Non ci risulta che ci siamo stati molti italiani negli anni 80, 90 e negli anni recenti, schierarsi contro lo smembramento dell’IRI e e le privatizzazioni selvagge.

Il Movimento Cinque Stelle si fermava solo all’acqua di Fico, qualcosa si ritrovava tra i duri e puri comunisti.

Nel Centrodestra pur aderendo a una visione liberale del mercato, con poco Stato all’interno del mercato, ha  sempre avuto un occhio “nazionalistico” sulle sorti delle aziende italiane privatizzate.

Tuttavia quando  1994 quando Silvio Berlusconi recluto l’MSI e la Lega Nord, il messaggio elettorale vincente era quello del “partito liberale di massa” e da quel momento nel centrodestra fu una gara a chi era più liberal scadendo spesso nel liberismo selvaggio.

E in fin dei conti la Lega odiava lo Stato-Nazione come prodotto centralistico di “Roma ladrona”, quindi ancora più centrifuga per lei il disfarsi tutto ciò che era di gestione romana, quindi statale.

Ricordiamo che l’ideologo della Lega, Gianfranco Miglio, contro “Roma ladrona”  inneggiava alle privatizzazioni.

Alleanza Nazionale pur tra le diverse componenti liberal resistette una “destra sociale”, anche se nel  incontro viterbese di San Martino al Cimino dell’estate 1996, appuntamento citato dallo stesso Fini tra i “momenti felici” dei primi anni del centrodestra – molti penderono dalle labbra di qualche esponente della cultura liberale (con un passato da marxista) che invitava i giovani di An ad “abbandonare gli schemi mentali antimoderni e organicisti”

Lo Stato si doveva “ritirare”, fare poche “cose essenziali” ed abbandonare tutte le leve dell’economia e perfino della società. Ogni cosa doveva essere privatizzata perché la Globalizzazione stava arrivando e l’Italia era troppo indietro nel seguire la lezione neo-liberista del reaganismo e del thatcherismo.

Tuttavia una buona fetta di AN, rifiutava i dogmi liberal-liberisti.

Ricordiamo  la “destra sociale” sorretta dall’insegnamento di Giano Accame, sempre sospettata di “rautianesimo” e di “nostalgie”, accusata di essere una “corrente che divideva il Partito” (cit). La corrente di Gianni Alemanno, in sintesi .

Tuttavia quando Alleanza Nazionale entrò nella sfera di governo, Gianfranco Fini affido a Gaetano Rasi, già presidente Istituto di Studi Corporativi,  fucina di pubblicazioni, analisi economiche, conferenze e corsi di formazione, importanti incarichi nel partito e nelle istituzioni.  

Grazie a Gaetano Rasi che si fortificò il concetto di  Golden Share un istituto giuridico, di origine britannica, in forza del quale uno Stato, per le imprese Italiane strategiche, durante e a seguito di un processo di privatizzazione (o vendita di parte del capitale) di un’impresa pubblica, si riserva poteri speciali che possono essere esercitati dal governo durante il processo medesimo.

L’attività di Rasi produsse sotto il governo Berlusconi, il Decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, articolo 2,  tuttora parzialmente in vigore, in materia di poteri speciali, e al D.P.C.M. 10 giugno 2004 con il quale sono stati definiti i criteri di esercizio dei poteri speciali di cui al citato articolo, ora modificato dall’art. 1 D.P.C.M. 20 maggio 2010.

Alleanza Nazionale in molte sue componenti provò a difendere,  fino al suo scioglimento “le prerogative dello Stato-nazione, a combattere le privatizzazioni selvagge, a salvaguardare i diritti dei lavoratori e i redditi delle famiglie, l’economia sociale, la cultura identitaria e comunitaria.

Purtroppo la parola d’ordine tra gli italiani era il libero mercato, e nel Centrodestra erano vive le forze del libero mercato di matrice turbocapitalista, soprattutto tra la Forza Italia e la Lega Nord.

Dal Ministero dell’Agricoltura di Alemanno, Alleanza Nazionale  riusci a fermare le multinazionali che volevano imporre gli OGM al Made in Italy agro-alimentare o in Campidoglio ad applicare il quoziente familiare alle tasse comunali.

Tuttavia  le liberalizzazioni selvagge come tutti i principali cedimenti all’ideologia neo-liberista, furono opera non del centrodestra, ma dei governi tecnici o di centrosinistra.

Silvio Berlusconi s’impose nel 2008 con il motto “Alitalia agli italiani”, il giorno dopo la tornata elettorale diventò addirittura “Io amo l’Italia e volo Alitalia”.

 “Risolveremo la questione senza svendere e senza nazionalizzare, facendo appello al contributo delle imprese italiane che hanno tutto da guadagnare”

In sintesi è nel DNA della Destra, che si ritrova la cultura di uno Stato capace di governare il mercato, mantenendo di quote di imprese, capaci di essere volano dell’economia nazionale, ridondando con la globalizzazione a suo favore.

Il 2 giugno 1992 e i mesi successivi solo il Movimento Sociale Italiano si scaglio contro la famosa riunione sulle privatizzazioni italiane a bordo del Panfilo “Britannia”.

Cosa si discusse su panfilo Britannia è secretato su molti passaggi, chi furono i partecipanti, alcuni non sono noti.

Una nota  di drammatica attualità fu il Governo D’Alema a privatizzate Autostrade nel 1999, come fu Prodi a guidare – come tecnico e come politico – la liquidazione dell’IRI e Bersani l’inventore delle “lenzuolate” sulle liberalizzazioni contro le categorie professionale del ceto medio.

 

Approfondimenti

Decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, articolo 2

Art. 2. Poteri speciali 1. Tra le societa’ controllate direttamente o indirettamente dallo Stato operanti nel settore della difesa, dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle fonti di energia, e degli altri pubblici servizi, sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’economia e finanze, di intesa con il Ministro delle attivita’ produttive, nonche’ con i Ministri competenti per settore, previa comunicazione alle competenti Commissioni parlamentari, quelle nei cui statuti, prima di ogni atto che determini la perdita del controllo, deve essere introdotta con deliberazione dell’assemblea straordinaria una clausola che attribuisca al Ministro dell’economia e delle finanze la titolarita’ di uno o piu’ dei seguenti poteri speciali da esercitare di intesa con il Ministro delle attivita’ produttive: a) opposizione all’assunzione, da parte dei soggetti nei confronti dei quali opera il limite al possesso azionario di cui all’articolo 3, di partecipazioni rilevanti, per tali intendendosi quelle che rappresentano almeno la ventesima parte del capitale sociale rappresentato da azioni con diritto di voto nelle assemblee ordinarie o la percentuale minore fissata dal Ministro dell’economia e delle finanze con proprio decreto. L’opposizione deve essere espressa entro dieci giorni dalla data della comunicazione che deve essere effettuata dagli amministratori al momento della richiesta di iscrizione nel libro soci, qualora il Ministro ritenga che l’operazione rechi pregiudizio agli interessi vitali dello Stato. Nelle more di decorrenza del termine per l’esercizio del potere di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante, sono sospesi. In caso di esercizio del potere di opposizione, attraverso provvedimento debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato dall’operazione agli interessi vitali dello Stato, il cessionario non puo’ esercitare i diritti di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale, connessi alle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante e dovra’ cedere le stesse azioni entro un anno. In caso di mancata ottemperanza il tribunale, su richiesta del Ministro dell’economia e delle finanze, ordina la vendita delle azioni che rappresentano la partecipazione rilevante secondo le procedure di cui all’articolo 2359-ter del codice civile. Il provvedimento di esercizio del potere di opposizione e’ impugnabile entro sessanta giorni dal cessionario innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio; b) opposizione alla conclusione di patti o accordi di cui all’articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nel caso in cui vi sia rappresentata almeno la ventesima parte del capitale sociale costituito da azioni con diritto di voto nell’assemblea ordinaria o la percentuale minore fissata dal Ministro dell’economia e delle finanze con proprio decreto. Ai fini dell’esercizio del potere di opposizione la CONSOB informa il Ministro dell’economia e delle finanze dei patti e degli accordi rilevanti ai sensi del presente articolo di cui abbia avuto comunicazione in base al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998. Il potere di opposizione deve essere esercitato entro dieci giorni dalla data della comunicazione effettuata dalla CONSOB. Nelle more di decorrenza del termine per l’esercizio del potere di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi contenuto diverso da quello patrimoniale dei soci aderenti al patto sono sospesi. In caso di emanazione del provvedimento di opposizione, debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato dai suddetti accordi o patti agli interessi vitali dello Stato, gli accordi sono inefficaci. Qualora dal comportamento in assemblea dei soci sindacali si desuma il mantenimento degli impegni assunti con l’adesione ai patti di cui al citato articolo 122 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, le delibere assunte con il voto determinante dei soci stessi sono impugnabili. Il provvedimento di esercizio del potere di opposizione e’ impugnabile entro sessanta giorni dai soci aderenti ai patti o agli accordi innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio; c) veto, debitamente motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato agli interessi vitali dello Stato, all’adozione delle delibere di scioglimento della societa’, di trasferimento dell’azienda, di fusione, di scissione, di trasferimento della sede sociale all’estero, di cambiamento dell’oggetto sociale, di modifica dello statuto che sopprimono o modificano i poteri di cui al presente articolo. Il provvedimento di esercizio del potere di veto e’ impugnabile entro sessanta giorni dai soci dissenzienti innanzi al tribunale amministrativo regionale del Lazio; d) nomina di un amministratore senza diritto di voto. 1-bis. Il contenuto della clausola che attribuisce i poteri speciali e’ individuato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri del bilancio e della programmazione economica, e dell’industria, del commercio e dell’artigianato. 2. Ai soci dissenzienti dalle deliberazioni che introducono i poteri speciali di cui al comma 1, lettera c), spetta il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2437 del codice civile. 3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle societa’ controllate, direttamente o indirettamente, da enti pubblici, anche territoriali ed economici, operanti nel settore dei trasporti e degli altri servizi pubblici e individuate con provvedimento dell’ente pubblico partecipante, al quale verranno riservati altresi’ i poteri previsti al comma 1.

Vedi anche  XII RAPPORTO SULL’ECONOMIA ITALIANA

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