È inutile che la tiriamo tanto per le lunghe, o che si giri intorno all’argomento: il braccio di ferro, Mattarella – Salvini/Di Maio, riguardo l’incarico da Ministro dell’Economia da affidare o meno, al Professor Paolo Savona, è la chiara dimostrazione plastica che questa Europa non è altro che una trappola architettata dalle cancellerie di Berlino e Parigi per tenere sottoscacco tutti gli altri Paesi, ivi compreso, ed in particolar modo, il nostro. Il Presidente della Repubblica avoca a se, giustamente, l’articolo 92 della Costituzione che testualmente afferma: << Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri>> Ora, però, è da notare che il termine “su proposta” indica che i nomi dei ministri li deve fare il Presidente del Consiglio incaricato e non Mattarella e questa è una consuetudine che è andata avanti dal 1948 fino a tutta la presidenza Leone quando, a quest’ultimo, succedette Pertini, il quale, con il Governo Spadolini, inaugurò la consuetudine del “concordare”. Ma detto questo, è del tutto evidente che, il Presidente della Repubblica si deve solo limitare a valutare l’opportunità di una simile nomina e questa valutazione non vuol dire di certo imporre, a meno che non vi siano dei gravi problemi del tipo che il Ministro in questione sia: un “mafioso”, o un pregiudicato, o una spia di qualche potenza straniera, o un golpista, ecc. ecc. Nel caso in specie, a nessun italiano, e penso anche a nessun essere umano abitante sul pianeta Terra, a tutt’oggi, risulta che il Professor Savona sia in qualche modo in “odore”, di uno o più, di questi terribili sospetti. Anzi, il nome di Paolo Savona è stato fatto da Matteo Salvini proprio per venire incontro a Mattarella e al cosiddetto establishment. Savona, infatti, ha lavorato in Banca d’Italia ed è stato anche, ricordiamolo:

  • collaboratore di Guido Carli;
  • allievo di Modigliani;
  • Amministratore Delegato della Banca Nazionale del Lavoro;
  • Vice Presidente di Capitalia;
  • Presidente:
    1. del Credito Industriale Sardo;
    2. della Banca di Roma;
    3. del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi di:
      1. Impregilo;
      2. Gemina;
      3. Aeroporti di Roma;
      4. Consorzio Venezia Nuova;
  • Segretario Generale per la Programmazione Economica al Ministero del Bilancio;
  • Ministro dell’Industria nel Governo Ciampi;
  • Capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie nel Governo Berlusconi III;
  • Consigliere di amministrazione di RCS e TIM Italia;
  • Membro del Comitato Ocse per la standardizzazione delle statistiche finanziarie.

Perciò, se Salvini volesse continuare il gioco del totoministri  e dopo il nominativo di Savona presentasse quello di Bagnai, cosa accadrebbe, visto che quest’ultimo, anche se professore universitario come il primo, non ha mai rivestito ruoli di così alto “lignaggio”? Molto probabilmente si avvererebbe la “profezia dei maya” ed il mondo finirebbe, o molto più semplicemente bisognerebbe necessariamente passare ad altro nome e magari pescare un Nino Galloni, il quale – già allontanato, sul finire degli anni 80, dal Governo Andreotti perché inviso all’allora Cancelliere Kohl in quanto reo di remare contro il piano franco/tedesco di deindustrializzare l’Italia – causerebbe certamente crisi urticanti ben peggiori dei nominativi pocanzi fatti.  Quindi la questione può essere riassunta in modo molto semplice con la seguente domanda: << Può un Governo sovranista, legittimamente eletto dal popolo italiano (ricordiamo infatti che l’alleanza giallo/verde dispone di una larghissima maggioranza parlamentare), operare, attraverso ministri di indubbia specchiabilità morale e civica, scelti chiaramente dallo stesso, secondo i propri indirizzi programmatici poiché, essi, sono confacenti al nostro sistema giuridico?>> Ebbene, se la risposta è si, vuol dire che in Italia, come da articolo 1 della Costituzione, il popolo è ancora Sovrano e vi è la democraziase invece, la risposta, fosse no, vorrebbe dire il contrario ed allora ci troveremmo, ahimè, nella situazione prevista dall’articolo 90 della nostra carta costituzionale che recita: << Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla CostituzioneIn tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri >>. Di conseguenza il dado è tratto e non possiamo più giocare, ma non per lo Spread che si alza – di quello francamente non mi preoccupo, perché atto speculativo voluto da taluni criminali internazionali – quanto per la democrazia, che è cosa seria. Salvini deve pertanto, insieme a Di Maio, trarre le dovute conclusioniSe loro credono realmente nella libertà d’azione di questo Governo ed il Colle invece continua a negare l’agibilità politica al Professor Savona riguardo al Ministero dell’Economia, i due gruppi parlamentari hanno tutti i numeri per promuovere lo Stato d’Accusa di Mattarella. Infatti, la quota minima, tra Camera e Senato è di 477 voti, l’esecutivo Giallo/Verde ne ha ben 513, se poi ad essi si potessero aggiungere anche i voti di Fratelli d’Italia, che proprio in queste ore, per bocca della Meloni, è stata molto critica verso il Presidente della Repubblica, i voti contro Mattarella salirebbero a 563. In tal modo, il Parlamento, si ritroverebbe a votare un nuovo Presidente della Repubblica e, per la prima volta nella storia del nostro Paese, potremmo avere un Presidente sovranista, molto più consono ed allineato al sentire della maggioranza degli elettori.

Vedi anche  #Alemanno: “Perché la legge sullo ius soli è sbagliata” #NOiussoli

Lorenzo Valloreja (Autore del libro: AL DI LA’DEL PREGIUDIZIO – saggio sul perché l’Italia per rinascere debba tassativamente: uscire dall’Unione Europea; uscire dalla Euro; uscire dalla nato; allearsi alla Russia di Putin)

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