di Antonio Pannullo

Non è riuscito il golpe jihadista orchestrato da alcuni Paesi dell’Occidente contro il legittimo governo siriano di Bashar al Assad, e allora ci riprova. Il golpe è apparso chiaro dal silenzio di Onu, Nato e Ue nei confronti dell’invasione armata della Turchia in un Paese sovrano, la Siria, qualche mese fa.

Fosse accaduto a parti invertite, Damasco sarebbe già stata bombardata dall’Alleanza atlantica. Ma c’è qualcuno che non ci sta.

Un’aggressione dell’Occidente contro la Siria avrebbe conseguenze “imprevedibili” e rappresenterebbe un duro colpo alla stabilità globale. Il nuovo avvertimento contro possibili raid americani è arrivato dalla portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, denunciando ancora una volta la prospettiva di una “provocazione” in Siria, dove i terroristi islamici starebbero preparando un attacco chimico per scatenare la reazione di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, come sarebbe avvenuto nell’aprile scorso. “Questo sarebbe il colpo più pesante a una soluzione della crisi siriana ed alla sicurezza globale – ha ammonito Zakharova – Le conseguenze di giocare con il fuoco sono imprevedibili”. Secondo la portavoce, “l’uso di sostanze tossiche e attacchi chimici con l’obiettivo di muovere false accuse al governo siriano ed ai militari” sono assolutamente inaccettabili per la Russia. Senza contare, ha sottolineato, che “Damasco non ha affatto la possibilità di fare qualcosa del genere: gli arsenali chimici sono stati tutti eliminati sotto la supervisione internazionale nel 2014-15 durante un’operazione unica, che ha coinvolto gli Stati Uniti”. Dunque, secondo Zakharova, “c’è un’unica conclusione per la situazione attuale (la provocazione con le armi chimiche e la risposta occidentale, ndr): l’Occidente non è soddisfatto del percorso per una soluzione della crisi siriana come indicato nella risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza”.

Per cui, ha concluso, “cerca di cambiare la direzione degli sviluppi, nel senso dei piani di Washington e dei suoi alleati”.

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La Siria è ancora occupata dalla Turchia

Ma la Siria continua a essere la scacchiera dove si affrontano diversi interessi geopolitici. La Turchia infatti starebbe rafforzando ulteriormente la presenza militare nel nordovest della Siria. Gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, riporta l’agenzia di stampa Dpa, riferiscono dell’invio di truppe e mezzi blindati turchi per rafforzare le postazioni nel nordovest del Paese arabo. Stando all’Osservatorio, camion carichi di materiali edili e barriere di cemento sarebbero arrivati nelle province di Idlib e Hama. La Turchia ha ufficialmente confermato la presenza di 12 “punti di osservazione” nella regione di Idlib nel quadro di un accordo con Iran e Russia. Ankara teme che un’offensiva delle forze di Damasco per la riconquista della regione di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli in Siria, possa spingere verso la Turchia una nuova ondata di sfollati siriani. Ma anche Teheran non si arrende.  I “consiglieri militari iraniani” dispiegati in Siria resteranno nel Paese arabo sulla base dell’accordo di cooperazione militare e tecnica firmato da Teheran e Damasco in occasione della recente visita nella capitale siriana del ministro iraniano della Difesa.

Lo ha confermato l’addetto militare iraniano a Damasco, Abolqassem Alinejad, in dichiarazioni rilanciate dall’agenzia di stampa iraniana Fars. “Uno degli articoli dell’accordo firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi riguarda la presenza continua di consiglieri iraniani in Siria – scrive la Fars, citando Alinejad – Lo sviluppo e il consolidamento dei rapporti nel settore della difesa tra Teheran e Damasco contribuirà alla pace e alla stabilità nella regione”. “Nell’intesa – ha aggiunto – si evidenziano il sostegno all’integrità territoriale, all’indipendenza e alla sovranità della Siria”.

Tratto da: http://www.secoloditalia.it/2018/08/loccidente-prepara-un-attacco-chimico-per-poi-invadere-la-siria/

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