Occorre ripensare il rapporto tra infrastruttura, sviluppo e paesaggio, considerando che nella fattispecie salentina, è stato devastato da tempo dalla perversa logica della seconda casa a mare, ma occorre sottolineare che il concetto “Non nel mio giardino” non esiste qui, se lo sono cementificato da tempo.

San Foca

 

No Tap? No energia

Bello il paesaggio del Salento. Il movimento No Tap vorrebbe però farcelo contemplare al buio e al freddo. Perché è questa la morale della favola: senza l’apertura di nuove rotte energetiche, l’Italia è destinata a pagare un prezzo sempre più salato per riscaldarsi, per illuminare case, strade e uffici, per garantire il funzionamento degli impianti industriali, per tenere acceso il “motore” del sistema nazionale senza subire ricatti economici o geopolitici.

Il Tap, vale a dire il terminale del gasdotto che dovrebbe farci arrivare il metano dell’Azerbaigian, è stato progettato proprio per diminuire la nostra dipendenza dai Paesi produttori di energia (il 40% del metano ci arriva, ad esempio,  dalla sola Russia) e per risparmiare sul costo dell’energia stessa, a beneficio di imprese e famiglie. Il governo Gentiloni ha pensato, tardivamente, di garantire la prosecuzione dei lavori di questa importante opera attraverso un emendamento alla legge di bilancio volto a sancirne il carattere “strategico” , con il conseguente inasprimento delle sanzioni per gli attivisti del movimento No Tap, tutta gente preoccupata dalle possibili ricadute sul paesaggio salentino del terminale energetico. In realtà, al di là delle legittime preoccupazioni ecologiche, agisce al fondo della protesta la solita pulsione regressiva che abbiamo visto in azione anche riguardo alla Tav: “Not in my backyard” (“Non nel mio giardino”).

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Ancorché giustificato, l’emendamento del governo s’è però rivelato un pasticcio, costituzionale e politico. Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, non poteva che sancirne l’inammissibilità. A risvegliare il governo dal suo letargo ha provveduto, qualche giorno fa, l’incidente all’hub energetico di Baumgarten, in Austria, con il temporaneo blocco delle forniture di metano dalla Russia e con il panico che s’è subito scatenato per un possibile aumento del costo del gas.

Una vicenda, al dunque, grottesca, che rivela due patologie italiane: da un lato, l’ideologismo dell’”Italia del No” (quella che aborre qualsiasi tipo di opera pubblica in nome dell’inesistente civiltà dei “Mulini bianchi”) e, dall’altro, l’improvvisazione di un governo che campa alla giornata e che non sa dove sta di casa una politica energetica degna di tale nome. Si tratta di patologie tipiche di un Paese privo, ormai, di una vera classe dirigente politica.

Tratto da: http://www.liberadestra.com/no-tap-no-energia/

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