Ciao bambino, piccolo uomo,
forse no, sei solo poche cellule.
Non sei bello in quel sacco d’immondizie,
ma che vuoi, c’è anche la crisi degli alloggi.

Bambolotto, sei già rotto,
chi ha giocato col tuo seme si è stufato.
Non è il caso, han detto, di metterti al mondo,
il partito ha detto no, mi spiace tanto.

Occhi azzurri, manine fredde,
ti sei fatto due mesetti in questo mondo,
era caldo il ventre dolce della mamma,
fuori è freddo, ma che vuoi, manca il petrolio.

Non lo sai, ma tu sei già importante,
per ucciderti si son messi d’accordo i partiti,
i sindacati e quella donna…
ti va bene, non dovrai chiamarla mamma.

Ciao bambino, piccolo uomo,
non saranno tue le gioie ed i dolori,
non vedrai tramonti, albe e giorni uguali,
non sciopererai con i parastatali.

Non vedrai bandiere tinte col tuo sangue,
non dovrai dire di sì a chi ti mente,
non dovrai raccoglier firme per l’aborto,
non dovrai portare fiori a chi è già morto.

Poche cellule, ma occhi troppo blu,
scusa se ti lascio, adesso torno giù.
Ciao amico non rimpiango la tua sorte:
sei riuscito a restar puro fino alla morte.

Poche cellule, ma occhi troppo blu,
scusa se ti lascio, adesso torno giù.
Ciao amico non rimpiango la tua sorte:
sei riuscito a restar puro fino alla morte.

Amici del Vento – Lettera ad un bambino buttato via (1976)

Questo brano venne scritto all’indomani della famigerata legge sull’aborto (1976) e durante la campagna del referendum abrogativo. Ispirata dal fatto che Carlo Venturino era allora studente in medicina, è il monologo di un medico che si rivolge ad un feto abortito. (Lorien)

Vedi anche  Piccolo Attila - Amici Del Vento

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