mishim12Yukio Mishima afferma: “Se valutiamo così altamente la dignità della vita, come possiamo non valutare anche la dignità della morte? Nessuna morte può essere definita futile“. Questo osservazione è scioccante per molte persone che non hanno mai letto Mishima, o letto profondamente il suo lavoro. Poi la sua morte incombe sulla realtà o irrealtà, poiché in ultima analisi si liberò o si dedicò a una mera illusione?
In realtà, da dove iniziare quando si scrive su Mishima? Inoltre, un critico deve affermare che conosce l’argomento dal lavoro interiore dell’individuo di cui scrive? Oppure immagini e riflessioni avrebbero maggiore profondità, grazie alle immagini degli ultimi momenti di Mishima? Dopo tutto, milioni di buddisti e cristiani hanno letto i libri sacri, ma la storia ci dice che il Buddismo Zen ha sostenuto il nazionalismo fino in fondo in Giappone, negli anni 30 e 40. Pertanto, i templi buddisti di Kyoto nel secolo scorso salutarono il massacro di cinesi inermi. Allo stesso modo, gli aborigeni in Australia si chiedono dove siano l’amore e la pace cristiani? Adolf Hitler rispettava l’Islam in quanto Muhammad avviò la schiavizzazione dei non-musulmani nella jihad, imponendo il potere dalla legge islamica Sharia e della dhimmitudine. Secondo Hitler, il cristianesimo era debole, mentre l’Islam era forte perché questa fede giustificava le guerre sante con il Corano e gli Hadith, radicati nella realtà della guerra e della concentrazione del potere. Quindi, forse è meglio guardare le istantanee e poi formulare le idee; perché Mishima certamente fece così. Dopo tutto, il nazionalismo come tutte le ideologie e o modelli di pensiero si basa su miti, ma con elementi di verità. Se la verità esiste veramente. Detto ciò, la mia istantanea di Mishima è la sua morte, perché le istantanee della storia fluivano nel suo sangue, ma finendo con l’arrampicarsi sugli specchi. Dopo tutto, la morte di Mishima non ha mutato il Giappone o riportato il Paese all’età di Edo, quando il senso di un Giappone isolato non esisteva pienamente per via del complesso sistema daimyo. Sì, un Giappone isolato esisteva, in certa misura, ma era un mito perché il daimyo Shimazu commerciò ed invase Ryukyu (Okinawa). Allo stesso tempo, la completa nipponizzazione del nord era in corso e presto gli Ainu si dissolsero nella schiatta e nella realtà coloniale linguistica giapponese. Pertanto, i momenti finali di Mishima furono un dramma totale, perché le sue azioni furono inutili. Tuttavia, dicendo ciò, Mishima morì di morte desiderata, nonostante i momenti finali siano una realtà che non si può pienamente percepire. Presumo che per quei fugaci minuti e secondi prima del decesso autoindotto, mente e spirito di Mishima fossero in estasi perché parte della sua fantasia divenne la realtà desiderata. Ma ben presto un articolato nazionalista non sarebbe stato, al dunque, per nulla impressionato da Mishima. perché l’occidentalizzazione continua a venare la psiche giapponese.
img_1 Nella breve memoria di Mishima, “Sole e Acciaio”, è chiara la sua ossessione degli ultimi dieci anni per la scrittura e un culturismo estremo. Questo libro fu pubblicato nel 1968 e riflette la psiche di Mishima che fuse la penna con l’allenamento fisico e i concetti sul “nuovo Giappone” che tradiva il “vecchio e glorificato Giappone”. Sole e Acciaio parla di come Mishima si sbarazza del suo precedente romanzo “Confessioni di una maschera”, perché ora Mishima costruiva l’uomo forte. In altre parole, l’”Ubermensch” di Nietzsche nasceva nell’io e nello spirito di Mishima. Mishima ora puntava ad allontanarsi dal suo genio letterario e a sprofondare nel mondo del “corpo e dell’azione”. Tuttavia se, come sostenuto, desiderava liberarsi e abbandonare il “potere della parola”, formandosi da “guerriero” nella sua visione del mondo, allora non ci riuscì. Gli ultimi giorni struggenti della sua vita si basarono sul “potere delle parole” e delle “idee”, derivanti dalla passione interiore in cui confusione, nazionalismo, ricerca dell’attenzione e uomo d’acciaio si fusero nella morte che l’ha glorificato. Mishima evidenziò anche la dualità con cui costantemente lottò, quando afferma: “Molte persone esprimono incredulità che un simile processo possa già essere al lavoro fin dai primi anni di una persona. Ma, senza ombra di dubbio, è ciò che mi è successo, gettando così le basi di tendenze contraddittorie in me, nella determinazione ad andare avanti lealmente, nella funzione corrosiva delle parole, svolgendo il lavoro della mia vita. E il desiderio d’incontrare la realtà in qualche campo in cui le parole non giochino alcun ruolo”. E’ chiaro che la dualità di Mishima deve avergli causato enorme ansia, insieme allo sviluppo di un forte ego basato su potere e forza. Dopo tutto, se si guarda il filmato della sua “rivolta illusoria”, allora si può vedere una passione e uno spirito difficile da trovare nell’ego altrui. Forse Mishima semplicemente combatteva contro se stesso? O forse l’ego ha superato la realtà o forse “la droga della vita” si fuse nella “droga di una morte glorificata?” Qualunque cosa stesse realmente accadendo nella sua mente, certamente credeva in se stesso, perché la trama nazionalista desiderata veniva ignorata dalle masse. Mishima aveva una natura complessa, perché aveva poco tempo per i cosiddetti intellettuali, venerando gli uomini d’azione. Nella sua mente s’identificava con samurai famosi, forti capi militari e persone che si sacrificarono. Ciò trascinò la sua anima, perché vedeva l’abilità letteraria come debolezza, ma come poteva Mishima esprimersi ed ispirare gli altri senza le “parole della passione?” L’allenamento fisico ossessivo di Mishima indicava la creazione del sé guerriero, ma i guerrieri che si sacrificarono avevano qualcosa da sacrificare. Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché le sue azioni non furono solo inutili, ma dovute al mondo illusorio che si era creato. La maggior parte delle cricca letteraria del Giappone, negli anni ’60, era di sinistra, e i suoi libri erano incentrati su modelli di pensiero militaristi e nazionalisti. Mishima quindi si fissò sul Bunburyodo e una morte che facesse appello al suo ego. “Il mare della fertilità”, scritto da Mishima in quel periodo era una raccolta di quattro libri molto intriganti. L’anno successivo iniziò l’addestramento in una base militare e formò il suo esercito privato. Mishima era ormai negli ultimi anni di vita ed era intento alla fine nobile desiderata. Mishima nel 1969 su Runaway Horses affermava: “In che situazione strana tende a ritrovarsi un uomo all’età di trentotto anni! La sua giovinezza appartiene al lontano passato. Tuttavia, il periodo della memoria inizia con la fine della giovinezza e ad oggi non ha una singola vivida impressione. Quindi persiste nel sentire che nulla più che una barriera fragile lo separa dalla giovinezza. Ascoltando sempre con la massima chiarezza i suoni di questo dominio vicino, ma senza poterne penetrare la barriera“.
Mishima, nato nel 1925, era molto giovane durante la Seconda Guerra Mondiale ma poté partecipare all’ultimo anno di guerra; era scusato. All’epoca deve esser stato ossessionato dall’”uomo d’acciaio”, perché il suo amico Hasuda, collega scrittore, afferma: “Credo che si debba morire giovani, alla sua età”. Hasuda fu fedele alla parola, perché si suicidò. Sembra che l’omosessualità possa anche aver tormentato Mishima, poiché in Confessioni di una maschera (1949) si occupa di emozioni interiori e passioni. Tuttavia, se Mishima conosceva bene la storia di molti samurai, allora avrebbe creduto che l’omosessualità fosse la forma più pura di sesso. Inoltre, molti leader del Giappone nel periodo pre-Edo ed Edo ebbero concubini maschi. Pertanto, Mishima si vergognò dell’etica cristiana arrivata in Giappone con la Restaurazione Meiji (1868)? Se no, allora molti “uomini d’acciaio” del vecchio Giappone ebbero relazioni omosessuali e questo andava inteso alla luce della realtà. Dopo tutto, la lealtà nel vecchio Giappone era per il sovrano daimyo e i compagni samurai. Pertanto, la compassione era ritenuta cosa per deboli, a causa della natura della vita. Non sorprende che forti legami maschili prendessero piede nella psiche dei samurai e tale realtà culturale sia all’opposto dell’immagine dell’omosessualità nel Giappone moderno, percepita per deboli. Il Wakashudo aveva diversi modi di avviare i ragazzi nel “vecchio Giappone” e nella mentalità dei samurai, le donne venivano viste femminilizzare gli uomini indebolendone lo spirito. Il sistema Wakashudo fu spesso abusato dal clero buddista per proprie gratificazioni sessuali, in passato. Tuttavia, il sistema dei samurai si basava sulla creazione di “un processo di apprendimento secondo un codice etico” impiantando lealtà e forti legami per cui, in tempi di difficoltà, i samurai rimasero attaccati all’istruzione ricevuta. Mishima, gonfiando i muscoli e dalle competenze marziali ben levigate, divenne l’”uomo d’acciaio”. Tuttavia, fu contaminato dalle pose femminili fusesi nel suo martirio. Posò volentieri di fronte alle telecamere e le immagini di San Sebastiano ucciso da molte frecce o del samurai che invoca il suicidio rituale, giocarono la sua psiche e il suo essere. Il mondo di Mishima era reale e surreale, perché potere e forza si fusero, ma avendo una natura femminile seppellita nell’anima. Mishima dichiarò: “Il tipo più appropriato di vita quotidiana, per me, fu la quotidiana distruzione mondiale; la pace è il più duro e anormale modo di vivere”. Pertanto, il 25 novembre 1970, si avverò ciò che Mishima era divenuto. Tale realtà si basava su visioni suicide, quindi il suo mondo illusorio sfociò in un fine violenta. Tuttavia, la verità di Mishima fu la fine violenta e caotica entro una realtà struttura. Dopo tutto, Mishima stilò dei piani successivi alla morte. Inoltre, Mishima si dedicò per tale giorno da anni, ma ora il tempo della recitazione era finito, in parte, perché ancora si agitava nel mondo dell’”ego”. Nel suo mondo illusorio il “sé” avrebbe agito collettivamente con forza, a sua volta generando “uno spirito” tratto dal sogno di Mishima di morte glorificata. Eppure, non era un soldato, dopo tutto aveva mentito, non avendo combattuto per il Giappone; quindi, la retorica nazionalista fu proprio tale e il 25 novembre fu più una”redenzione personale” che pose fine alla “dualità della sua anima”. L’uomo delle parole sarebbe morto nel “paradiso dell’estremo dolore”, perché l’ultima sciabolata che lo decapitò non fu netta, furono necessari diversi tentativi. Dopo tutto, non era un soldato, non era un samurai e lo non erano neanche i suoi fedeli seguaci. L’atto finale è la prova che i “sognatori” sono proprio ciò; quindi, il finale non fu una bella immagine di serenità, ma una scena “infernale stupida e di follia autoindotta”. Il mondo illusorio di Mishima non poteva cambiare nulla, perché non riusciva a riscrivere la storia. Sì, dopo di lui si poté riscrivere la storia e forse questa era cui Mishima anelava?
Nonostante ciò, Mishima è un genio letterario e aveva più spirito ed ego della maggior parte delle persone. Il suo potere poggiava sui “demoni interni con cui lottava” e su una cultura che glorificava il sacrificio di sé. Tuttavia, Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché l’ultimo evento della sua vita non scosse il Giappone, essendo più che altro “egoismo” nato dall’”irrealtà”. Eppure, l’opera di Mishima è molto particolare e nel XX secolo affianca i più grandi scrittori internazionali. Pertanto, il ragazzo di Tokyo fu enigmatico e dalla cruda passione. Purtroppo la passione di Mishima manca oggi e forse è qui che il suo “genio risiede”. In Mishima si può immaginare l’energia del passato e il visionario. Pertanto, le mancanze nella sua vita furono le mancanze di tutti; ma ciò va trascurato, perché ignorare gli scritti di Mishima significa ignorare una forza potente nell’energia letteraria del Giappone. Mishima, a differenza della maggior parte degli scrittori, trascese la nazione a cui apparteneva, perché la sua scrittura colpisce un nervo scoperto nell’”animo interiore”.

Vedi anche  Giorgio Pisanò

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Nell'anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei 'soldati' di Mishima.

Nell’anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei ‘soldati’ di Mishima.

Yukio Mishima Cyber Museum
Omaggio a Yukio Mishima
Yukio Mishima

 

tratto da : Lee Jay Walker Modern Tokyo Times

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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