Sarebbe cosa buona e giusta se entro sei mesi si tornasse nuovamente al voto. Lo dico come elettore, come “attivista politico” – nel senso più alto del termine, cioè come chi da sempre vive non di politica ma per la politica, in altri termini interessandosi costantemente del mondo che lo circonda – e lo dico in maniera ancora più chiara come analista politico, cioè come colui che analizza le cose per quelle che sono e non per quelle che vorremmo che fossero. Ed appunto, ragionando in questi termini, è evidente che il 4 marzo un unico responso è uscito chiaro e tondo dalle urne: più del 55% degli elettori hanno votato partiti o movimenti (Lega, Fratelli d’Italia, 5 Stelle, Potere al Popolo, Casapound, Il Popolo della Famiglia, Italia agli italiani, Partito Comunista, Partito Valore Umano, ecc.) che hanno espresso, nei loro programmi, forti critiche ai trattati europei arrivando addirittura, in alcuni casi, alla totale avversione dell’istituto stesso dell’UE.
In virtù di questo è incontrovertibile che il Popolo chieda al futuro Governo, qualunque esso sia, di fissare nella propria agenda politica, quale esigenza prioritaria, la revisione di tali trattati e l’abbandono immediato di tutte quelle politiche atte al proseguimento dell’austerity.  Ora però, è altresì evidente che, stando ai risultati conseguiti dai vari schieramenti politici, nessuna maggioranza rispettosa della volontà popolare sia oggi possibile. Infatti ne i 5Stelle, con il loro lusinghiero 32%, ne il Centro-Destra, con il suo 37%, sono riusciti a giungere alla mitica soglia del 40%, quota che avrebbe permesso al vincitore di usufruire di un premio di maggioranza che gli avrebbe garantito di governare in assoluta tranquillità.
Benché la Lega di Salvini ed i 5Stelle abbiano, diversi punti di contatto a livello programmatico ed i numeri per guidare insieme il Paese, ciò è del tutto impraticabile perché, è bene ricordarlo:

1.  la Lega amministra da anni, insieme a Forza Italia, innumerevoli città nonché regioni chiave per il consenso leghista quali ad esempio la Lombardia ed il Veneto ed il Carroccio non metterebbe mai a rischio queste entità amministrative;
2.  Salvini ha praticamente in mano, checché ne dica Berlusconi, la leadership del Centro-Destra, e, data l’età anagrafica del Cavaliere, è veramente solo una questione di tempo. Perciò sarebbe da sciocchi, da parte del Segretario della Lega, rinunciare ad una sicura successione alla guida del Centro-Destra;
3.  I 5Stelle hanno fatto da sempre della loro solitudine politica e della loro intransigenza programmatica un punto di forza. In virtù di questo l’accordarsi con la Lega potrebbe compromettere questa loro caratteristica che tanta fortuna e simpatia ha ingenerato nei loro confronti;
4.  Troppi screzi, troppe accuse, sono volati nell’arco della passata legislatura che un qualsiasi accordo sarebbe imbarazzante per entrambe le forze.
Dall’altra parte, invece, abbiamo un Partito Democratico che ha perso circa 8 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni parlamentari del 2013 ed ha un programma elettorale completamente diverso sia rispetto alla Lega che al Movimento 5Stelle ragion per cui un qualsiasi appoggio da parte del PD o di parte di esso, anche esterno, ad uno qualsiasi dei due principali attori sopracitati sarebbe del tutto inopportuno a livello politico/programmatico ed irritante per l’elettorato.
Infatti, ciò che meno vogliono gli italiani è senz’altro un Governo delle larghe intese. La “Seconda Repubblica” è ormai di fatto finita e la “Terza”, nata da questo terremoto politico, si baserà necessariamente su una maggiore chiarezza d’intenti dei vari schieramenti che, di conseguenza, non potranno mai più essere fotocopia gli uni degli altri, come invece abbiamo visto nel passato.
Pertanto se il Cavaliere, come ormai si vocifera, ha veramente un “Piano B” per insediare Antonio Tajani a Palazzo Chigi con un relativo esecutivo delle grandi intese – dopo un mandato esplorativo, in ordine, prima a Di Maio e poi a Salvini e che chiaramente porterebbe, in entrambi i casi, ad un nulla di fatto – non ha capito nulla.
La Lega infatti, che nel 2013 aveva ottenuto poco più del 4%, oggi è riuscita ad arrivare a più del 17% dei consensi in ambito nazionale ed ha addirittura raggiunto quasi il 30% delle preferenze in alcuni Paesi del mio Abruzzo. Forza Italia invece, con le sue idee europeiste e moderate, si è attestata al 14%, ergo, la gente vuole meno inciuci e maggiore Sovranità.
In definitiva queste elezioni hanno avuto lo scopo, non voluto, di fungere da grandi primarie: Se infatti si votasse nuovamente tra 6 mesi gli elettori si catalizzerebbero ancor di più verso o la coalizione di Centro-Destra (magari riveduta ed allargata ad altre componenti sovraniste) o verso il Movimento 5Stelle, lasciando ancor di più fuori dai giochi il PD già sonoramente punito durante questo “primo turno”.
In tal guisa l’elettore si troverebbe a decidere molto semplicemente tra due visioni politiche molto diverse tra di loro: da una parte il Monopartitismo Grillino, dall’altra la Coalizione di Centro-Destra; da una parte il Reddito di Cittadinanza, dall’altra parte la Flat Tax e così via.
Comunque sia, stando così le cose, l’unico punto in comune tra queste forze dovrebbe essere l’annullamento delle sanzioni alla Russia ed un nuovo e più vivo dialogo con Mosca. Staremo proprio a vedere, ma tale eventualità sarà, proporzionatamente e sicuramente legata, alla capacità del nuovo esecutivo nell’essere autonomo sia rispetto alle indicazioni di Bruxelles che agli indirizzi di Washington.

Vedi anche  Lettera aperta dei professionisti italiani: Caro Ministro delle Infrastrutture Danilo #Toninelli, siamo preoccupati. #GovernoLega5S

Lorenzo Valloreja  autore del libro: “AL DI LA’ DEL PREGIUDIZIO – saggio sul perché l’Italia per rinascere debba tassativamente: uscire dall’Unione Europea; uscire dall’Euro; uscire dalla Nato; allearsi alla Russia di Putin”

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