite di chi insinua presunte arti amatorie del Duce (assurde per un uomo di quasi 62 anni, reduce da una giornata e una nottata devastanti, privo di riposo da giorni e in condizioni di cattività e guardiania), alla domanda perché il cadavere della Petacci era senza mutandine, tanto più che testimonianze dei coniugi De Maria ci raccontano che la donna aveva il ciclo mestruale e venne accompagnata più di una volta ai servizi igienici ubicati fuori della casa, possiamo ragionevolmente adombrare queste ipotesi:

a) Gliele avevano tolte i partigiani dopo morta come ulteriore gesto di denigrazione. Non ci sono però testimonianze o elementi che la possano confermare, resta quindi una ipotesi del tutto teorica e serve a poco.

b) Se le era tolte la Petacci stessa per lavarle, a causa delle mestruazioni che sappiamo gli vennero quella notte e poi magari, non asciutte, le mise momentaneamente nella tasca del cappotto o della pelliccia (i servizi igienici, come detto, erano all’esterno). Quando poi rientrò in stanza venne sopraffatta dagli avvenimenti (arrivo dei partigiani) e non potè rimettersele.

Anche a questa ipotesi mancano elementi di prova perchè il cappotto sembra che rimase in possesso dell’autista Giovanbattista Geninazza, mentre la pelliccia, prima di scomparire, passò in varie mani e, per esempio, i primi di maggio 1945 venne fotografata a Dongo nel giardino di Luigi Conti (fu sindaco comunista del paese), mettendo in evidenza i fori nello schienale, ma nessuno denunciò di aver ritrovato queste mutandine, che pur sarebbero state un “cimelio”. Oltretutto sappiamo che la Petacci venne uccisa a mezzogiorno, mentre il Duce era stato ammazzato tra le 9 e le 10 di mattina. Nel frattempo la donna era uscita da casa De Maria e a quanto riferì Dorina Mazzola, teste al tempo nei pressi residente, seguì, costernata e disperata, il trasporto del cadavere di Mussolini per la mulattiera via del Riale, prima di essere uccisa nel prato proprio a lato di casa Mazzola. E’ prevedibile quindi che, seppure prima non le indossava, avendole lavate, aveva poi comunque avuto tutto il tempo per rimettersele, a meno che la concitazione di quei momenti non glielo abbia impedito.

Quindi, pur con qualche dubbio, anche questa ipotesi che le aveva in tasca resta inutilizzabile.

c) Venne violentata poco dopo che fu ucciso il Duce e le mutandine si strapparono andando poi perdute o fatte sparire. E’ questa una dinamica possibile, seppur non dimostrabile, che si regge proprio su la mancanza delle mutandine e sul perchè non venne fatta l’autopsia.

La mancata autopsia sulla salma della Petacci.

Come ben sappiamo, già sul cadavere di Mussolini venne compiuta una autopsia più che altro come un riscontro diagnostico per le morti violente e non naturali che in quei tempi di guerra erano all’ordine del giorno. Non furono quindi forniti elementi utili per una indagine sulle cause, la dinamica e le modalità di quella morte. Anzi il verbale stilato dal prof. Caio Mario Cattabeni, desta alcune perplessità e fa sospettare che quel giorno, in sala settoria ci furono delle imposizioni esterne. Tanto più poi che, stranamente, non venne eseguita la necroscopia sulla salma della Petacci. Il medico antifascista Pierluigi Cova Villoresi, che dicesi presente a quell’avvenimento, affermò negli anni ’90, che secondo lui non venne fatta l’autopsia alla donna perchè non era stato ritenuto assolutamente necessario, aggiungendo così, con questa stupida osservazione, ulteriori perplessità.

E’ ridicolo infatti sostenere che la necroscopia sulla salma della Petacci era inutile e non necessaria, quando la donna era stata fucilata assieme a Mussolini, aveva condiviso le sue ultime ore di vita ed essendone stata notoriamente l’amante rappresentava pur sempre una “celebrità”. Quindi la mancata necroscopia ha altre ragioni ed a questo proposito bisogna considerare il ruolo e la presenza a quella autopsia di quel “Guido,  Generale medico della Direzione Generale di Sanità del Comando Generale del CVL”, firmatario del verbale di Cattabeni, che molti sospettano, a ragione, abbia condizionato la necroscopia di Mussolini e impedito quella sul cadavere della Petacci.

Il fatto sconcertante è che questo misterioso Guido è poi letteralmente sparito nel nulla. Non ha mai più dato segni di vita, nè è mai stato possibile dargli un nome, solo supposizioni e nessuna autorità del CLNAI, del CVL, di partecipanti alla Resistenza, ecc., ha mai dato indicazioni per rintracciarlo. Questo Generale medico del CVL aveva quindi presenziato alla necroscopia, probabilmente aveva imposto qualcosa, quindi aveva firmato il verbale autoptico e si era  poi volatilizzato nel nulla! Un comportamento questo di chi aveva avuto sicuramente molto da nascondere e quindi venne “coperto” rendendolo sconosciuto e irreperibile per non correre il rischio di far emergere circostanze inquietanti.

Tirando le somme comunque, con i dati che abbiamo fornito, l’ipotesi di una possibile violenza carnale alla Petacci, pur restando in piedi non è possibile attestarla con prove.

Personalmente crediamo, il dubitativo è d’obbligo, ma non possiamo dimostrarlo (la mancanza delle mutandine e la mancata autopsia, però, sono indizi non da poco) che effettivamente la Petacci venne violentata. Ma in questo caso quando?

Sul quando dobbiamo rifarci alle testimonianze della signora Dorina Mazzola e della Savina Santi vedova Cantoni (la moglie di Sandrino Guglielmo Cantoni, uno dei due partigiani lasciati di guardia in quella casa).

Da queste testimonianze si deduce che due partigiani venuti da fuori, accompagnati da Michele Moretti (Pietro, il comunista che aveva portato Mussolini e la Petacci in quella casa) fecero, verso le 9, una aggressiva irruzione nella stanza del Duce. E’ poco, ma sicuro che i due prigionieri reagirono. Forse la Petacci, donna impulsiva, si scagliò contro costoro e venne colpita al viso.

Mussolini, che sicuramente cercò di difendere la Petacci e sé stesso, lottò contro gli aggressori, finì in terra e restò ferito da uno o due colpi di pistola al fianco e forse al braccio. Le osservazioni balistiche e su le ferite, da parte del medico legale Aldo Alessiani, almeno fino a questo punto, sono molto attendibili. Quindi Mussolini ferito venne fatto scendere in cortile, ancora in maglietta bianca di salute a mezze maniche e poco dopo fu assassinato con una esecuzione ravvicinata di tipo gangsterico (colpi ravvicinati di pistola e di mitra).

Fin qui non crediamo che la Petacci fosse stata violentata, tanto che la Dorina Mazzola riferisce, che mentre il Duce veniva tradotto nel cortile dello stabile, una donna si affacciò a una finestra, gridando “Aiuto”, “Aiutateci ”, ma venne ricacciata dentro in malo modo.

La Petacci poi riapparve circa un paio di ore dopo, quando i partigiani trasportarono a braccia Mussolini morto per via del Riale e sappiamo che, lei dietro, si disperava e piangeva.

Ecco, se c’è stata violenza carnale, come personalmente riteniamo, sia pure con riserva, ci fu in quelle due ore. Da parte di chi e se più di uno, sinceramente non è possibile ipotizzarlo.

Fonte : http://lavocedeisenzavoce.myblog.it/2013/07/21/temp-74f5a872d676290e72eb60e6f8b9ba04-5525765/

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