Saverio Muratori (Modena, 1910 – Roma, 1973) è stato un architetto e storico italiano, oltre che docente presso l’Università di Roma. Ha fondato una nuova metodologia per lo studio dell’urbanistica e dell’architettura. Le sue ricerche sono sempre state condotte in aperto contrasto con la cultura contemporanea, denunciandone gli errori nei vari settori, soprattutto all’interno dell’Università di Roma dove ha insegnato. Per risolvere la crisi della società Saverio Muratori proponeva l’utilizzo di un rigoroso metodo culturale che permetteva di comprendere la realtà e le sue leggi. La costruzione di questo suo metodo appare chiaramente in una sua lezione:

« Ho dovuto compiere notevolissima fatica per togliermi di dosso i luoghi comuni acquisiti come figlio del giovanile velleitarismo moderno; ho impiegato tutta l’esperienza dai venti ai quarant’anni per individuare i problemi non risolti della cultura attuale; dai quarant’anni in poi, con lo studio del tessuto urbano di Venezia e di Roma, sono giunto a comprendere le leggi della tipicità delle forme urbane e della ciclicità del mondo della città, come di quella dell’uomo, ho impiegato altri dieci anni di lavoro sul quesito del territorio, e infine ho affrontato il problema dell’autocoscienza, cioè dell’avventura della civiltà. »
(Saverio Muratori)

ANTOLOGIA

La crisi della civiltà

Le difficoltà dell’architettura sono ricollegate da Saverio Muratori a una crisi epocale, “di trapasso da una coscienza intuitiva ad una coscienza concettuale” e inscritte in una complessa costruzione storico-filosofica che risale fino ai primordi della civiltà. Alle perplessità sugli sviluppi dell’architettura moderna, Muratori risponde con l’intransigenza di una regola. La rottura con il passato, l’incomprensione dei fenomeni urbani e ambientali sono errori che egli imputa al Movimento Moderno. Nel corso degli anni cinquanta, le sue indagini sul tessuto urbano di Venezia e di Roma gli permettono di individuare una nozione di tipo edilizio connesso alla dimensione storica del divenire urbano. L’attività didattica di Muratori all’interno dell’università di Roma è fonte di profonde lacerazioni che acuiscono il suo distacco dalle tendenze prevalenti nell’architettura italiana, ma vale a creare una vera e propria scuola, fedele all’insegnamento del maestro, resa più compatta proprio dalla condizione di minoranza.

« L’architettura è la società che si autodetermina, cioè è la società vista dall’uomo, è la civiltà. Parlare di architettura è parlare della civiltà, parlare della crisi dell’architettura è parlare della crisi civile. (…) A saperla leggere, la storia recente dell’architettura si manifesta come lo specchio della più sostanziale realtà della presente crisi civile: ne è la più esplicita rappresentazione.Una rappresentazione di cui però gli autori stessi, nella massima parte, sono ben lontani dall’avere coscienza.(…) Vi è una rapida perdita di orientamento nella cultura via via che questa si allontana dal buon senso naturalistico.(…) La crisi presente coincide con l’avvento dell’esigenza critica stessa, insopprimibile una volta accesa, ma ancora senza soluzione nella sua immatura e frammentaria incapacità di una produzione coerente e positiva »
(Saverio Muratori)
La scuola 1953-1973

Saverio Muratori, formatosi come docente nella facoltà di architettura dell’Università di Roma, fu chiamato nei primi anni 50 a sostegno di una tradizione didattica già esistente. Pur rispettando l’impegno, intraprese un processo per superare la posizione individualistica e raggiungere un piano di coesistenza dei valori individuali dell’architetto con i termini reali del fare architettonico. Impone il tema unico e sintetico: la cappella in muratura a pianta centrale. I temi sono stati redatti nei corsi di Composizione Architettonica prima del 1962, anno che segna una svolta nella didattica di Muratori. Alcuni di questi sono: lo studio della tipologia edilizia, lo studio dell’edificio specialistico, lo studio dell’ambiente.

All’inizio dell’anno accademico 1963-64 la frattura tra l’insegnamento di Saverio Muratori e il resto della Facoltà di Architettura era ormai profonda. In un intervento pubblico sottolineò la preminenza dei valori spontanei naturali su quelli critici, la necessità dei principi metodici, il costante riferimento alle strutture edilizie, la sicurezza della validità del suo metodo e la fiducia nell’architettura.

« Sono venuto qui a dire che sono proprio in contrasto con tutta la situazione. Questo va subito detto con chiarezza, e vi dico perché: perché, molti di voi lo sanno, io faccio l’isolazionista, sto per conto mio. La realtà va detta con poche parole, perché non è questo il momento di fare lunghi discorsi.Non sono mai stato fautore degli sdoppiamenti dei corsi. Comunque avevo aderito a questo sistema. Questa politica degli sdoppiamenti è stata poi completamente sabotata. Sono sempre stato contrario a questi compromessi; quindi non posso far altro che dirvi che sono veramente contrario a questo sistema.(…) Io sono venuto qui per parlare a questi studenti; non con i professori, con i quali non ho niente in comune,ma proprio con ogni studente. E vi dirò che sono rimasto a scuola in questo isolamento proprio per quel colloquio che voi chiedete. E sono venuto qui a dirvi che il mio silenzio è un colloquio.(…) Il nostro corso funzionò come una scuola interna di architettura; se io dovessi svilupparlo verrebbe fuori una scuola di architettura.(…) Insomma, il nostro corso è un corso in cui facciamo il tema di Composizione; ma in questo tema di composizione c’è tutto, c’è l’urbanistica, c’è l’arredamento, c’è la scienza delle costruzioni, c’è la tecnologia, ci sono le materie giuridiche, c’è tutto quanto, si tratta poi di portarlo a sviluppo. C’è in nuce: questo è l’architettura, perché l’architettura è appunto sintesi di queste cose, è un germe dal quale poi vengono fuori tutte le altre. (…) Per arrivare ad un coordinamento ci vuole prima una grande convinzione della realtà. Quando questa grande convinzione comune è diventata costume,allora si può sperare di arrivare ad un regolamento concreto, cioè ad una legge »
(stralcio dell’intervento di Saverio Muratori al convegno organizzato dalla Facoltà di Architettura di Roma nel 1963)
Il territorio 1960-1973

Vedi anche  Fernando António Nogueira Pessoa

« Noi abbiamo la guida di un riferimento preciso: quello dei risultati del nostro operare,che nel loro integrarsi o elidersi finale indicano assai bene il senso e il limite intimo dell’uomo e del mondo; visti fuori di quel senso e di quel limite,gli atti del nostro operare restano un groviglio informe e contraddittorio, ma al suo interno diventano una storia organica, una struttura reale, consistente e permanente, esplicita, cioè verificabile anche estrinsecamente al modo delle scienze esatte, ma implicante un principio costitutivo coerente.Questa realtà è il territorio, il costrutto positivo e univoco della collaborazione di uomo e natura, nostra condizione di esistenza, ma anche nostro patrimonio insostituibile, e però anche perdibile, almeno nel senso di patrimonio civile, concresciuto con la civiltà in una disciplina insieme naturale e umana, idoneo a ospitare e sostenere la civiltà fintanto che quella continuità di disciplina duri. Entro il limite di quella realtà e di quella disciplina c’è la possibilità, il futuro possibile, la verità morale e la libertà stessa dell’uomo; fuori c’è solo l’errore e lo scacco, l’illusione, l’alienazione e il non senso. Nel territorio il senso interno dell’uomo, della civiltà, del suo rapporto con il mondo naturale si esplica in una direzionalità e in una struttura di coerenza inequivoca e concorde: il mondo del senso comune, naturale, ma anche base di ogni edificio positivo umano e civile. Operare con intenti positivi implica la sua lettura e la sua accettazione sostanziale. Rifiutare questa lettura implica ovviamente il contrario »
(Saverio Muratori)
Il processo dell’autocoscienza 1972-73

L’intero ciclo della vita di Saverio Muratori procede da un’azione particolare inserita nel concreto ad un pensiero generale versato nella totalità: infatti da una produzione professionale inizialmente conformata ad una critica acquisita, passa ad una coscienza autonoma, ancora sempre inserita nel concreto e quindi giunge alla lettura dell’uomo come processo coscienza-autocoscienza.

Perciò l’attitudine alla mediazione assume per Saverio Muratori un aspetto singolare e significativo nella continua formulazione di numerosi ideogrammi sintetici dovuti anche alla sua visione architettonica della realtà.
Il suo più consueto modello tabellare è sempre costruito sulla duplicità dei termini dell’uomo e dell’ambiente, cioè del soggetto individuale e dell’oggetto naturale; una duplicità che raddoppiata si raffigura nella griglia a quattro quadranti costruiti su assi ortogonali e sulle relative diagonali, che sottolineano i diversi gradi di organicità del processo di acquisizione del reale da parte della coscienza.

 

 
Bibliografia
Scritti di Saverio Muratori

Muratori S., Metodologia del sistema realtà autocoscienza, lezioni dell’anno accademico 1972-73, a cura di G. Marinucci, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1978
Muratori S., Autocoscienza e realtà nella storia delle ecumeni civili, lezioni dell’anno accademico 1971-72, a cura di G. Marinucci, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1976
Muratori S., Civiltà e territorio, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1967
Muratori S., Architettura e civiltà in crisi, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1963
Muratori S., Bollati R., Bollati S., Marinucci G., Studi per una operante storia urbana di Roma, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1963
Muratori S., Da Schinkel ad Asplund. Lezioni di architettura moderna 1959-1960, a cura di G. Cataldi e G. Marinucci, Firenze, Alinea editrice, 1990
Muratori S., Studi per una operante storia urbana di Venezia. I: Quadro generale dalle origini agli sviluppi attuali, in ‘Palladio’, n. 3-4, 1959, poi in vol., Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1960
Muratori S., Vita e storia delle città, in ‘Rassegna critica di architettura’, n. 11-12, 1950, pp. 3–52
Muratori S., Saggi di critica e di metodo nello studio dell’architettura (1946), a cura di G. Marinucci, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1980
Muratori S., Storia e critica dell’architettura contemporanea. Disegno storico degli sviluppi architettonici attuali (1944), a cura di G. Marinucci, Roma, Centro Studi di Storia Urbanistica, 1980
Muratori S., Il movimento architettonico moderno in Svezia, in ‘Architettura’, II, 1938, pp. 95–122

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