di GIANFRANCO FINI

E’ davvero una sparuta minoranza quella degli italiani che seguono il dibattito sulla legge elettorale con cui si tornerà al voto per rinnovare il Parlamento. E coloro che si appassionano al tema sono autentiche mosche bianche. Stigmatizzare il sempre più scarso senso civico dei nostri connazionali e spiegarlo come effetto della crescente sfiducia nei confronti della politica sarebbe però sbagliato: la crisi della democrazia, per sua natura basata sulla partecipazione popolare, e il cosiddetto populismo, ostile a ogni istituzione rappresentativa, non c’entrano nulla col fatto che è impossibile sentire un cittadino comune che in ufficio, al bar o in treno discuta di legalicum, verdinellum, italicum corretto…

Del resto perché dovrebbe farlo? Sarebbe come chiedersi perché nessuno tra i comuni mortali si interessa di esoteriche formule alchemiche o di incomprensibili cruciverba giapponesi.

Eppure c’è stato un periodo non lontano in cui gli italiani parteciparono massicciamente al dibattito tra i sostenitori del modello maggioritario e quelli del modello proporzionale. Non è quindi la materia, cioè quale legge elettorale è più idonea per garantire rappresentatività e governabilità, ad essere giudicata priva di interesse o addirittura sgradita a tal punto da essere rifiutata a priori.

E’ il modo con cui i partiti stanno affrontando il tema a disgustare coloro che tra breve dovranno recarsi alle urne.

Lo spettacolo è talmente misero che non passa giorno senza che anche da parte di coloro che per professione devono occuparsene non si scriva di “ gioco dell’oca”, “mossa tattica”, “carte coperte”, “specchietto per le allodole” per commentare le proposte che di volta in volta vengono avanzate e le risposte che queste ricevono dagli altri partecipanti al gioco al massacro che si sta svolgendo in Parlamento.

Perché proprio di questo si tratta: di un irresponsabile gioco al massacro sulla pelle di quel che resta della credibilità internazionale dell’Italia e della stessa nostra democrazia.

Lo spirito con cui si sta giocando la partita è infatti chiaro ed l’unica cosa che gli italiani hanno capito: ogni partito punta ad una legge elettorale che avvantaggi se stesso e di conseguenza danneggi più o meno sensibilmente gli altri, spesso senza nemmeno fare la distinzione tra alleati ed avversari. Anche a tale riguardo infatti tutto è ormai possibile e nulla può essere escluso a priori pur di sedersi dopo il voto al tavolo del vincitore…

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Siamo ormai ben oltre il tatticismo inevitabile in una materia complessa come la legge elettorale, e non solo perchè siamo agli ultimi mesi della legislatura ma nessuno sa ancora come uscire dal labirinto. Siamo ai titoli di coda perché dietro le ipocrite dichiarazioni di tutti circa la necessità di andare al voto con una legge equilibrata, si ha sempre di più l’impressione di assistere ad un irresponsabile ultimo valzer sul Titanic. Nel senso che sta prevalendo l’idea che a decidere chi dovrà tra breve governare l’Italia conteranno molto di più le scelte degli eletti nel futuro Parlamento rispetto alle scelte degli elettori nelle urne.

In altre parole si affaccia l’idea di una democrazia senza demos, per dirla con Dahrendorf. Di una crazia, cioè di una casta, che si accinge non a rispettare il responso del popolo sovrano, bensì ad interpretare, e se necessario a manipolare, a proprio tornaconto l’esito del voto. Di qui la convinzione che a ben vedere una legge elettorale vale l’altra, perché l’Italia è sempre rimasta a galla, nonostante sia il Paese del trasformismo e dei ribaltoni.

Un’amara verità che non può però diventare un alibi. Perché rischia di far crescere a dismisura il partito dell’astensione e/o di portare al governo gli apprendisti stregoni del più becero qualunquismo. E perché dopo il voto francese ( e, chiunque vinca, dopo quello tedesco di settembre ) l’Italia non si può permettere di giocare col fuoco della instabilità e della irresponsabilità politica. Non sarebbero solo i mercati finanziari a presentarci il conto, sarebbero i nostri figli.

Tratto da: http://www.liberadestra.com/legge-elettorale-si-gioca-col-fuoco/

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