Di Maio,  “io non posso tenere in piedi un ente inutile perché quello vuole fare il geologo e non ci serve“, ha anche detto, rispondendo a Floris che gli chiedeva “lei prende un geologo e lo trasforma in che cosa?”, che “sicuramente con una formazione adatta potrebbe continuare a coltivare la sua passione all’interno di altri contesti”.

Luigi Di Maio (M5S) a Di martedì: “il geologo è inutile”

Roma, 15 ott 2015 – Martedì scorso è andata in onda su La7 la sesta puntata del talk show “Di martedì” condotto da Giovanni Floris.
Tra gli ospiti della serata ampio spazio è stato dato a Luigi Di Maio, deputato del Movimento 5 Stelle, a cui è stata fatta una lunga intervista nel corso della serata.

Durante la chiacchierata con Floris, l’onorevole Di Maio ha sostenuto che per convertire la nostra situazione lavorativa in Italia, cioè per passare dal lavoro presso un ente inutile a qualcosa di più produttivo, occorre che sia introdotto il reddito di cittadinanza che permetterebbe di “formare” nuove categorie professionali tramite 8 ore di lavori pubblici settimanali remunerate.
Dopo aver fatto alcuni esempi sui lavori più “necessari” come infermieri e meccanici, l’onorevole pentastellato, rispondendo a Floris che sollevava delle perplessità in merito, afferma che “io non posso tenere in piedi un ente inutile perché quello vuole fare il geologo e non ci serve“. Che è come dire che il tale ente è stato creato apposta per far lavorare il geologo che altrimenti non lavorerebbe, trattandosi di un lavoro inutile, che non serve.

Sì, sembra una barzelletta o una boutade polemica, ma è la realtà delle parole dell’onorevole grillino: il geologo è inutile.
Chiudiamo gli enti di ricerca dove lavorano i geologi, chiudiamo il Cnr, l’Ispra, l’Ingv, l’Arpa e, perché no, anche le università, come del resto qualcuno in questo governo voleva fare qualche mese fa. Perché mica possiamo tenere in piedi certe strutture pubbliche perché qualcuno ha una passione che non serve a nulla! Del resto a cosa serve la geologia? Sì d’accordo è una passione carina, raccogliere “sassi” e minerali… un po’ come quelli che la domenica vanno a cercare funghi o collezionano farfalle, no?

No.
No, caro onorevole Di Maio. La geologia è una scienza importante che ha moltissimi risvolti pratici, e, guardacaso, è fondamentale in un Paese come il nostro caratterizzato da alto rischio sismico, vulcanico e dall’avere la maggior parte del suo territorio a rischio idrogeologico; ma anche se non avesse risvolti pratici non per questo sarebbe meno importante ed utile di altre scienze o discipline: forse l’astronomia e la filosofia sono meno utili perché non “ci si sporca le mani” facendo lavori pubblici settimanali? No, affatto, anzi! Guai a quella Nazione che forma solo meccanici, infermieri e ingegneri ma si dimentica della scienza e della ricerca pura, oppure non si dedica a formare i giovani alle arti e al pensiero!

Ma torniamo al discorso principale: la geologia.
Forse non sa, onorevole, che senza i geologi lei non potrebbe andare in auto, e non mi riferisco solo al fatto che le mancherebbe la benzina, derivata del petrolio che viene scovato nel mondo dai geologi, ma anche al fatto che la plastica e i polimeri di cui è composta la sua autovettura, e moltissime altri oggetti di uso comune, dal suo tablet sino al suo spazzolino da denti, sono anch’essi derivati del petrolio. Già, e se non ci fossero i geologi gli ingegneri non saprebbero dove andarlo a cercare, perché solo grazie allo studio della Terra e delle sue dinamiche, disciplina che si chiama geologia, è possibile farlo. Senza considerare inoltre tutta la chimica farmaceutica che sfrutta i derivati del petrolio.

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Parlavamo di tablet. Lei magari non lo avrà, però sicuramente ha un telefono cellulare: ebbene il silicio ed altri preziosi metalli di cui sono composti i suoi circuiti, così come tutti gli altri circuiti che compongono gli oggetti elettronici di uso quotidiano (dalla lavatrice al GPS), sono stati cavati da una miniera. Non ci crederà ma anche in questo caso è sempre il geologo che ha detto all’ingegnere dove fare la miniera e che livelli seguire, perché non basta fare un buco per terra e mettersi a scavare: occorre sapere dove scavare, sino a che profondità e soprattutto sapere se la concentrazione del minerale utile sia vantaggiosa economicamente per poter iniziare lo sfruttamento minerario. Tralasciando il fatto che senza una prospezione geologica non si potrebbe fare nemmeno un ponte o costruire una banchina portuale.

Da ultimo è doveroso ritornare sul discorso di pericolosità “geologica”  del nostro Paese: l’82% dei comuni italiani è classificato a rischio idrogeologico (questa maledetta geologia che ritorna anche nelle parole!), la maggior parte del territorio è a rischio sismico, dal Friuli alla Sicilia passando per la catena appenninica e parte della Lombardia, esiste attività vulcanica diffusa ed annoveriamo il più alto vulcano d’Europa (L’Etna) ed uno dei più pericolosi vulcani del mondo (il Vesuvio).

Tutti questi rischi sono stati, e sono tutt’ora, ampiamente studiati dai geologi. E’ grazie ai geologi se abbiamo potuto fare una carta del rischio sismico dell’Italia e identificare le strutture sismogeniche. Sempre grazie ai geologi vengono prese le rare (ma la rarità non dipende dalla categoria ma dalla politica e dalle amministrazioni) misure cautelative in caso di smottamenti e alluvioni e, ahimé, gli interventi di ripristino a posteriori. Ancora i geologi, studiando attentamente i segnali dei vulcani, cercano di predire le eruzioni vulcaniche che possono essere anche catastrofiche come il Vesuvio ha dimostrato nella sua lunga storia.
Tutto questo, caro onorevole Di Maio, vuol dire anche salvare vite umane, quindi non si tratta solo di una “passione da coltivare nel tempo libero” come vorrebbe che fosse.

Semmai dovrebbe chiedersi perché una tale figura professionale faccia fatica a venire istituzionalmente riconosciuta e gratificata. Dovrebbe chiedersi perché un paese che ha bisogno di geologi ad ogni livello amministrativo, dal comune alla regione, non consideri minimamente la categoria che, anzi, viene vista come una sorta di “Cassandra” da interpellare solo in caso di disastro ambientale.
Per questo speriamo che la sua sia stata solo una infelice uscita dettata dall’ignoranza della materia, uscita che comunque poteva risparmiarsi essendo lei un Deputato che parlava in un talk show, e non il frutto di un “ragionamento” concreto… speriamo…

Paolo Mauri

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